Bruxelles, 28.11.2005
COM(2005) 605 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
sul potenziamento del coordinamento relativo alla pianificazione generale della capacità di intervento a livello europeo in materia di emergenze sanitarie
INDICE
1...........Introduzione...................................................................................................................3
2...........Finalità e campo di applicazione......................................................................................4
3...........Componenti essenziali della pianificazione generale della capacità
d’intervento..................5
3.1........Gestione dell’informazione..............................................................................................6
3.2........Comunicazioni................................................................................................................7
3.3........Pareri scientifici...............................................................................................................8
3.4........Strutture di collegamento, comando e controllo................................................................9
3.5........Capacità di intervento del settore sanitario.....................................................................10
3.6........Capacità d’intervento in tutti gli altri settori e capacità d’intervento
intersettoriale............12
4...........Conclusioni...................................................................................................................14
Gli attacchi terroristici
perpetrati negli Stati Uniti nel settembre 2001 hanno spinto i governi e gli
organi internazionali responsabili della protezione sanitaria a rivedere e
rafforzare le strategie, i piani d’emergenza e le risorse destinate a prevenire
e a ridurre le conseguenze di attacchi di questa natura. L’esigenza di
un’azione concertata a livello europeo per completare le misure nazionali ha
determinato l’istituzione, nell’ottobre 2001, del Comitato per la sicurezza
sanitaria, composto da rappresentanti ad alto livello dei ministeri della sanità,
per svolgere un ruolo di piattaforma di coordinamento in materia di capacità di
intervento e risposta all'emissione deliberata di agenti biologici, chimici e
radionucleari. Il 2 giugno 2003 è stata pubblicata una comunicazione[1] contenente
la relazione d’avanzamento sull’attuazione del programma per la sicurezza
sanitaria.
Con l’epidemia di
SARS nel 2003 è emersa una nuova dimensione del settore della sanità pubblica: malattia
fino ad allora sconosciuta, con caratteristiche simili a quelle dell’influenza
e semplice raffreddore, si è diffusa rapidamente con un elevato tasso di
mortalità e morbilità dal momento che i mezzi di trasporto rapidi e gli scambi
commerciali a livello mondiale ne hanno favorito la diffusione, non essendo
disponibili vaccini e farmaci adeguati. A seguito dell’epidemia sono state
completamente riconsiderate le difese sanitarie contro le malattie
trasmissibili e l’avviamento di ricerche per mettere a punto contromisure
efficaci. E’ stata soprattutto sottolineata l’esigenza di una cooperazione a
livello mondiale per stroncare sul nascere questo tipo di malattie individuando
i focolai precocemente e intervenendo all’origine. Le azioni avviate dai paesi
interessati con il sostegno e l’orientamento dell’Organizzazione mondiale della
sanità hanno contribuito a prevenire un’evoluzione catastrofica della
situazione; grazie al coordinamento a livello di UE basato sul sistema di
allarme rapido e di reazione (ARR)[2] gli
Stati membri sono stati informati della situazione e sono stati in grado di
ostacolare un’eventuale diffusione della patologia.
Più recentemente è
stato necessario rivalutare il rischio di una pandemia mondiale di influenza con
conseguenze devastanti a seguito dell’insorgenza dell’influenza aviaria in Asia
e della sua diffusione nel mondo intero. In un documento di lavoro pubblicato
nel marzo 2004[3] è stata illustrata la
strategia della Commissione sulla predisposizione operativa e la pianificazione
della risposta comunitaria contro la pandemia influenzale. Nelle conclusioni,
adottate nel corso della riunione del giugno 2004[4], il
Consiglioha preso atto del piano e
ha identificato come prioritaria la definizione e l’interoperabilità di piani
nazionali. Attualmente la strategia sulla pandemia influenzale è stata riveduta
ed adattata ai nuovi sviluppi, in particolare alle nuove raccomandazioni
dell’Organizzazione mondiale della sanità[5] sulla
pandemia influenzale, alla creazione del Centro europeo per la prevenzione e il
controllo delle malattie (CEPCM)[6] ed
è oggetto di una comunicazione separata sulla pianificazione a livello
comunitario della capacità d’intervento e di risposta in caso di pandemia
influenzale[7].
Il moltiplicarsi di
piani specifici per determinate malattie ha indotto i ministri della sanità,
nel corso delle riunioni del Consiglio tenutesi il 6 maggio 2003 e il 2 giugno
2003, chiedere alla Commissione di mettere a punto una pianificazione di base
applicabile a tutti i tipi di emergenza sanitaria. Questi piani di base
comportano non solo contromisure di natura medica, quali diagnosi, isolazione e
cure, nonché somministrazione di vaccini e farmaci profilattici ai gruppi a
rischio e alla popolazione in senso lato, ma anche misure di ordine pubblico,
quali la limitazione degli spostamenti e i controlli alle frontiere, la
chiusura di locali e la limitazione dell’accesso a zone specifiche, misure di
protezione civile, quali operazioni di salvataggio, distribuzione di cibo,
acqua, ripari e altri generi di prima necessità, misure relative al mercato e
agli scambi concernenti alimenti, animali, piante e beni, nonché provvedimenti
di portata più ampia, relativa ai cittadini del paese che si trovano all’estero
e alla cooperazione internazionale per frenare la diffusione degli agenti
patogeni o delle malattie. Soprattutto è importante che le infrastrutture, le
attrezzature e i materiali siano disponibili e godano di una protezione
adeguata e che, al tempo stesso, i responsabili dell’attuazione dei piani siano
formati e protetti con mezzi personali e collettivi affinché possano svolgere i
loro compiti efficacemente. Tutte queste misure devono avere una valida base
scientifica e tecnica, fondarsi su considerazioni socioeconomiche e devono essere
comunicate e spiegate a tempo debito ai cittadini e ai terzi interessati,
affinché sia garantito il rispetto delle disposizioni a livello nazionale,
nonché la conformità e/o la coerenza a livello europeo ed internazionale.
La presente comunicazione
espone i principi alla base di questa pianificazione, mettendo in rilievo le
componenti essenziali che devono essere prese in considerazione nell’ambito del
processo di pianificazione grazie al quale gli Stati membri e la Comunità
possono mettere a punto e attuare piani relativi alle questioni generali di
sanità pubblica, nonché alle emergenze sanitarie specifiche. La messa a punto
di piani basati su questi principi favorisce il coordinamento e l'interoperabilità
incrementando l'efficacia a livello di attuazione.
2. Finalità e
campo di applicazione
Le emergenze in
materia sanitaria sono determinate anzitutto da eventi connessi alla
trasmissione di agenti patogeni da una persona all'altra, ovvero attraverso
alimenti o prodotti non sicuri, mediante animali e piante, ovvero nuocendo agli
individui attraverso la diffusione o l'azione di agenti chimici, fisici e
biologici nell'ambiente. Tutte queste emergenze hanno in comune i mezzi e le
risorse per affrontarle e i vari aspetti relativi alla gestione delle conseguenze
da prendere in considerazione al momento della definizione di piani d’emergenza
e d’intervento. La presente comunicazione identifica i principali elementi
costitutivi della pianificazione generale dell’intervento. Essa è basata
sull’esperienza acquisita attraverso lo scambio d’informazioni e la
condivisione fra Commissione e Stati membri dei piani relativi alle epidemie di
vaiolo e di influenza, nonché agli importanti lavori realizzati nella Comunità
europea dal Comitato per la sicurezza sanitaria e dalla rete comunitaria di
sorveglianza epidemiologica e di controllo delle malattie trasmissibili[8]. Tutto
questo ha determinato l’elaborazione di un documento tecnico di orientamento
dettagliato[9] contenente punti che
meritano particolare attenzione, obiettivi, elenchi di controllo e indicazioni
sulla suddivisione dei ruoli e delle funzioni in materia di sanità pubblica per
gli Stati membri, per le varie agenzie comunitarie[10] e
per i servizi della Commissione in relazione a ciascuna delle componenti chiave
del processo di pianificazione. Questo documento tecnico orientativo viene continuamente
aggiornato con il contributo degli Stati membri e dei servizi della Commissione
competenti per i vari settori dell’azione comunitaria. Nel documento sono
inoltre indicati i temi per i quali occorre adoperarsi ulteriormente sia a
livello di informazione che a livello di rafforzamento dei piani nazionali e coordinamento
nell’UE.
L’obiettivo generale
è quello di aiutare gli Stati membri a mettere a punto i rispettivi piani tenendo
presente la dimensione comunitaria, con il suo corpus normativo nei vari
settori interessati dai piani d’emergenza in materia sanitaria. La
comunicazione, assieme al documento tecnico orientativo, rappresenta la base
sulla quale costruire gli elementi centrali dei piani nazionali, per affrontare
diversi tipi di minacce sanitarie, sia previste (quale una pandemia
influenzale) che impreviste (ad es. l’epidemia di SARS), con l’obiettivo di
migliorare l’interoperabilità dei piani in questione.
Il contesto nel quale si inserisce la cooperazione in materia di
pianificazione generale della capacità d’intervento nell’UE riguarda tre
attività principali: in primo luogo la condivisione dei piani nazionali,
facendo raffronti, valutazioni, in particolare attraverso valutazioni congiunte
e orientamento sui confronti fra pari dei piani, nonché miglioramenti basati su
elenchi di controllo specifici, definiti nell'ambito dell'orientamento tecnico
sulla pianificazione generale della capacità d'intervento; in secondo luogo l’identificazione
del contributo e del ruolo della legislazione comunitaria esistente, assicurandosi
che i piani nazionali ne tengano conto, nonché esaminando l’esigenza di
ulteriori misure comunitarie; in terzo luogo l’esame e il perfezionamento dei
meccanismi di attuazione che potrebbero favorire il flusso tempestivo delle
informazioni e l’interoperabilità e la coerenza dei piani e delle risposte.
3. Componenti
essenziali della pianificazione generaledella capacità
d’intervento
Le componenti chiave
che devono essere prese in considerazione nell’elaborazione di piani d’emergenza
in materia di sanità pubblica sono le seguenti:
1. gestione dell’informazione,
2. comunicazioni,
3. pareri scientifici,
4. strutture di collegamento, gestione e controllo
5. capacità d'intervento del settore sanitario, nonché
6. capacità d'intervento di tutti gli altri settori e capacità d'intervento intersettoriale.
I principi e gli
aspetti intrinsechi di ciascuna componente vengono esaminati singolarmente nei
successivi capitoli. L’esperienza ricavata dalla cooperazione in materia di
pianificazione a livello di UE ha dimostrato che la capacità di rispondere a
un'emergenza sanitaria dipende fortemente dalla misura in cui questi elementi
sono stati presi in considerazione preventivamente e dalla messa a punto o meno
di piani che prendono in considerazione tutti gli elementi indicati.
Alcuni elementi particolari
di ciascuna componente richiederanno successivamente un’attenzione particolare,
ad esempio i livelli ai quali viene dato il via a contromisure specifiche,
l’indagine degli incidenti e il campionamento ambientale, l’uso di modelli decisionali,
le procedure di cernita e di quarantena, le emergenze ospedaliere e i piani di
ripresa, ecc. La Commissione continuerà a sviluppare questi temi al fine di
condividere le prassi migliori e aiutare gli Stati membri a conoscere meglio le
varie opzioni pratiche da integrare nei rispettivi piani.
3.1. Gestione dell’informazione
La gestione dell’informazione riguarda la
raccolta, l’elaborazione, l’uso e la diffusione delle informazioni relative ad
un’emergenza, al fine di individuare e di identificare i rischi e i pericoli, monitorare
la situazione e l’evoluzione dell’emergenza, identificare i mezzi e le risorse disponibili
e la relativa ripartizione e utilizzazione, nonché la situazione dei sistemi
che rispondono alle esigenze di informazione dei vari attori coinvolti.
Nell’informazione rientrano tutti i tipi di descrizione e rappresentazione
nonché la generazione di conoscenze e la comprensione delle conseguenze dei
dati concreti. Essa comprende la sorveglianza e le informazioni mediche, i dati
provenienti da monitoraggi, sensori e misurazioni di ogni genere, dati clinici
ed epidemiologici, dati e statistiche sanitarie, dati sui prodotti, i beni, le infrastrutture
e i servizi riferiti all’emergenza sanitaria.
L’organizzazione, da parte degli Stati membri,
di una sorveglianza sanitaria e/o medica adeguata prima di un evento, perfezionandola
subito dopo, è necessaria per identificare le potenziali minacce per la sanità
pubblica, valutandone l’entità e le dimensioni, nonché l’importanza
internazionale in una fase iniziale, seguendone quindi l’evoluzione e la
trasformazione. La sorveglianza e il monitoraggio preventivo riguardano le
minacce relative a malattie trasmissibili, agenti tossici, chimici,
radionucleari e fisici, imputabili o meno ad un’azione deliberata; sono
compresi inoltre i mutamenti ambientali che possono causare fenomeni naturali
con conseguenze per la sanità pubblica. Gli standard per la sorveglianza in
diversi settori (umano, veterinario, ambientale, ecc.), ivi compresa la
definizione di casi e i livelli di attivazione devono essere esaustivi e
applicati rigorosamente. Dal momento che le prime indicazioni di un evento in
procinto di accadere possono provenire da fonti esterne al settore sanitario,
quali i media, i veterinari, i servizi di sicurezza, quelli predisposti
all'applicazione delle leggi e altri servizi è opportuno che si instauri una
collaborazione tra tutte queste fonti di informazione.
La Comunità ha svolto un ruolo essenziale per
quanto riguarda la definizione di prescrizioni e l’organizzazione del coordinamento
della sorveglianza e del monitoraggio nel contesto di un’ampia gamma di
emergenze attraverso i sistemi di allarme rapido, le reti di sorveglianza
specializzata, i sistemi di monitoraggio della radioprotezione e i sistemi di
informazione per le sostanze chimiche.
L’informazione sanitaria e l’esame degli
articoli pubblicati sulla stampa forniscono informazioni per le analisi dei
rischi e permettono di individuare situazioni sospette o anomale e di reperire
gli eventi in una fase iniziale in modo da poter diramare avvertenze in
anticipo. Gli Stati membri e la Commissione hanno messo a punto strumenti molto
efficaci per svolgere questi compiti.
Le diagnosi cliniche e di laboratorio rientrano
nella gestione dell’informazione, sia per identificare gli agenti patogeni
sconosciuti, che per confermare la presenza di agenti noti. Gli Stati membri
sono responsabili delle diagnosi e la Comunità, attraverso i laboratori di
riferimento e assieme al CEPCM fornisce una piattaforma europea di cooperazione
per le procedure applicabili ai laboratori in materia di qualità, raccolta di
dati clinici e conferma secondaria, procedura che occorre tuttavia migliorare
ulteriormente. Gli Stati membri devono mettere a disposizione laboratori e, per
questioni che superano le capacità nazionali o nel caso in cui non siano
disponibili capacità a livello nazionale, occorre organizzare la cooperazione
tra laboratori a livello comunitario, in modo da garantire una copertura
globale nel territorio dell’UE.
La raccolta e l’invio ai laboratori di
campioni ambientali affinché vengano analizzati comportano l'applicazione di
misure di protezione. Il trasferimento internazionale di materiali in questo
contesto è soggetto a norme negoziate nell’ambito degli organi competenti delle
Nazioni Unite e occorre che gli Stati membri e la Commissione si adoperino
ulteriormente, in qualità di protagonisti principali, per garantire che i
trasferimenti effettuati per motivi di sanità pubblica non vengano ostacolati o
indebitamente ritardati.
Una volta prese le decisioni più opportune
per far fronte alla minaccia sanitaria, i sistemi destinati a monitorarne
l’impatto e le conseguenze devono diventare operativi nel caso in cui i normali
sistemi di controllo e sorveglianza non siano sufficienti, il che comporta la
messa punto di una base dati comune, punti di contatto e raccomandazioni
relativi all’eventuale trattamento.
La diffusione di informazioni precise e
tempestive a tutti i livelli è essenziale per minimizzare impreviste e
inopportune alterazioni sociali, conseguenze economiche e per trarre il massimo
profitto dall’efficacia della risposta. La gestione dell’informazione descritta
nel paragrafo precedente non puo’ essere realizzata senza una diffusione
precisa e tempestiva delle informazioni. Le comunicazioni possono presentarsi
sotto diverse forme quali testi, comunicazioni orali e trasmissioni video; per
motivi di gestione e controllo delle operazioni l’infrastruttura deve essere
disponibile ed essere di qualità eccellente, in modo da garantire la
disponibilità dei canali di comunicazione anche in caso di emergenza quando
alcune forme di comunicazione potrebbero essere inutilizzabili. E’ opportuno
disporre di una riserva sufficiente in modo da poter far fronte alla carenza di
particolari sistemi (ad es. la telefonia) o di locali, ovvero ad una situazione
di stallo causata dal sovraccarico (ad es. panne di sistemi informatici o di
internet). In caso di un’emergenza sanitaria importante, l’infrastruttura
esistente cablata puo’ essere danneggiata o distrutta, impedendo l’uso delle
reti di comunicazione via cavo. Occorre prevedere alternative, ivi compresa la trasmissione
senza fili.
Sono essenziali le procedure di comunicazione
a partire da e fra i responsabili della pianificazione, coloro che sono
responsabili dell’ultimo input in materia sanitaria per l’autorità che detiene
il potere decisionale e coloro che sono responsabili dell’ultimo input
intersettoriale alle citate autorità, se si desidera prendere le decisioni
giuste. Le autorità responsabili a livello nazionale e la Commissione
dispongono di sistemi di comunicazione delle procedure operative che consentono
loro di capire e approvare le implicazioni scientifiche, economiche, politiche
e sociali dei messaggi.
Le
autorità pubbliche dovrebbero rivolgersi in modo efficace al pubblico e ai
media prima degli eventi, anticipando cio’ che potrebbe rivelarsi un’emergenza
sanitaria, sin dalle prime fasi di una grave crisi, mettendosi in evidenza
quale principale, se non unica fonte di informazioni autorevoli e continue, nel
corso dello svolgimento degli eventi e delle relative conseguenze. Gli Stati
membri, la Commissione e le agenzie comunitarie competenti si adoperano per
coordinare i loro comunicati di crisi al fine di garantire l’emissione di
messaggi precisi ed esaurienti.
A livello di ciascuno Stato membro, nonché a
livello della Commissione, cio’ comporta l’esistenza di sistemi e procedure di
comunicazione tra autorità, professionisti e pubblico in termini chiari e non
ambigui. Il coordinamento è essenziale per la coerenza e la precisione dei
messaggi destinati al pubblico nell’UE e per tutelare la fiducia nella capacità
delle autorità di far fronte a un'emergenza ed evitare una crisi sanitaria.
Cio' comporta un flusso di dati e feedback, informazioni e trasferimento di
dati, nonché assunzione di responsabilità da parte di ciascun attore per quanto
riguarda la raccolta, l’analisi e la comunicazione alle opportune strutture dei
dati relativi alla sorveglianza e al monitoraggio, sin dalla prima notifica. Il
collegamento delle autorità competenti e dei responsabili decisionali richiede
punti di contatto operativi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, negli Stati membri e
nella Commissione; questi punti di contatto sono già stati istituiti per
diversi settori d’attività dell’UE.
L’elaborazione e la comunicazione di pareri scientifici
deve essere integrata nella gestione dell’emergenza, attraverso la messa a
punto, a tutti i livelli e in tutti i settori, di strutture quali i gruppi di
esperti o i comitati, nonché attraverso la consultazione rapida della base scientifica
e tecnica per la valutazione e l’esame dei rischi al fine di operare una scelta
per quanto riguarda la risposta. I pareri scientifici comprendono un sostegno
alle strutture di direzione, controllo e collegamento, in modo da realizzare le
conseguenti azioni di controllo e identificare le competenze scientifiche e
tecniche e le risorse necessarie per l’attuazione.
Per i vari settori relativi alle emergenze
sanitarie esistono meccanismi e strutture a livello comunitario per la
fornitura di pareri scientifici e per permettere l’integrazione delle
conoscenze scientifiche degli Stati membri e della Commissione, nonché per
prendere in considerazione gli aspetti sociali ed economici. Nel settore
sanitario, il Centro comune di ricerca e sei agenzie comunitarie costituiscono
gli elementi principali per l’emissione di pareri scientifici in relazione alle
emergenze sanitarie, vale a dire il CEPCM, l’Agenzia europea di valutazione dei
medicinali (EMEA), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), sanitarie,
vale a dire il CEPCM, l’Agenzia europea di valutazione dei medicinali (EMEA),
l’Autorità europea dell’ambiente (AEA), l’Osservatorio europeo delle droghe e
delle tossicodipendenze (OEDT) e l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute
sul lavoro (EU-OSHA).
Una volta riconosciuta l’emergenza sanitaria,
dovrebbe essere disponibile un orientamento scientifico, ivi comprese
previsioni basate su modelli scientifici, relativamente alle possibilità di
risposta e recupero, nonché alle capacità di resistenza di reti e sistemi
chiave quali l'approvvigionamento idrico e la depurazione delle acque, i
sistemi sanitari, le forniture mediche, ecc., le strutture di riparo e
salvataggio, il materiale di protezione, i porti e le reti di trasporto, i
depositi e i sistemi di comunicazione. Gli Stati membri e la Commissione
collaborano per migliorare la capacità previsionale dei modelli. Nel settore
delle malattie trasmissibili attualmente vengono messi a punto e finanziati
modelli previsionali coordinati in tempo reale a livello europeo[11] al
fine di identificare le azioni più adatte ad ostacolare la diffusione di
malattie e agenti patogeni e aiutare le autorità diffondendo informazioni sulle
strategie di sanità pubblica e sulla pianificazione preliminare.
La Commissione e le agenzie comunitarie
interessate hanno definito e continuano a mettere a punto meccanismi per
individuare rapidamente le competenze a livello di Stati membri e di UE e
metterle a disposizione degli Stati membri. Gli elenchi europei degli esperti permettono
agli Stati membri di richiedere servizi specifici in caso di necessità.
3.4. Strutture di collegamento, comando e controllo
In occasione di un’emergenza sanitaria, la
reazione si articola in tre fasi: individuazione-diagnosi, controllo e trattamento;
tuttavia è possibile che queste tre fasi siano presenti contemporaneamente nel
corso dell’emergenza. L’interazione tra le tre fasi comporta gravi problemi per
quanto riguarda il modo più opportuno di intervenire e di procedere nel corso
della risposta, in termini di attori e di risorse. Spetta alle strutture di
controllo e di gestione affrontare la soluzione di questi problemi e tenere
sotto controllo la diffusione della malattia o della contaminazione nella
popolazione e nell’ambiente; questo compito spetta soprattutto agli Stati membri.
Tra i requisiti per esercitare un controllo e
dirigere le operazioni si annoverano la consapevolezza della situazione per
quanto riguarda le vittime e la disponibilità di risorse, il coordinamento della
risposta e delle comunicazioni, l’analisi e la gestione delle informazioni e la
simulazione dell’analisi di un evento, nonché la formazione.
Le operazioni di direzione e di controllo comprendono
tutte le funzioni, nonchè le operazioni di pianificazione e di risposta,
integrandole in un insieme coerente. Attraverso questo sistema si organizza una
gerarchia decisionale tra i vari agenti, nel contesto di una risposta multisettoriale;
vengono designati i responsabili per tutte le situazioni prevedibili, in
particolare nel caso in cui intervengano servizi e autorità diverse e i
responsabili definiscano le misure da adottare e controllino che vengano
intraprese le opportune azioni. Il ruolo delle strutture di comando e di
controllo consiste nel sapere chi fa cosa, quando e come, con quali conseguenze
per le risorse e con quale impatto sulla risposta in generale.
Il fattore principale di cui devono tener
conto le strutture di comando e di controllo è il tempo e le prime sfide da
affrontare sono l’incertezza, la complessità e la variabilità. In taluni casi,
si dispone di informazioni scarse o inesistenti su una situazione particolare;
in altri casi, le informazioni disponibili possono essere fuorvianti, contrastanti
o incomplete. In quasi tutti i casi i responsabili e il personale devono
operare in tempi stretti, non disponendo del tempo necessario per prendere decisioni
importanti. I responsabili devono gestire il livello di incertezza e al tempo
stesso essere consapevoli del fatto che quest’elemento non puo’ essere mai
completamente eliminato. Le strutture di comando e controllo aiutano i
responsabili ad operare efficacemente malgrado la complessità della situazione;
la simulazione puo’ rappresentare uno strumento valido per districarsi in
presenza di situazioni complesse e anticipare risultati variabili. Si cerca di
raggiungere una situazione d’equilibrio per permettere ai responsabili a tutti
i livelli di concentrare le risorse su una missione, lasciando al tempo stesso
ampio spazio all’inventiva e all’iniziativa dei subordinati. Gli Stati membri
dispongono di un centro direzionale generale, nell’ambito dei rispettivi governi,
nonché di una rete di centri direzionali e di controllo, a livello regionale e
locale, che collega le autorità e i servizi integrati nel sistema di risposta
mediante catene gerarchiche di comando orizzontali e flusso delle informazioni,
ciascuna operante entro limiti ben definiti di autonomia e discrezione.
I centri di comando e di controllo negli
Stati membri devono disporre di buoni sistemi di collegamento con gli altri
Stati membri, la Commissione e le agenzie comunitarie, nonché con le
organizzazioni internazionali, in particolare l’OMS. La Comunità dispone di
diversi sistemi di collegamento, la maggior parte dei quali in risposta ad
esigenze in materia di allarmi preventivi e basati sugli strumenti giuridici
comunitari, in particolare nei settori della radioprotezione, della sicurezza
alimentare, della salute animale, della salute delle piante, della protezione
civile, delle relazioni esterne, delle dogane, ecc. Conformemente ai criteri
approvati, la notifica delle minacce sanitarie mediante gli ARR, vale a dire il
sistema di allarme rapido comunitario per minacce e attacchi biologici, chimici
e radionucleari[12], puo’
comportare il riconoscimento di un’emergenza di natura sanitaria e attivare le
strutture di collegamento e coordinamento adeguate a livello di UE, nonché
nell’ambito della Commissione.
La Commissione attualmente sta istituendo il
sistema ARGUS[13],[14] che
collega tutti i sistemi comunitari di allarme rapido e un centro di crisi con
le opportune strutture di coordinamento per garantire in caso di emergenza iniziative
tempestive e risposte mirate per tutti i settori strategici comunitari.
3.5. Capacità di intervento del settore sanitario
Le cure prestate alle persone colpite saranno
diverse fra uno Stato membro e l’altro, a seconda delle infrastrutture sanitarie
e delle organizzazioni presenti in ciascun paese. Vi saranno tuttavia elementi
comuni a livello di pianificazione e sarà importante poter scambiare informazioni
in questo settore. Inoltre, in caso di necessità di sostegno transfrontaliero,
sarà necessario capire le procedure applicate nello Stato membro destinatario.
A questo scopo è opportuno condividere le informazioni sulle attività e
l'assistenza prevista al momento della definizione e della revisione dei piani
nazionali. I piani nazionali devono comprendere le necessarie strutture di
sostegno destinate, in caso di crisi, alla popolazione interessata in generale
e al personale addetto alle cure, in particolare; l’esperienza relativa all’applicazione
pratica dei piani per fornire queste risorse deve essere condivisa tra Stati
membri.
Le risorse destinate alle ricerche
epidemiologiche e alle ricerche in laboratorio sono messe in comune e
largamente condivise a livello europeo attraverso reti, con l’aiuto della
Commissione; il CEPCM esercita una funzione di controllo e di potenziamento
delle risorse stesse.
Le procedure relative al trasferimento di
pazienti tra Stati membri devono essere migliorate. La collaborazione
transfrontaliera, associata strettamente ai servizi di ambulanze e ai servizi
ospedalieri, deve essere pianificata dagli Stati membri in tutte le regioni
comunitarie. La condivisione delle risorse per permettere un incremento del
personale e delle scorte di materiale è già prevista in alcuni casi ed è
oggetto di considerazione in altre regioni frontaliere. Le procedure per il
trasferimento di risorse quali ospedali mobili sono attualmente prese in
considerazione e sono state messe a punto in un contesto relativo alle forze
armate e alla protezione civile. In alcuni casi il ricorso a risorse mobili
puo’ essere preferibile e quindi occorre esaminare la possibilità di
condividerle a livello internazionale. La Commissione, nell’ambito del futuro
programma comunitario in materia di salute e di tutela dei consumatori 2007-2013[15], propone
il sostegno della realizzazione di progetti relativi alla creazione e al
mantenimento di un nucleo di esperti di sanità pubblica, disponibili in
permanenza e debitamente formati, per un intervento rapido a livello mondiale
nei luoghi in cui si verificano crisi sanitarie gravi, accompagnato da laboratori
mobili, attrezzature di protezione e di isolamento.
Le procedure di isolamento, ivi compresa la
definizione dei casi da isolare e la durata dell’isolamento, sono già
disponibili per alcune malattie e devono essere messe a punto per altre
patologie. Per quanto riguarda le nuove malattie, sarebbe opportuno stabilire
delle procedure destinate alla definizione rapida di orientamenti basati su un
consenso a livello di UE e sotto l’egida del CEPCM.
E’ previsto che la ricerca sulla gestione
delle minacce sanitarie permetta di migliorare l’identificazione delle stesse e
il trattamento delle vittime, limitando la diffusione della malattia ed
eradicando la minaccia.
Un settore particolare della ricerca è
rappresentato dalla messa a punto di nuovi farmaci e presidi medici. Per molte
minacce sanitarie non sono ancora disponibili farmaci adeguati e tuttavia la
loro messa a punto ha accusato ritardi a causa della mancanza di sbocchi
commerciali e la conseguente impossibilità di generare un interesse sufficiente
da parte dell'industria, delle imprese di biotecnologia e del mondo accademico
ad investire nello sviluppo di questi prodotti. Occorre pertanto: 1) compiere
uno sforzo a livello europeo per identificare e garantire un accesso equo e
costituire una riserva di farmaci essenziali contro le principali minacce
sanitarie; la Commissione sta prendendo in considerazione le misure da prendere
in questo campo; 2) una strategia comunitaria per la messa a punto e la
produzione di farmaci prioritari contro le principali minacce sanitarie, in
collaborazione con l’industria farmaceutica.
La Comunità possiede già un’ampia normativa
nel settore farmaceutico, che costituisce la base di condizioni favorevoli per
lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci, ivi comprese disposizioni e
accordi per accelerare la procedura consultiva e la deroga concessa dall’EMEA per
le spese relative a modelli di dossier per i vaccini. La Comunità sta inoltre indirizzando
i finanziamenti, nell’ambito del programma per la ricerca e lo sviluppo
tecnologico, verso i vaccini e la ricerca sui farmaci antivirali e intende
instaurare un nuovo meccanismo per il sostegno di ricerche impreviste
risultanti da emergenze connesse a malattie contagiose. Tramite il Meccanismo
comunitario di protezione civile[16][17][18][19] la Commissione mette a disposizione informazioni
sui farmaci e altri strumenti che alcuni Stati membri possono mettere a
disposizione di altri Stati membri che lo richiedano e di altri paesi che fanno
parte del meccanismo.
La Commissione ha inoltre già adottato una
serie di iniziative destinate a rendere disponibili farmaci antivirali e
vaccini in caso di pandemia influenzale[20]. Nella
proposta di regolamento che istituisce il Fondo di solidarietà dell’Unione
europea[21], la
Commissione suggerisce un rafforzamento e un ampliamento delle possibilità di
risposta estendendole anche alle emergenze in materia di sanità pubblica. Rientrano
in questi provvedimenti l’assistenza medica immediata e le misure di protezione
della popolazione dalle minacce sanitarie imminenti, ivi comprese le spese
relative ai vaccini, ai farmaci, ai prodotti medici, alle attrezzature e alle
infrastrutture utilizzate in caso di emergenza. Tuttavia l’utilizzazione di
questo fondo è vincolata ad esigenze specifiche e nella sua concezione di base
rappresenta un rimborso, vale a dire uno strumento di reazione, con procedure standard
che richiedono di solito un certo tempo. La Commissione ha suggerito pertanto la
messa a punto di un meccanismo di finanziamento preventivo per mettere a
disposizione risorse limitate entro breve termine.
La Commissione, con la Proposta relativa ad
orientamenti strategici comunitari per la politica di coesione al sostegno
della crescita e dell’occupazione (2007-2013)[22]
suggerisce di inserire la prevenzione dei rischi sanitari e la riduzione delle
lacune dell’infrastruttura sanitaria quali parametri strategici per una futura
politica di coesione. Agli Stati membri che intendono pianificare lo sviluppo
orizzontale dei programmi di politica di coesione in materia sanitaria e alle
regioni che intendono integrare la priorità sanitarie nei programmi operativi,
la Commissione raccomanda un adeguato collegamento fra i programmi e i piani
nazionali d’intervento. Particolare attenzione deve essere prestata anche alle
possibilità offerte dai nuovi strumenti di coesione in materia di cooperazione
territoriale, fra cui la cooperazione transfrontaliera.
3.6. Capacità d’intervento in tutti gli altri settori e capacità d’intervento intersettoriale
I meccanismi necessari per affrontare le
emergenze sanitarie al di fuori del settore sanitario funzionano in due modi: servono
a preparare altri settori a collaborare con le autorità sanitarie negli
interventi di natura medica, quali selezione, isolamento, quarantena, trattamento
e somministrazione di farmaci e vaccini, nonché ad applicare misure che
rientrano per lo più nelle competenze di altri settori, quali la logistica (ad es.
creazione di scorte, risorse e prescrizioni minime per le attrezzature di
protezione, apparecchi medici e altre contromisure), l’abbattimento, le questioni
connesse alla decontaminazione, le reti di distribuzione dell’acqua potabile e
dell’elettricità, i trasporti, in particolare nei punti di ingresso e di uscita
dal territorio degli Stati membri, le telecomunicazioni, le operazioni di difesa
e protezione civile quali ripari, operazioni di salvataggio, messa a
disposizione di viveri, acqua e generi di prima necessità, nonché il trasferimento
di queste risorse tra un paese e l’altro, la cooperazione tra i servizi medici
e le autorità incaricate della tutela della legge per il divieto di assembramenti
di persone, la chiusura di locali, l’ epidemiologia forense, le conseguenze
giuridiche ed etiche delle contromisure (ad es. quarantena, rispetto del
carattere riservato degli elenchi dei passeggeri, trasporto di prodotti
pericolosi, dogane, controlli e misure d’applicazione, confisca di beni…) ecc.
In particolare, i sistemi comunitari per la
gestione dei rischi a livello doganale dovrebbero essere utilizzati per inviare
le informazioni direttamente ai centri bersaglio e ai posti di frontiera.
Facendo ricorso alla cooperazione internazionale delle dogane si potrà rendere
sicura la catena dell’approvvigionamento e facilitare il trasporto veloce di
forniture vitali verso le zone obiettivo.
La gestione delle minacce per la sicurezza
rientra nel campo dell’applicazione delle leggi intesa innanzitutto ad
anticipare, a prevenire e/o risolvere una situazione di minaccia terroristica o
di incidente. Le autorità preposte all’applicazione della legge o le agenzie
degli Stati membri sono in prima linea per la gestione delle minacce. La
Commissione si adopera per mettere a punto una rete che colleghi le autorità
interessate degli Stati membri, affinché si disponga di un coordinamento a
livello europeo in questo campo[23].
La gestione delle conseguenze da parte degli
Stati membri comprende l’individuazione e la diagnosi di emissioni e presenza
di focolai, nonché la protezione della salute pubblica: ricerca, salvataggio e
cure prestate alle vittime; evacuazione delle persone esposte a un rischio;
protezione del personale di primo intervento; prevenzione della diffusione
delle malattie rintracciando i contatti, isolamento e trattamento dei casi,
quarantena delle persone esposte, limitazione della libertà di movimento[24] relativa
a zone specifiche e chiusura di locali (punti d’incontro, scuole, teatri, altri
luoghi pubblici di riunione). Le ultime due disposizioni comportano
l’intervento di altre autorità diverse dai servizi sanitari e di conseguenza il
coordinamento fra i servizi in questione e le autorità interessate. La gestione
delle conseguenze riguarda anche la ripresa dei servizi locali e governativi e
la fornitura di aiuti prioritari ai servizi di governo, alle imprese e ai
singoli individui colpiti dalle conseguenze della reazione alla situazione d'emergenza.
Qualora occorra una maggiore partecipazione comunitaria nel caso di una
minaccia sanitaria di vasta entità, il meccanismo comunitario di protezione
civile potrebbe rivelarsi uno strumento utile a garantire un intervento di
assistenza in tempi brevi19. Per sostenere gli sforzi degli Stati membri,
la Commissione ha elaborato un programma relativo alla protezione delle
infrastrutture d’importanza cruciale nella lotta contro il terrorismo[25] e si
prepara a pubblicare un Libro verde sugli aspetti principali del Programma
europeo di protezione delle infrastrutture critiche (EPCIP)[26].
La capacità d'intervento in altri paesi ha un’importanza
cruciale se l’Unione europea deve essere protetta dai rischi sanitari che
possono diffondersi a partire da questi verso l’UE. L’impostazione di un
approccio coordinato sia all’interno che all’esterno dell’UE è necessaria per
tutelare la salute dei cittadini europei dalle minacce sanitarie già note e da
quelle impreviste. Per quanto riguarda la politica esterna, l’UE collabora già
con paesi terzi e organizzazioni internazionali, in particolare le agenzie
dell’ONU, quali l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO),
l'OMS, la Banca mondiale, ecc., al fine di aiutare i paesi colpiti da emergenze
sanitarie. L’UE intende aiutare tutti i paesi che lo richiedano, sia in fase di
pandemia che nella fase preparatoria, in particolare i paesi meno sviluppati e
pertanto più vulnerabili, soprattutto in Africa e in Asia. Inoltre la
Commissione favorisce una maggiore partecipazione dei partner della politica
europea di vicinato (PEV) alle reti europee, quali quelle sulle malattie
trasmissibili, e ha inoltre messo a punto piani d’azione con l’Ucraina, la
Moldova, Israele, la Giordania, il Marocco e la Tunisia.
La struttura di coordinamento delle
situazioni di crisi creata dalla Commissione, sostenuta dal sistema ARGUS, potrebbe
garantire il coordinamento intersettoriale in caso di grave emergenza.
La presente comunicazione
definisce le esigenze e gli obiettivi di una pianificazione generale relativa
alle emergenze sanitarie e alla messa a punto di metodologie coordinate,
all’interno e all’esterno dell’UE, per tutelare la salute dei cittadini europei
dalle minacce sanitarie già note e da quelle impreviste. Esiste un’esigenza
continua di integrare in una piattaforma comune i piani e le disposizioni
elaborati singolarmente per i vari settori strategici a livello dell'UE e per
garantire una presa in considerazione globale di tutti gli aspetti di
un'emergenza sanitaria, in modo da intervenire con azioni ed iniziative
coerenti e tempestive per tutti i settori interessati. In questo contesto sono
essenziali l’identificazione e il collegamento tra loro delle strutture di
comando e di controllo nell’UE, nonché i contatti tra pari e le comunicazioni
in tempo reale fra Stati membri e Commissione, fra coloro che sono incaricati
della pianificazione, coloro che sono incaricati di fornire alle autorità
responsabili del processo decisionale un contributo definitivo in materia di
sanità pubblica, e coloro che sono incaricati del contributo intersettoriale
definitivo e hanno il compito di completare gli accordi affinché queste
esigenze assumano un carattere d'urgenza.
·
La
Commissione continuerà a favorire il coordinamento in tutti i settori
strategici dell’UE mediante il sistema ARGUS per l’interconnessione dei sistemi
di allarme rapido e utilizzando le strutture del Centro di coordinamento delle
misure di crisi per garantire iniziative tempestive e risposte adeguate per
ciascun settore strategico.
·
La
condizione preliminare per rispondere in maniera adeguata alle minacce
sanitarie nell’UE è la disponibilità di piani nazionali d’intervento per le emergenze
sanitarie, aggiornati regolarmente. La Commissione proseguirà i lavori avviati
in materia di raffronto, condivisione e miglioramento dei piani nazionali sul
vaiolo, sulla SARS e sull’influenza, aggiornando il documento tecnico di
orientamento sulla pianificazione generale della capacità d’intervento ed
elaborando algoritmi, terminologia e livelli comuni o equivalenti per l’introduzione
di contromisure specifiche. Uno dei compiti prioritari per il futuro consiste
nell’organizzare nuove esercitazioni e una procedura di revisione tra pari per
i piani nazionali. La fiducia nei piani nazionali all’interno dell’UE dovrebbe
essere ulteriormente consolidata da attività di follow-up, test ed esercitazioni
incentrate sull’interoperabilità dei piani già adottati per rispondere ad emergenze
sanitarie, quali quelli relativi al vaiolo e alla pandemia influenzale, nonché
alle emergenze, a livello di protezione civile risultanti da disastri naturali
o tecnologici.
·
Oltre a queste
esigenze in materia di pianificazione, è essenziale che coloro che, all’atto
pratico guideranno a livello nazionale la risposta ad eventi futuri prevedibili,
comuni a più paesi, collaborino sufficientemente tra di loro in modo da creare
una rete e una visione comune della portata delle reazioni coordinate nel
territorio dell’UE: soltanto con il funzionamento di questa rete umana i
cittadini dell’UE potranno beneficiare pienamente di tutti i vantaggi di una
risposta coerente e transfrontaliera ad una crisi reale.
[1] COM (2003) 320 def. del 2.6.2003
[2] GU L 21 del 26.1.2000, pag.32
[3] COM(2004) 201 def., 26.3.2004
[4] SAN 104, 9882/04 del 2.6.2005
[5] http://www.who.int/csr/resources/publications/influenza/WHO_CDS_CSR_GIP_2005_5.pdf
[6] GU L 142, 30.4.2004, pag. 1
[7] COM(2005) 607 def. 28.11.2005
[8] GU L 268 del 3.10.1998, pag.1
[9] http://europa.eu.int/comm/health/horiz_keydocs_en.htm#3
[10] http://www.europa.eu.int/agencies/index_en.htm
[11] http://europa.eu.int/comm/health/ph_projects/2003/action2/action2_2003_03_en.htm
[12] COM(2003)
320 def., del 2.6.2003
[13] COM(2004)
701 def., del 24.11.2004
[14] Progetto di decisione della Commissione del xxx che modifica il suo regolamento interno.
[15] COM(2005) 115 def.
[16] Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni (Testo rilevante ai fini del SEE) – migliorare il meccanismo comunitario di protezione civile, COM (2005) 137 def., datato 20.04.2005.
[17] Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi COM(2005) 113 def., datato 06.04.2005.
[18] 2005/12/CE: decisione del Consiglio, del 20 dicembre 2004, che modifica la decisione 1999/847/CE per quanto riguarda la durata del programma d'azione comunitario a favore della protezione civile. GU L 6, dell’08.01.2005, pag. 7.
[19] 2001/792/CE, EURATOM: decisione del Consiglio, del 23 ottobre 2001 che istituisce un meccanismo comunitario inteso a agevolare una cooperazione rafforzata negli interventi di soccorso della protezione civile. GU L 297, del 15.11.2001, pag. 7.
[20] http://europa.eu.int/comm/health/ph_threats/com/Influenza/influenza_key03_en.pdf
[21] COM
(2005) 108 def., del 6.4.2005
[22] COM(2005)
304 def., del 5.7.2005
[23] COM(2004) 701 def.
[24] Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) 1612/68 e abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (Testo rilevante ai fini del SEE), Gazzetta ufficiale L 158, del 30/04/2004, pagg. 0077 – 0123.
[25] 20.10.2004, COM(2004) 702 def.
[26] COM(2005) 576 def.