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Comunicazione: nuove tappe verso la creazione dell’istituto europeo di tecnologia

Bruxelles, 8.6.2006

COM(2006) 276 definitivo

 

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO EUROPEO

Nuove tappe verso la creazione dell’Istituto europeo di tecnologia

 

 

Sintesi

A seguito di una prima comunicazione sull’Istituto europeo di tecnologia (IET) adottata il 22 febbraio 2006, il Consiglio europeo del marzo 2006 ha riconosciuto che l’Istituto europeo di tecnologia costituirà un’iniziativa importante per colmare il divario esistente tra insegnamento superiore, ricerca e innovazione e ha invitato la Commissione a presentare una proposta di ulteriori iniziative entro la metà di giugno 2006.

Dopo il Consiglio europeo la Commissione ha proseguito le sue riflessioni in materia avviando un’ampia consultazione degli Stati membri e dei soggetti interessati a livello europeo. Nel corso di tale consultazione numerosi soggetti interessati hanno segnalato il rischio di confusione fra il nome del futuro istituto e quello di organizzazioni esistenti e la necessità di evidenziare con chiarezza il suo carattere innovativo. La Commissione ha per il momento deciso di mantenere il nome IET, ma si riserva di tornare sulla questione nella proposta definitiva. È inoltre emerso un accordo generale sull’analisi di fondo condotta dalla Commissione riguardo alle lacune e ai bisogni nonché sulla necessità di sforzi congiunti per sfruttare il potenziale dell’Europa nel triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca e innovazione) al fine di migliorarne la competitività. L’IET dovrebbe essere considerato come parte di una strategia integrata intesa a mobilitare l’istruzione, la ricerca e l’innovazione verso la realizzazione degli obiettivi di Lisbona. In tale contesto l’IET non dovrebbe rappresentare unicamente un nuovo operatore nel settore dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, ma fungere piuttosto da modello di riferimento, rappresentando il triangolo della conoscenza a livello europeo.

La consultazione ha messo in luce una serie di questioni specifiche che vengono affrontate nella presente comunicazione. Tali questioni riguardano la struttura proposta e il funzionamento dell’IET, la natura e il ruolo del comitato direttivo, il funzionamento delle comunità della conoscenza, lo statuto del personale dell’IET e il suo rapporto con le istituzioni d’origine, gli incentivi per la partecipazione dei partner all’IET, il ruolo del mondo delle imprese, i diplomi che potrà rilasciare e i suoi rapporti con le iniziative dell’UE attuali e future.

La presente comunicazione non offre soluzioni definitive. Essa fornisce maggiori informazioni su determinati aspetti della proposta e suggerisce all’occorrenza possibili modalità di intervento. Chiarendo ciò che è possibile precisare fin da ora e indicando parallelamente i settori in cui l’approccio deve rimanere aperto, la comunicazione intende favorire una consultazione più mirata degli Stati membri e dei soggetti interessati nei mesi a venire. La Commissione ha intrapreso una valutazione d’impatto completa che verrà ultimata in autunno.

Come organizzazione europea in grado di promuovere l’eccellenza, di attirare talenti da tutto il mondo e di fornire un ambiente di lavoro europeo per studenti, ricercatori e responsabili dell’innovazione, l’IET sarà un simbolo europeo di un rinnovato impegno verso la creazione di una società competitiva fondata sulla conoscenza.


1.           Introduzione

La Commissione ha inizialmente attirato l’attenzione sulla necessità di creare un Istituto europeo di tecnologia nella sua relazione di primavera del 2005[1]. Il Consiglio europeo ha preso atto di tale esigenza e la Commissione ha avviato un processo di riflessione e consultazione che ha portato alla presentazione di una prima comunicazione della Commissione sull’Istituto europeo di tecnologia (IET) il 22 febbraio 2006[2].

Le conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2006 precisano quanto segue:

“Il Consiglio europeo rileva l'importanza della comunicazione della Commissione sull'Istituto europeo di tecnologia ed esaminerà ulteriormente le idee, al fine di intensificare, insieme ad altre azioni, la messa in rete e le sinergie tra i centri di eccellenza per la ricerca e l'innovazione in Europa. Il Consiglio europeo riconosce che un Istituto europeo di tecnologia - basato su reti di altissimo livello aperte a tutti gli Stati membri - sarà un'iniziativa importante per colmare il divario esistente tra insegnamento superiore, ricerca e innovazione, insieme ad altre azioni che intensificano la messa in rete e le sinergie tra i centri di eccellenza per la ricerca e l'innovazione in Europa. Il Consiglio europeo della ricerca dovrebbe assumere un ruolo guida in tale contesto. Il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare una proposta di iniziative ulteriori entro la metà di giugno 2006”[3].

Dopo la conclusione del Consiglio europeo la Commissione ha proseguito le sue riflessioni in materia, considerando in particolare le questioni sollevate dagli Stati membri e dai soggetti interessati. Essa ha organizzato una serie di riunioni di consultazione[4] allo scopo di offrire a tutte le parti interessate la possibilità di discutere la proposta e le sue motivazioni e di ricevere i loro pareri. Il Presidente Barroso ha incontrato una delegazione[5] del consiglio scientifico del Consiglio europeo della ricerca (CER), che ha anch’esso preso posizione sull’argomento.

Nel corso del processo di consultazione è emerso un accordo generale sull’analisi di fondo condotta dalla Commissione riguardo alle lacune e ai bisogni nonché sulla necessità di sforzi congiunti per sfruttare il potenziale dell’Europa nel triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca e innovazione) al fine di migliorarne la competitività. Vari soggetti interessati hanno sollevato la questione del nome del futuro istituto, segnalando il rischio di confusione con organizzazioni esistenti e la necessità di sottolineare chiaramente il suo carattere innovativo. La Commissione rifletterà sulla questione e la affronterà nella sua proposta definitiva.

L’IET dovrebbe essere considerato come parte di una strategia integrata intesa a mobilitare l’istruzione, la ricerca e l’innovazione verso la realizzazione degli obiettivi di Lisbona. Meccanismi di finanziamento quali il settimo programma quadro di ricerca e il programma quadro per la competitività e l’innovazione forniranno un supporto alla ricerca e allinnovazione ai massimi livelli di eccellenza. La politica regionale dell’UE contribuisce in maniera sostanziale all’ampliamento delle capacità di ricerca, innovazione e istruzione in tutta l’Unione e si concentrerà ulteriormente su questo settore nel prossimo periodo di programmazione (2007-2013). La Commissione ha adottato una comunicazione che auspica una modernizzazione delle università e della ricerca universitaria[6] e propone soluzioni per risolvere i problemi di governance e di finanziamento nonché la frammentazione dellistruzione superiore. La comunicazione su “stimolare lo spirito imprenditoriale attraverso l’istruzione e l’apprendimento”[7] sottolinea come sia fondamentale combinare le mentalità e le competenze imprenditoriali con leccellenza nellambito degli studi tecnologici per consentire a studenti e ricercatori di commercializzare meglio le loro scoperte. Tali iniziative aiutano a collocare nel contesto adeguato la proposta relativa all’IET. L’Istituto non dovrebbe solo porsi come nuovo operatore nel settore dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, ma dovrebbe fungere da modello di riferimento, rappresentando il triangolo della conoscenza a livello europeo.

La consultazione ha messo in luce una serie di questioni specifiche. Un primo gruppo di questioni riguarda la struttura proposta per l’IET: la natura e il ruolo del comitato direttivo, il funzionamento delle comunità della conoscenza, lo statuto del personale dell’IET e il suo rapporto con le istituzioni d’origine, gli incentivi per la partecipazione dei partner all’IET, il ruolo del mondo delle imprese, ecc. Un secondo gruppo di questioni riguarda piuttosto la creazione dell’IET nell’attuale contesto comunitario, la sua base giuridica e il suo status, i diplomi che potrà rilasciare, le sue fonti di finanziamento e i suoi rapporti con le iniziative attuali e future dell’UE.

È essenziale affrontare fin da ora tali importanti questioni per preparare gli ulteriori lavori sulla definizione e sulla costituzione dell’IET, che dovrebbe avvenire entro la fine del 2006 in base a una proposta legislativa della Commissione. In questo periodo la Commissione proseguirà quindi il processo di consultazione.

La presente comunicazione risponde alle questioni sollevate nel corso della consultazione. Essa fornisce maggiori informazioni su determinati aspetti della proposta e suggerisce all’occorrenza possibili modalità di intervento. Chiarendo ciò che è possibile precisare fin da ora e indicando parallelamente i settori in cui l’approccio deve rimanere aperto, la comunicazione intende favorire una consultazione più mirata degli Stati membri e dei soggetti interessati nei mesi a venire al fine di rinsaldare la visione e le motivazioni alla base dell’IET. La presente comunicazione non offre soluzioni definitive. Uno degli elementi fondamentali della proposta consiste nel garantire che l’IET sia un’istituzione autonoma, libera di stabilire la propria metodologia di lavoro conformemente al suo obiettivo generale che è quello di costituire un polo di eccellenza per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione. Lo strumento giuridico che istituirà l’IET dovrà quindi fornire il quadro generale di obiettivi e norme operative all’interno del quale il comitato direttivo dell’IET sarà libero di definire più precisamente le regole di organizzazione e funzionamento.

2.           Struttura e governance

L’IET è un’istituzione che, dopo avere individuato sfide scientifiche strategiche di potenziale interesse economico in settori interdisciplinari, seleziona e sovvenziona comunità della conoscenza per affrontarle. Le comunità della conoscenza sono partenariati integrati, composti da gruppi di lavoro organizzati da università, centri di ricerca e imprese al fine di svolgere attività di ricerca, istruzione e innovazione in tali settori per realizzare gli obiettivi fissati dall’IET.

Il nucleo centrale dell’IET, inteso come un’entità operativa snella ed efficace, dovrebbe essere dotato di personalità giuridica. L’IET dovrebbe disporre di un comitato direttivo con un numero limitato di personale. I compiti di ricerca, innovazione e insegnamento di livello post-universitario saranno svolti dalle comunità della conoscenza. Una comunità della conoscenza dovrebbe quindi rappresentare molto di più di una rete: essa dovrebbe presentarsi come un partenariato integrato che ha accettato di perseguire gli obiettivi strategici definiti dal comitato direttivo dell’IET.

L’IET dovrebbe quindi essere un organismo autonomo dotato di un modello operativo e strutturale innovativo e di una forte identità europea. Esso fungerebbe da operatore: opererebbe quindi in maniera attiva nei settori dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione avvalendosi di risorse umane e fisiche fornite essenzialmente dalle organizzazioni partner. Queste ultime dovrebbero organizzarsi nell’ambito delle comunità della conoscenza sotto la direzione strategica del comitato direttivo. Le seguenti sezioni propongono possibili impostazioni per la costituzione delle comunità della conoscenza e dell’organo direttivo.

2.1.        Le comunità della conoscenza

Le comunità della conoscenza costituiscono il centro operativo dell’IET. Si tratterà di partenariati fra dipartimenti e gruppi di massimo livello appartenenti ad università, ad imprese e al mondo della ricerca, dotati di un programma di istruzione, ricerca e innovazione a medio/lungo termine (10-15 anni) in un ampio settore strategico interdisciplinare. Essi dovrebbero consentire di raggiungere la massa critica necessaria per esercitare un impatto a livello globale e per riunire l’eccellenza dispersa in tutta Europa. Come indicato nella comunicazione del 22 febbraio 2006, le prime comunità della conoscenza dovrebbero essere istituite entro il 2009.

Le comunità della conoscenza dovrebbero essere selezionate mediante un processo dall’alto verso il basso e viceversa. Il processo dovrebbe seguire un’impostazione dal basso verso l’alto nel senso che i dipartimenti e i gruppi appartenenti al mondo accademico, imprenditoriale e della ricerca si unirebbero spontaneamente, dando vita a potenziali partenariati in ambiti selezionati. Il comitato direttivo stabilirebbe i criteri di selezione, fra cui dovrebbero figurare elementi quali un eccellente programma di ricerca, istruzione e innovazione nell’ambito selezionato, una combinazione di risorse fisiche ed umane di massimo livello, meccanismi atti a garantire la qualità elevata dell’insegnamento, nonché vantaggi effettivi per le regioni e le imprese partner coinvolte (segnatamente le PMI), compreso il trasferimento delle conoscenze al mercato.

Il processo dovrebbe inoltre seguire un’impostazione dall’alto verso il basso in quanto il comitato direttivo definirebbe i settori strategici interdisciplinari di intervento in cui è necessario istituire le comunità della conoscenza. Questi settori dovrebbero rappresentare sfide tecnologiche di primo piano in una prospettiva a lungo termine ed essere in grado di produrre soluzioni innovative e vantaggi commerciali tali da esercitare un notevole impatto sulla competitività europea. Dovrebbe trattarsi di settori pertinenti per le imprese con un programma che unisca ricerca di base e ricerca applicata “a valle”, soprattutto nei nuovi ambiti di ricerca che richiedono un approccio multidisciplinare[8].

Il comitato direttivo dovrebbe inoltre definire i criteri e le procedure per la selezione e organizzare quest’ultima secondo un regime di concorrenza. Lo strumento giuridico potrà fornire alcuni orientamenti riguardo ai criteri specifici per la selezione delle comunità della conoscenza. Tra questi potranno figurare requisiti riguardanti la coerenza rispetto agli obiettivi generali e alla strategia globale dell’IET e l’eccellenza (o il potenziale di eccellenza) dimostrata nella proposta nonché misure della qualità e dell’efficacia probabili della proposta.

Dopo la selezione ogni comunità della conoscenza dovrebbe definire la propria struttura operativa all’interno di un quadro generale stabilito dal comitato direttivo. Il comitato direttivo dovrebbe precisare il livello di autonomia e responsabilità delle comunità della conoscenza, che dovrebbero tuttavia beneficiare di notevole autonomia e della massima flessibilità nella loro organizzazione interna e nella gestione delle risorse (finanziarie, umane e fisiche). Gli obiettivi delle comunità a breve e medio termine dovrebbero inserirsi in un quadro generale definito dal comitato direttivo affinché l’IET possa mantenere un livello adeguato di coerenza interna.

L’obiettivo è quello di mettere linnovazione al centro del triangolo della conoscenza, evitando il tradizionale trasferimento di tecnologia a fine processo. A tal fine occorre integrare le competenze imprenditoriali in tutti gli aspetti della ricerca e dell’istruzione. Le imprese possono contribuire direttamente alla ricerca e all’istruzione grazie a ricercatori di massimo livello e a metodi eccellenti di gestione. I programmi di insegnamento potrebbero contenere moduli relativi alla gestione dell’innovazione e corsi sull’imprenditorialità. Questo aiuterebbe i laureati ed i ricercatori ad acquisire uno spirito imprenditoriale e le competenze necessarie per il trasferimento delle conoscenze e l’avvio di imprese, in modo che possano sfruttare appieno il potenziale innovativo delle loro ricerche. Le imprese potranno inoltre contribuire all’insegnamento e proporre tirocini.

2.2.        Il comitato direttivo

L’IET dovrebbe essere gestito da un comitato direttivo assistito da propri servizi amministrativi, limitati agli elementi strettamente necessari (quali segretariato, servizi giuridici e finanziari, ecc.). Il comitato direttivo dovrebbe definire la politica globale e il programma strategico dell’IET, individuando i principali settori tematici in cui dovrebbero svolgersi i suoi lavori nonché selezionando, istituendo, monitorando e valutando le comunità della conoscenza. Esso dovrebbe definire le norme generali dell’IET e garantire il coordinamento fra le varie comunità della conoscenza. Dovrebbe stabilire il bilancio generale dell’IET e destinarlo alle comunità della conoscenza in funzione dei progressi rilevati nel processo di monitoraggio e valutazione.

La composizione del comitato direttivo deve garantire:

·      l’eccellenza e l’indipendenza dell’IET;

·      la responsabilità nei confronti dei finanziatori e della società in generale;

·      competenze adeguate in campo scientifico e di direzione di imprese;

·      adeguati meccanismi di dialogo e di ritorno delle informazioni con le diverse parti interessate.

Il comitato direttivo dovrebbe essere composto da un numero ridotto di membri, i quali dovrebbero garantire un buon equilibrio fra mondo scientifico e mondo imprenditoriale. I membri dovrebbero essere designati ad personam e non disporrebbero di alcuna funzione rappresentativa. Per prendere le proprie decisioni il comitato direttivo potrebbe essere assistito da comitati consultivi esterni.

Occorrerà inoltre che il comitato direttivo mantenga un dialogo strutturato con le organizzazioni partner delle comunità della conoscenza; in un certo senso esse sono “azionisti” nell’operazione e vorranno avere la garanzia di essere ascoltate al momento dell’adozione delle principali decisioni strategiche.

Il processo di selezione dei membri del comitato direttivo dovrebbe essere trasparente e basarsi unicamente sui criteri dell’eccellenza nella scienza e nell’innovazione. La procedura seguita per la nomina del consiglio scientifico del CER, con un comitato di identificazione presieduto da una persona che gode di ampio riconoscimento, potrebbe costituire un valido modello.

3.           Accordi in materia di personale tra IET e comunità della conoscenza

Le risorse umane rappresentano una delle principali sfide per l’IET. Per realizzare i propri obiettivi di eccellenza l’Istituto deve essere in grado di attirare nelle sue comunità della conoscenza le persone migliori e di inserirle in gruppi efficaci.

Nella comunicazione di febbraio la Commissione aveva suggerito che quanti avrebbero lavorato all’interno delle comunità della conoscenza – ricercatori, professori, operatori dell’innovazione e del trasferimento delle tecnologie – fossero distaccati presso l’IET e in servizio presso quest’ultimo. Questo ha suscitato preoccupazioni quanto al rischio che l’IET possa accrescere la frammentazione dell’istruzione superiore in Europa, se non addirittura “portar via” l’eccellenza da dove questa si trova attualmente. Ciò non dovrebbe avvenire e a questo proposito occorrono quindi dei chiarimenti.

Di fatto, le università e le organizzazioni scientifiche internazionali (oltre naturalmente alle imprese) si avvalgono attualmente di vari mezzi per trattenere e ricompensare il proprio personale. Anche l’IET dovrebbe poter disporre di tali strumenti, da utilizzare nell’ambito di un adeguato quadro generale. Questi vanno dal rapporto di lavoro diretto a rapporti meno rigidi quali la doppia appartenenza (in cui l’interessato mantiene il posto di lavoro “d’origine”, ma nello stesso tempo appartiene tecnicamente all’organizzazione “di accoglienza”) o l’assegnazione temporanea (ad es. periodi sabbatici), passando per il distacco (un accordo a medio termine in base al quale il singolo lavora per un determinato periodo presso un’altra istituzione, con tutta una serie di possibili rapporti di lavoro e diritti al reintegro). La Commissione propone che l’IET e le comunità della conoscenza possano avvalersi di tutte queste possibilità. Nel corso della selezione sarà tuttavia importante verificare che il personale delle comunità dimostri un impegno sufficiente nei confronti dell’IET stesso, della sua identità e della sua continua riuscita e sarà necessario disporre di un quadro comune in materia di occupazione (in cui siano definite questioni quali la retribuzione, le condizioni di lavoro, i diritti di proprietà intellettuale, ecc.). All’interno di tale quadro le comunità della conoscenza dovrebbero essere libere di organizzare le proprie risorse umane nella maniera più adeguata.

4.           Diplomi

L’IET dovrebbe poter rilasciare titoli e diplomi. Questi sarebbero una manifestazione tangibile del “marchio “ IET e incentiverebbero la partecipazione di studenti e ricercatori ai suoi programmi. L’IET deve fungere da polo di attrazione dei migliori cervelli di tutto il mondo. Il rilascio di diplomi di elevata qualità ne rafforzerebbe l’identità e contribuirebbe al suo ampio riconoscimento, di modo che possa agire da modello per promuovere il cambiamento nel settore dell’istruzione superiore in Europa.

Lo strumento giuridico dovrebbe prevedere la possibilità di rilasciare diplomi ed esigere l’introduzione da parte del comitato direttivo di procedure in grado di garantire la qualità dei corsi finalizzati a tali diplomi. Tali procedure potrebbero basarsi sui modelli utilizzati negli Stati membri nell’ambito del processo di Bologna. Su tale base gli Stati membri dovrebbero riconoscere questi diplomi. Il loro riconoscimento da parte degli Stati membri dimostrerebbe che gli ostacoli legati ai diplomi, che ancora oggi contrastano la mobilità e la creazione di un’Europa della conoscenza, sono ormai obsoleti. Tale riconoscimento rafforzerà inoltre lo status, la visibilità e l’attrattiva dell’IET, tanto all’interno dell’UE quanto al suo esterno, ed agevolerà la mobilità degli studenti.

5.           Vantaggi offerti dalla partecipazione

Un’altra importante questione affrontata nel corso della consultazione è stata quella dell’utilità e dei vantaggi derivanti dalla partecipazione ad una comunità della conoscenza. Perché un’università, un centro di ricerca o un’impresa dovrebbero voler condividere le proprie risorse intellettuali (e ovviamente umane) all’interno di una comunità della conoscenza? Quali elementi potrebbero motivare una regione a contribuire alle attività dell’IET, mettendo ad esempio a disposizione le strutture di un campus o di un centro di ricerca?

I possibili vantaggi variano in funzione delle circostanze. Gli esempi che seguono illustrano i tipi di vantaggi che possono derivare dalla partecipazione:

·      per un’università generalista che svolge un’intensa attività di ricerca il principale vantaggio consisterebbe nelle maggiori possibilità di far avanzare più rapidamente i lavori da essa ritenuti strategicamente importanti. L’IET metterebbe a disposizione delle comunità della conoscenza delle risorse finanziarie; le università e i centri di ricerca partecipanti potrebbero così conseguire maggiori risultati e più rapidamente di quanto sarebbe possibile senza queste risorse aggiuntive. Lo stretto partenariato sviluppato all’interno delle comunità della conoscenza e l’integrazione delle imprese consentirebbero inoltre di condividere in maniera più efficace le conoscenze e di impiegarle a fini innovativi. La combinazione di questi due elementi darebbe ulteriore impeto agli sforzi delle università e delle imprese, anche di quelle più avanzate, garantendo vantaggi per tutti i partner;

·      i vantaggi enunciati sopra varrebbero anche per le università in cui l’eccellenza si esprime in maniera più mirata, quali le università a vocazione regionale o quelle specializzate nell’innovazione. L’IET potrebbe mettere a disposizione risorse finanziarie complementari che contribuirebbero allo sviluppo delle infrastrutture. Le attività educative dell’IET potrebbero inoltre accrescere l’attrattiva delle università di accoglienza;

·      per le imprese e i centri di ricerca specializzati l’interesse di un’eventuale partecipazione potrebbe essere più forte negli ambiti di maggiore rischio ed incertezza. È qui che trovano un punto d’incontro l’interesse pubblico rappresentato dall’IET e l’interesse commerciale delle imprese. Questo dovrebbe incoraggiare le imprese ad investire e a partecipare direttamente alle attività di ricerca con maggiore anticipo rispetto a quanto farebbero altrimenti o a investire in settori più speculativi e a lungo termine. Parallelamente, le attività educative delle comunità della conoscenza consentirebbero alle imprese di contribuire all’istruzione degli studenti e di dotarli di conoscenze più pertinenti per intraprendere la loro carriera professionale o avviare un’impresa. Il fatto che le imprese partecipino direttamente alla definizione del programma delle comunità della conoscenza garantirebbe la pertinenza dei risultati della ricerca per le loro attività e contribuirebbe allo sviluppo di nuove opportunità commerciali;

·      le piccole e medie imprese delle regioni in cui sono presenti comunità della conoscenza potranno approfittare della disponibilità di una riserva più ampia di capitale umano, della possibilità di avvalersi dei servizi tecnici offerti dall’IET, delle opportunità di avvio di imprese e di spin-off, delle attività dei raggruppamenti (cluster) e di un accesso più facile al capitale di rischio;

·      più in generale, l’adesione all’IET e la disponibilità (a termine) di una massa critica di diritti di proprietà intellettuale (DPI) gestiti dall’IET attirerebbero possibili partecipanti nei settori interessati.

6.           Altri aspetti

I seguenti aspetti verranno trattati più approfonditamente nei prossimi mesi nel corso dell’elaborazione della proposta legislativa.

6.1.        Diritti di proprietà intellettuale

Affinché l’IET possa produrre nel tempo una massa critica di conoscenze di sua proprietà e di conoscenze condivise e ne possa promuovere l’impiego sarà necessario stabilire un quadro adeguato di dispisizioni in materia di diritti di proprietà intellettuale. Il comitato direttivo dovrebbe definire un quadro globale all’interno del quale le singole comunità della conoscenza possano affrontare il problema. In tale quadro potrebbero essere trattate questioni quali, ad esempio, l’obbligo di riservare alcuni diritti all’IET stesso o di condividerli con le organizzazioni partner e gli operatori della conoscenza o si potrebbe stabilire chi dovrebbe negoziare tali diritti per conto delle comunità della conoscenza e dell’IET, ecc. Lo strumento giuridico dovrà contenere adeguate disposizioni quadro in materia.

6.2.        Base giuridica

Per quanto riguarda la base giuridica per la creazione dell’IET, numerose sono le possibilità offerte dal trattato UE, da ricercare fra le sue disposizioni in tema di istruzione, ricerca e competitività. La Commissione sta attualmente riflettendo su quale sia la scelta migliore.

6.3.        Disposizioni finanziarie

Nell’ambito della valutazione d’impatto del prossimo autunno verrà realizzata un’approfondita analisi finanziaria. Tale analisi fornirà chiarimenti in merito alla rendicontazione, alla gestione finanziaria e alle questioni di controllo connesse alla responsabilità del comitato direttivo dell’IET. A questo punto è opportuno sottolineare alcuni elementi supplementari:

·      affinché l’IET possa fungere da faro dell’eccellenza nel campo dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione esso avrà bisogno di notevoli finanziamenti pubblici al momento della creazione e dell’avvio, mentre dovrebbe attirare un maggior numero di finanziamenti privati man mano che proseguirà il suo sviluppo. La stretta relazione a lungo termine che si instaurerà con le imprese in tutte le sue attività dovrebbe incoraggiare i contributi del settore privato, ma è probabile che il finanziamento pubblico continui a svolgere un ruolo essenziale per lo sviluppo di concentrazioni durature di capitale intellettuale;

·      la Commissione ritiene che l’IET si svilupperà progressivamente. Questo significa che le necessità di finanziamento si manifesteranno soprattutto alla fine del periodo 2007 – 2013 e nel periodo successivo e aumenteranno anch’esse in maniera progressiva;

·      i finanziamenti privati sono al centro del concetto fondante dell’IET. Si dovrebbe pertanto incoraggiare l’Istituto a creare uno strumento, come una Fondazione, tale da permettergli di attirare le donazioni;

·      nel corso del tempo una quota sempre maggiore delle entrate dell’IET dovrebbe provenire dai profitti derivanti dai contratti conclusi per attività di ricerca e istruzione.

7.           Attrattiva a livello internazionale

Uno degli obiettivi dell’IET è quello di attirare studenti e ricercatori da tutto il mondo. È solo guadagnandosi una reputazione a livello internazionale che potrà attirare studenti e ricercatori di tutta Europa e fungere da punto di riferimento per il cambiamento. L’esperienza dimostra inoltre che le istituzioni che godono di una reputazione a livello mondiale sono in grado di richiamare un numero importante di studenti e ricercatori provenienti da paesi che non appartengono all’Unione europea. Questo costituirebbe un segnale di successo e offrirebbe nel contempo all’UE la possibilità di approfittare delle competenze che questi cittadini extracomunitari porteranno con sé, analogamente a quanto hanno fatto gli Stati Uniti. L’IET dovrebbe tuttavia tenere ben presente la necessità di evitare una fuga di cervelli dai paesi meno sviluppati e mirare invece ad incoraggiare la ricerca e l’innovazione nei paesi terzi grazie ad opportuni scambi.

L’interesse esercitato dall’IET sugli studenti e sui ricercatori dei paesi terzi in tutte le fasi della loro carriera sarebbe motivato principalmente da due aspetti. Il primo consiste nella credibilità accademica dei corsi, dei diplomi rilasciati e dei programmi di ricerca. Il riconoscimento dei suoi diplomi a livello internazionale, la qualità della ricerca, i risultati ottenuti e l’innovazione messa a punto costituirebbero un forte richiamo per gli studenti e i ricercatori stranieri. Il secondo elemento è rappresentato dalla facilità con cui gli studenti a livello di master o dottorato e i ricercatori stranieri potrebbero iscriversi all’IET e con cui l’IET potrebbe occupare cittadini dei paesi terzi nelle comunità della conoscenza. Sono state adottate procedure semplificate ed accelerate di ammissione e rilascio di visti per gli studenti e i ricercatori dei paesi terzi[9], le quali dovrebbero essere recepite in tempi brevi. Potrebbero risultare necessari anche accordi speciali in materia di visti. L’IET potrebbe accrescere l’attrattiva esercitata a livello internazionale offrendo un sostegno finanziario agli studenti e ai ricercatori dei paesi terzi. Il comitato direttivo dell’IET dovrebbe considerare la possibilità di concedere borse di studio o sovvenzioni di ricerca a studenti e ricercatori stranieri di eccezionale livello. Conformemente ai principi di base dell’IET, il criterio dovrebbe essere quello dell’eccellenza dei risultati.

8.         Un istituto a sostegno di altre istituzioni ed iniziative: rapporti con altre attività dell’Unione europea in materia d'istruzione, ricerca e innovazione

Come già indicato nella precedente comunicazione, l’IET si inserisce in una serie di sforzi congiunti volti a rafforzare le capacità della ricerca, dell’istruzione e dell’innovazione verso la realizzazione degli obiettivi di Lisbona. La sua creazione è quindi complementare rispetto ad altre iniziative intese a produrre un ambiente favorevole per la ricerca, l’istruzione e l’innovazione. All’interno di questo ambiente in cui l’innovazione viene particolarmente incoraggiata l’IET dovrebbe diventare uno strumento di primo piano.

A differenza di altre iniziative comunitarie, l’IET non è concepito come un meccanismo di finanziamento, ma come un organo permanente e un operatore della conoscenza. Esso integrerà i tre elementi del triangolo della conoscenza e adotterà un metodo pratico che consentirà sinergie fra di essi. Sosterrà segnatamente attività strategiche di ricerca orientate verso la risoluzione di problemi e la formazione di laureati in settori rilevanti per le imprese e l’industria.

A livello politico, il comitato direttivo dovrebbe avviare un dialogo strutturato con il Consiglio europeo della ricerca e con altre iniziative comunitarie, quali le piattaforme europee di tecnologia, le iniziative tecnologiche congiunte o le reti di eccellenza, al fine di articolare la propria politica, renderla compatibile con tali iniziative e creare sinergie.

Sul piano operativo, occorrerà incoraggiare i partenariati a cooperare con i progetti esistenti e ad avvalersi dei loro risultati e delle loro buone prassi in tutte le fasi (dalla preparazione della candidatura per diventare una comunità della conoscenza e dalla definizione degli obiettivi fino alla fase dell’applicazione per i partenariati che saranno stati selezionati).

9.           Prossime tappe

Il presente documento costituisce la risposta al Consiglio europeo di primavera. Per elaborarlo la Commissione ha raccolto i pareri espressi dalle parti interessate e dagli Stati membri.

Le prossime tappe prevedono il completamento di una valutazione d’impatto attualmente in corso e l’elaborazione di un progetto di strumento giuridico che istituisce l’IET e che dovrebbe essere adottato nell’autunno di quest’anno. Nel frattempo la Commissione cercherà di chiarire le questioni trattate in questa sede e stabilirà in quale misura alcuni aspetti dovranno essere precisati nello strumento giuridico o lasciati alla valutazione futura del comitato direttivo. La Commissione proseguirà quindi nei prossimi mesi le consultazioni con gli Stati membri e le parti interessate.

10.         Conclusione

Dall’analisi di fondo della Commissione emergono tre principali punti deboli. In primo luogo, la frammentazione del settore europeo della conoscenza rispetto alla situazione degli Stati Uniti e di altri concorrenti internazionali emergenti; in secondo luogo, la necessità di fornire nuovi modelli di riferimento basati sull’eccellenza cui le organizzazioni esistenti possano ispirarsi per operare cambiamenti duraturi; infine, la necessità di integrare la dimensione imprenditoriale e innovativa nella ricerca e nell’istruzione e di colmare il ritardo in materia di innovazione.

L’IET dovrebbe contribuire a trovare una soluzione a questi tre problemi. Esso si aggiunge ad altre iniziative dell’UE intese a colmare il ritardo in materia di innovazione, quali il settimo programma quadro e in particolare il CER, le piattaforme europee di tecnologia e le iniziative tecnologiche congiunte, il programma di apprendimento permanente, il programma per la competitività e l’innovazione, l’agenda di modernizzazione delle università e le iniziative intese a stimolare lo spirito imprenditoriale. L’IET interverrà direttamente come operatore di eccellenza nel settore dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, ma fungerà anche da modello di riferimento e da strumento organizzativo fondato sulla concorrenza e incoraggerà il cambiamento offrendo un esempio concreto di un diverso metodo di lavoro.

Come organizzazione europea in grado di promuovere l’eccellenza, di attirare talenti da tutto il mondo e di fornire un ambiente di lavoro europeo per studenti, ricercatori e responsabili dell’innovazione, l’IET sarà un simbolo europeo di un rinnovato impegno verso la creazione di una società competitiva fondata sulla conoscenza.



[1]               COM(2005) 24, “Lavorare insieme per la crescita e l’occupazione – Il rilancio della strategia di Lisbona”, par. 3.3.2.

[2]               COM(2006) 77, “Concretizzare il rinnovato partenariato per la crescita e l’occupazione - Creazione di un faro della conoscenza: l’Istituto europeo di tecnologia”.

[3]               Conclusioni della presidenza, punto 25.

[4]               Due riunioni di consultazione con rappresentanti degli Stati membri si sono svolte il 24 aprile e il 17 maggio 2006; due riunioni di consultazione con circa 40 associazioni ed organizzazioni europee che rappresentavano varie parti interessate (università, studenti, ricerca, imprese, regioni) si sono svolte il 25 aprile e il 18 maggio 2006.

[5]               In data 3 maggio 2006.

[6]               COM(2006) 208 “Portare avanti l’agenda di modernizzazione delle università – Istruzione, ricerca e innovazione”.

[7]               COM(2006) 33 “Attuazione del programma comunitario di Lisbona: stimolare lo spirito imprenditoriale attraverso l’istruzione e l’apprendimento”.

[8]               A titolo illustrativo, settori quali le nanotecnologie o l’energia verde.

[9]               La direttiva relativa a una procedura specificamente concepita per l’ammissione di cittadini di paesi terzi a fini di ricerca scientifica (direttiva 2005/71/CE del 12 ottobre 2005) e le due raccomandazioni sui visti di soggiorno di breve durata e sull’ammissione dei ricercatori di paesi terzi che si spostano nella Comunità a fini di ricerca scientifica (raccomandazioni 2005/761/CE e 2005/762/CE) sono state pubblicate sulla GU L 289 del 3 novembre 2005.