Bruxelles, 24.7.2006
COM(2006) 416 definitivo
23a RELAZIONE ANNUALE DELLA COMMISSIONE
SUL CONTROLLO DELL’APPLICAZIONE DEL
DIRITTO COMUNITARIO
(2005)
La Commissione europea elabora ogni anno una relazione sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario a seguito di richieste formulate dal Parlamento europeo (risoluzione del 9 febbraio 1983) e dagli Stati membri (punto 2 della dichiarazione 19, allegata al Trattato firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992). Tale relazione risponde anche alle richieste espresse dal Consiglio europeo o dal Consiglio per specifici settori.
1.1 Introduzione
Nell’esercizio della propria funzione esclusiva di custode dei
trattati, la Commissione garantisce e controlla l’applicazione uniforme del
diritto comunitario da parte degli Stati membri a norma dell’articolo 211 del
trattato CE. Ai sensi dell’articolo 226 del trattato CE, la Commissione può
avviare un procedimento contro lo Stato membro che abbia adottato o mantenuto
disposizioni legislative o regolamentari contrarie ai principi fondamentali del
diritto comunitario sanciti dai trattati.
Il Libro bianco sulla governance europea[1] del 2001 sottolinea che la responsabilità dell’applicazione
del diritto comunitario spetta innanzitutto alle amministrazioni e alle
giurisdizioni nazionali degli Stati membri. Il principale obiettivo dei
procedimenti di infrazione è ottenere che lo Stato membro si conformi quanto
prima di sua iniziativa al diritto comunitario. La Commissione si è adoperata
al fine di rafforzare la cooperazione con gli Stati membri in modo da risolvere
i problemi con metodi complementari o per vie alternative.
Il controllo dell’applicazione del diritto comunitario è essenziale per
il rispetto del diritto in generale e contribuisce a rendere tangibile il
principio di una Comunità di diritto per i cittadini europei e per gli
operatori economici. Le numerose denunce da parte dei cittadini degli Stati
membri costituiscono uno strumento fondamentale per individuare le infrazioni
al diritto comunitario.
La 23a relazione annuale - compresi gli allegati in quanto “documenti
di lavoro dei servizi”, alcuni contributi dei servizi della Commissione
(SEC(2006) 1005) e gli allegati statistici (SEC(2006) 999) - presenta un esame
delle attività della Commissione connesse al controllo dell’applicazione del
diritto comunitario nel 2005.
1.2. L’allargamento dell’Unione e la notifica delle misure di recepimento delle direttive
Il 2005 è stato
caratterizzato dalla preparazione dell’allargamento dell’Unione alla Bulgaria e alla Romania. Il sistema
integrato di notifica elettronica delle misure nazionali d’esecuzione per il
recepimento delle direttive per i 25 Stati membri è stato adeguato per
consentire alla Bulgaria e alla Romania di rispettare gli obblighi di “prenotifica” per
le direttive che costituiscono l’acquis comunitario. I due paesi hanno notificato le
prime misure alla fine del 2005.
Nel 2005 i Paesi Bassi e
la Svezia hanno aderito al sistema di notifica elettronica e la preparazione della Francia,
ultimo Stato membro ad aderire al sistema, era in fase avanzata.
I progressi registrati nella comunicazione delle misure nazionali di recepimento indicavano nel gennaio 2005 una media del 97,69% per
i 25 Stati membri. In
marzo, si registrava il 98,12%, a maggio il 98,69% , a luglio il 98,78%, a
settembre il 98,88% e a novembre il 98,92%[2].
1.3 I procedimenti di infrazione
Il volume
complessivo dei procedimenti d’infrazione avviati dalla Commissione è diminuito, passando da 2993 nel 2004 a 2653 nel 2005. Al
31 dicembre 2005, erano in corso 1697 procedimenti sui 2653 registrati. Il
numero di denunce registrate dalla Commissione ha
subito un lieve aumento rispetto al 2004, passando da 1146 a 1154. Le
denunce rappresentano complessivamente il 43,5% circa
del totale delle infrazioni constatate nel 2005.
Il numero di procedimenti avviati dalla Commissione sulla base delle
indagini da essa svolte è aumentato, passando da 328 nel
2004 a 433 nel 2005 per l’insieme dei 25.
Per questi
ultimi, il numero di procedimenti per mancata comunicazione delle misure di
recepimento è diminuito del 29% rispetto all’anno precedente, passando da 1519
a 1079 casi. Tale diminuzione si spiega col fatto che
i dati del 2004 non riguardavano soltanto il controllo periodico per
mancato recepimento delle direttive giunte a scadenza per i 15 Stati membri, ma
anche il controllo della mancata comunicazione da parte dei dieci nuovi Stati
membri per quanto riguardava tutto l’“acquis comunitario preadesione”.
Il tempo medio impiegato per trattare tutti i casi di infrazione per il
periodo compreso tra il 1999 e il 2002, calcolato dalla registrazione dei casi
nel periodo indicato all’invio della lettera alla Corte di giustizia ai sensi
dell’articolo 226 del trattato CE, è di 24 mesi. Se ci si limita ai casi di
infrazione basati su una denuncia fondata e ai casi individuati ex officio dai servizi della Commissione,
il tempo trascorso è in media di 35 mesi. Rispetto ai casi d’infrazione
determinati dalla mancata comunicazione di misure di recepimento nazionali d’esecuzione
delle direttive, il tempo trascorso è in media di 15 mesi.
1.4 Attuazione
della comunicazione della Commissione “sul miglioramento nel controllo dell’applicazione
del diritto comunitario” COM(2002)725
I servizi
della Commissione hanno attuato la comunicazione in maniera specifica analizzando
e trattando con maggior rapidità i casi di infrazione e rispettando
maggiormente il codice di buona condotta amministrativa per quanto riguarda i
contatti con i denunzianti. È stato rispettato il principio fondamentale della
parità di trattamento degli Stati membri, seppur combinandolo con un’ampia
serie di misure non legislative per anticipare gli eventuali problemi d’applicazione.
In tale quadro, è opportuno sottolineare l’attuazione di meccanismi preventivi
per agevolare il recepimento di direttive “difficili”; i sistemi di notifica
dei progetti di nuove norme; la partecipazione a forum per presentare gli
orientamenti in materia di recepimento; i contatti multilaterali rafforzati quali
le riunioni-pacchetto “recepimento”, le conferenze, i seminari e i gruppi di
lavoro; la creazione di “reti di applicazione” e di meccanismi di consultazione
bilaterale per instaurare un “dialogo strutturato” e infine il potenziamento
della comunicazione al pubblico, segnatamente attraverso il sito Europa. Per
quanto riguarda la risoluzione di problemi e denunce, è notevolmente aumentato
il ricorso a SOLVIT. Le ispezioni hanno continuato a svolgere un ruolo
importante nel settore della sicurezza alimentare, nel settore aereo e in
quello marittimo, nel settore del controllo della sicurezza dei materiali
nucleari, nonché in quello del controllo dei livelli di radioattività
ambientale.
1.5 Infrazioni attinenti alle petizioni
presentate al Parlamento europeo
Le petizioni
al Parlamento rappresentano una preziosa fonte di informazioni per individuare
eventuali violazioni del diritto comunitario. Le statistiche dimostrano che tra
un quarto e un terzo delle petizioni è collegato a procedimenti di infrazione o
ne è alla base. Alcune materie, quali l’immatricolazione delle auto o le leggi
urbanistiche in Spagna, sono state oggetto di diverse petizioni, nonché di denunce.
In numerosi casi, esse vengono presentate contemporaneamente a una denuncia
alla Commissione. Il tasso di petizioni varia notevolmente per settore (tra
dieci per il settore imprese e industria e 179 per il settore della protezione
ambientale). Le petizioni si sono concentrate soprattutto nei settori dell’ambiente
e del mercato interno.
Nel settore
della protezione ambientale, un numero elevato delle petizioni legate ai
procedimenti d’infrazione in corso riguardava la questione del completamento di
una valutazione di impatto ambientale. In alcuni casi, esse concernevano la
costruzione di autostrade, di linee elettriche ad alta tensione o di aeroporti,
talvolta in relazione a particolari aree naturalistiche o di conservazione
della flora e della fauna selvatiche. Per quanto attiene alla flora e alla
fauna selvatiche, sono state presentate petizioni volte a vietare la caccia
agli uccelli selvatici in alcuni nuovi Stati membri, nonché a proteggere i lupi
e le tartarughe. Alcune petizioni hanno riguardato infine tutta una serie di
questioni legate alle norme di qualità dell’acqua, mettendo spesso in evidenza
problemi specifici delle situazioni locali.
Nei
principali settori del mercato interno, le petizioni hanno sollevato numerose e
svariate questioni. Come si rileva spesso, un numero elevato di petizioni
riguardava singoli problemi di riconoscimento delle qualifiche professionali,
legati essenzialmente al recepimento tardivo delle direttive. Anche il settore
dei servizi finanziari è stato oggetto di numerosissime petizioni, riguardanti
principalmente i diritti degli azionisti, le banche e le assicurazioni. Anche
se numerose petizioni non riguardano questioni che rientrano nell’ambito del
diritto comunitario, la procedura consente di fornire chiarimenti agli
interessati. Anche alcuni singoli casi ai quali è stato dato particolare
risalto, quali “Lloyds” ed “Equitable Life Assurance Society”, nonché i
problemi relativi ai pagamenti transfrontalieri in euro sono stati oggetto di
petizioni. I servizi in generale costituiscono un altro importante settore
oggetto di numerose petizioni, compreso il tema ricorrente dell’installazione
di antenne paraboliche. Infine, tutta una serie di questioni, compresi alcuni
casi di appalti pubblici, è stata sollevata da petizioni riguardanti le leggi
in materia di sviluppo urbano a Valencia (Spagna), oggetto di una relazione
della commissione per le petizioni del Parlamento in data 13 dicembre 2005.
Quanto precede conferma il volume, la diversità e l’importanza delle questioni sollevate, nonché la precisione del lavoro svolto dalla Commissione per esaminare, illustrare e trattare le diverse questioni sotto il profilo tanto della sua autorità di avviare procedimenti d’infrazione, quanto della necessità di informare i denunzianti e la commissione per le petizioni.
1.6 Sviluppi salienti per settore di attività
della Commissione
Qui di seguito sono esposti i fatti più salienti suddivisi per settore.
Nel settore agricolo, l’azione di controllo dell’applicazione del diritto comunitario è imperniata su due elementi: l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei prodotti agricoli e l’applicazione effettiva e corretta dei meccanismi più specifici della normativa agricola.
Si è confermata la netta tendenza alla riduzione degli ostacoli classici alla libera circolazione dei prodotti agricoli.
Per quanto
riguarda il controllo dell’applicazione delle norme specifiche della politica
agricola comune, la Commissione si è accertata in particolare che la tutela di
alcune denominazioni geografiche garantita a livello comunitario nel quadro
della politica di qualità dei prodotti agricoli non venisse indebolita da
comportamenti o interpretazioni contrari al diritto comunitario, come si è
potuto constatare in Germania nei confronti del Parmigiano Reggiano.
La Commissione
ha altresì rammentato agli Stati membri l’obbligo di trasmettere le relazioni
annuali su tutti i regimi di aiuti di Stato esistenti nel settore agricolo.
Per quanto riguarda
il recepimento delle direttive nel settore agricolo, il controllo della
comunicazione delle misure nazionali di recepimento ha consentito di ottenere
la comunicazione dei testi nazionali che recepiscono le direttive in questione.
Nell’ambito dell’istruzione e della cultura, la Commissione è consapevole delle difficoltà esistenti in materia di riconoscimento dei diplomi. Per quanto riguarda il riconoscimento accademico, si esclude qualsiasi armonizzazione per via legislativa. Occorre piuttosto favorire la cooperazione politica e il ravvicinamento dei sistemi. Le autorità nazionali devono astenersi tuttavia da qualsiasi discriminazione diretta o indiretta per motivi di nazionalità.
La Commissione ha seguito casi riguardanti il costo e la durata delle procedure di riconoscimento accademico. La richiesta di importi troppo elevati per il riconoscimento dei titoli ottenuti negli altri Stati membri può creare ostacoli alla mobilità transnazionale degli studenti e all’accesso all’istruzione. Per quanto riguarda le condizioni d’accesso all’istruzione, le disposizioni comunitarie garantiscono agli studenti comunitari il medesimo trattamento riservato ai cittadini di un determinato Stato membro (articoli 12, e 149 e 150 del trattato CE). La Commissione aveva avviato un procedimento di infrazione contro l’Austria riguardante le condizioni d’accesso dei cittadini comunitari alle università, nel quadro del quale la Corte è stata adita nel 2004. Le misure adottate dall’Austria per conformarsi alla sentenza della Corte sono attualmente all’esame dei servizi della Commissione.
La Commissione
continua a ricevere numerose segnalazioni di cittadini relative ai diritti
degli studenti alle borse di mantenimento, a prestiti ed altro, in seguito alla
sentenza Bidar (C209/03).
Per il settore dell’occupazione, si rammenta che per quanto attiene alla libera circolazione dei lavoratori, il controllo dell’applicazione del diritto comunitario riguarda in particolare problemi di cattiva applicazione delle norme del Trattato CE e dei regolamenti applicabili in materia, che vengono portati a conoscenza della Commissione da singole denunce dei cittadini, mentre negli altri settori (condizioni di lavoro, salute e sicurezza sul luogo di lavoro, nonché parità di trattamento tra uomini e donne), sono soprattutto i casi di non conformità e di mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento delle direttive che determinano i procedimenti d’infrazione.
Per quanto riguarda il settore della non discriminazione ex articolo 13 del trattato CE, la Corte di giustizia ha emesso le prime sentenze che condannano gli Stati membri interessati per mancata comunicazione delle misure di recepimento delle direttive 2000/43 e/o 2000/78, il cui termine di recepimento era scaduto nel 2003. Essa prosegue altresì i procedimenti nel quadro dell’articolo 228 del trattato CE. Inoltre, in seguito all’esame approfondito delle misure di recepimento della direttiva 2000/43, sono stati avviati procedimenti di non conformità nei confronti di numerosi Stati membri dell’UE 15.
Il controllo dell’applicazione dell’acquis comunitario da parte dei nuovi Stati membri ha costituito un’altra importante priorità. Il processo di sorveglianza periodica e sistematica è stato prolungato oltre il 1º maggio 2004.
È stato inoltre effettuato un esame approfondito delle misure nazionali adottate da vari Stati membri dell’UE 15 in applicazione delle disposizioni transitorie allegate all’Atto di adesione del 2003. All’occorrenza, sono stati avviati procedimenti d’infrazione.
Al 31 dicembre 2005, il settore delle imprese e dell’industria (mercato interno per i prodotti) era responsabile di 504 direttive e dell’applicazione dell’articolo 28 del trattato CE. I 333 procedimenti d’infrazione avviati nel 2005 nel quadro di tale normativa (194 per quanto riguarda le direttive e 141 per quanto riguarda l’articolo 28 del trattato CE) rappresentano il 9,4% di tutti i procedimenti avviati dalla Commissione nel 2005. Il numero di procedimenti gestiti dalla DG Imprese e industria è pertanto aumentato rispetto al 2004 e al 2003 (249 e 218 procedimenti in corso rispettivamente).
Per quanto riguarda le direttive, come negli anni precedenti il maggior numero dei procedimenti in corso consiste in procedimenti per inadempienza per mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento (129, 101 dei quali avviati nel 2005). I settori maggiormente interessati sono stati quello farmaceutico e quello automobilistico. Nel 2005 sono stati aperti 15 nuovi procedimenti per mancata conformità e 10 per cattiva applicazione (rispetto a 53 e 6 per mancata conformità e a 10 e 3 per cattiva applicazione rispettivamente nel 2003 e nel 2004).
Come negli anni precedenti la direttiva 98/34/CE, che prevede una procedura d’informazione preventiva circa i progetti nazionali di regolamentazioni tecniche relative ai prodotti, ha svolto un ruolo di primissimo piano per prevenire gli ostacoli al funzionamento del mercato interno e consentire lo scambio di informazioni con gli Stati membri e tra di essi. A causa, in particolare, dell’ampliamento – quasi un terzo delle notifiche ricevute proveniva dai nuovi Stati membri – nel 2005 il numero di notifiche è aumentato di oltre il 30%.
In materia di ambiente, nel 2005 l’attuazione puntuale e corretta del diritto comunitario si è confermata un’importante priorità per la Commissione, che ha continuato ad annettere la massima importanza ad un migliore trattamento dei fascicoli d’infrazione aperti. Tuttavia, questo settore presenta il numero più elevato di procedimenti in corso alla Commissione. Nel 2005, esso rappresentava un quarto circa del numero complessivo di procedimenti aperti per mancata conformità col diritto comunitario[3].
La diminuzione del numero di procedimenti aperti è dovuta essenzialmente a una gestione più razionale delle denunce e dei procedimenti di infrazione. Si cerca di risolvere innanzitutto i problemi strutturali negli Stati membri, raggruppando i fascicoli riguardanti lo stesso argomento e avviando procedimenti orizzontali per affrontare i problemi sistemici di cattiva attuazione. Inoltre, grazie a un intervento attivo attraverso riunioni pacchetto e contatti bilaterali con gli Stati membri, sono stati conclusi vari procedimenti in corso. La diminuzione del numero di procedimenti consentirà ai servizi della Commissione di concentrarsi sui problemi di recepimento delle direttive, sul mancato rispetto di obblighi secondari fondamentali previsti dalla normativa comunitaria in materia di ambiente e su problemi sistemici di cattiva attuazione.
Nel 2005 sono state istituite presso la DG Ambiente task force per l’attuazione incaricate di collaborare alla gestione delle denunce e dei procedimenti di infrazione. Il loro lavoro ha permesso di individuare una serie completa di misure proattive volte a promuovere l’attuazione della normativa in materia di protezione della natura, aria, rifiuti, acque e valutazione dell’impatto ambientale, i cinque settori che presentano il numero più elevato di procedimenti in corso. Nel loro insieme, essi rappresentano il 90% circa del numero complessivo di denunce e procedimenti di infrazione nel settore ambientale.
Nel settore della politica della concorrenza, l’obiettivo prioritario nel 2005 è stato il controllo del recepimento della direttiva “concorrenza”, che fa parte del quadro normativo in materia di comunicazioni elettroniche, nonché della direttiva sulla trasparenza (entrambe basate sull’articolo 86 del trattato CE). Per quanto riguarda i singoli casi, la Commissione ha trattato molte denunce sotto il profilo del combinato disposto degli articoli 86 e 82 del trattato CE.
Nel settore della società dell’informazione, il quadro normativo del 2002 in materia di comunicazioni elettroniche persegue tre dei grandi obiettivi della strategia di Lisbona: creare un contesto normativo stabile e prevedibile, incentivare l’innovazione e stimolare nuovi investimenti nelle reti di comunicazioni e nei servizi. Dato che, ad eccezione della Grecia, tutti gli Stati membri avevano completato il recepimento, ci si è concentrati sul controllo della corretta attuazione. La Commissione ha esaminato in particolare le principali preoccupazioni espresse nell’allegato della relazione sull’attuazione del 2004[4]. I procedimenti di infrazione si sono concentrati, in via prioritaria, sul regime transitorio, sull’indipendenza e sull’intera gamma di competenze delle autorità nazionali di regolamentazione, sui ritardi subiti dal riesame dei mercati pertinenti, sulla designazione di un fornitore del servizio universale, nonché su questioni che interessano i consumatori, quali portabilità del numero, servizi di elenco abbonati, numero europeo unico di emergenza 112 e protezione dagli spam.
L’obiettivo principale della direttiva “Televisione senza frontiere” consiste nel creare le condizioni necessarie per la libera circolazione dei programmi televisivi all’interno dell’Unione. Per consentire alla Commissione di determinare se gli Stati membri applichino correttamente le norme della suddetta direttiva sulla pubblicità televisiva, è previsto in particolare il ricorso alla sorveglianza di un consulente indipendente selezionato in seguito a gara d’appalto pubblica.
La direttiva sul riutilizzo dell’informazione del settore pubblico persegue tre obiettivi principali: innanzitutto, agevolare la creazione di servizi basati su documenti del settore pubblico, estesi all’intera Comunità; in secondo luogo, promuovere un uso effettivo, oltre i confini nazionali, dei documenti del settore pubblico al fine di ricavarne servizi informativi a valore aggiunto e, infine, limitare le distorsioni della concorrenza sul mercato comunitario. Sono stati avviati, in via prioritaria, procedimenti di infrazione contro gli Stati membri che non avevano notificato le misure nazionali di recepimento entro i termini previsti.
Nel settore giustizia, libertà e sicurezza, nel 2005 sono scaduti i termini per il recepimento da parte degli Stati membri di due importanti direttive[5] che accordano diritti sostanziali ai cittadini di paesi terzi. I termini per il recepimento di altre due direttive altrettanto importanti (direttive 2003/109[6] e 2004/83[7]) scadranno nel 2006. Per tale motivo, nel 2005 l’obiettivo prioritario in materia di immigrazione e di asilo è consistito nel coadiuvare gli Stati membri nel processo di recepimento ed applicazione di tali atti. Un altro elemento importante, anch’esso scaturito dal programma dell’Aia, è stato il controllo efficace dell’applicazione delle direttive in questione negli Stati membri. Inoltre, è stato avviato uno studio esterno sul controllo dell’applicazione e del recepimento, da parte degli Stati membri, della direttiva 2003/9/CE.
Nel settore del mercato interno, nel 2005 la Commissione ha voluto consolidare l’importanza politica delle azioni da essa svolte in materia di applicazione del diritto comunitario.
Nel quadro del follow-up della raccomandazione del 12 luglio 2004 sulle buone prassi in materia di recepimento[8], in seguito a una lettera inviata il 3 maggio 2005 dal commissario McCreevy a tutti gli Stati membri, la DG Mercato interno ha potuto raccogliere informazioni sul modo in cui la raccomandazione è stata utilizzata a livello nazionale. L’indagine ha rivelato che numerose raccomandazioni presentate dalla Commissione hanno avuto un’attuazione concreta.
In materia di controllo del recepimento, nel 2005 la DG Mercato interno ha esaminato la maggior parte delle circa 1300 misure nazionali di recepimento notificate dai nuovi Stati membri relativamente all’acquis in vigore al 1º maggio 2004. Questo immenso lavoro ha portato all’apertura di 259 procedimenti d’infrazione, dei quali soltanto 85 tuttora in corso.
Nel 2005 la DG Mercato interno ha inoltre avviato una riflessione sul modo in cui essa potrebbe ottimizzare l’impatto, in termini giuridici ed economici, dei procedimenti d’infrazione di cui è responsabile. Tale riflessione poggia sulle prime misure di ordine interno adottate dal 2003 nel quadro dell’applicazione della comunicazione del 2002.
Nel settore della salute e tutela dei consumatori, la Commissione controlla l’applicazione della normativa comunitaria attraverso diverse azioni che tengono conto delle peculiarità dei diversi settori.
L’impostazione integrata in materia di sicurezza alimentare intende
garantire un livello elevato di sicurezza alimentare, salute, benessere degli animali e salute delle piante all’interno dell’Unione
europea attraverso misure coerenti “dall’azienda alla tavola” e mediante un’adeguata
sorveglianza, garantendo al tempo stesso un efficace funzionamento del mercato
interno.
L’Ufficio
alimentare e veterinario (UAV) svolge un ruolo di primissimo piano nel
controllo della corretta applicazione di tali disposizioni. L’UAV effettua
ispezioni negli Stati membri e nei paesi terzi che esportano nell’Unione
europea. Ogni anno, esso elabora un programma d’ispezione
in cui individua i settori e i paesi prioritari sotto il profilo delle
ispezioni. Per poter sempre risultare aggiornato e pertinente, il programma è
oggetto di un riesame intermedio. Le conclusioni delle ispezioni sono esposte in
una relazione d’ispezione corredata di raccomandazioni.
La tutela
dei consumatori è una delle azioni comunitarie volte a garantire una migliore
qualità di vita ai cittadini europei. L’attuazione della politica comunitaria
in tale settore comprende in particolare lo sviluppo di una normativa
comunitaria volta a tutelare gli interessi, la salute e la sicurezza dei consumatori
all’interno del mercato unico. L’azione comunitaria riguarda altresì la realizzazione
di sistemi di ricorso che consentono al consumatore comunitario di far valere i
propri diritti senza ricorrere a procedimenti giudiziari.
La Commissione, che considera la salute una priorità fondamentale, si adopera per migliorare la sanità pubblica nell’Unione europea, prevenire le malattie e le affezioni ed eliminare le fonti di pericolo per la salute umana. La maggior parte delle direttive che disciplinano tale settore è giunta a scadenza nel 2005. L’azione della Commissione si è concentrata essenzialmente sul controllo dell’adozione delle misure di recepimento.
Nel settore dell’energia e dei trasporti, sono stati trattati 622 casi d’infrazione, di cui 247 infrazioni per mancata comunicazione delle misure di recepimento delle direttive e 375 infrazioni riguardanti il recepimento non conforme delle direttive o la cattiva applicazione del diritto comunitario. Si constata un aumento dei casi d’infrazione (sono stati aperti 314 nuovi fascicoli d’infrazione). La Corte ha pronunciato sentenze per inadempimento in 12 casi. Il tasso di recepimento delle direttive nel settore dell’energia migliora, raggiungendo il 97,6% ; nel settore dei trasporti, i ritardi registrati nel recepimento delle direttive vengono recuperati più lentamente, dato che il tasso di recepimento è pari soltanto al 96%.
Si noti che il rapporto tra i casi di mancata comunicazione e gli altri fascicoli d’infrazione (mancata conformità, cattiva applicazione) si è invertito. Nel dicembre 2005, i casi di mancata comunicazione rappresentavano ormai soltanto il 29%. Questa inversione è confermata dal numero di lettere di costituzione in mora e di pareri motivati inviati per i casi di mancata conformità, che è quasi raddoppiato.
Nel settore energetico, la Commissione ha deciso di adire la Corte nei confronti di sei Stati membri per mancato recepimento nel diritto nazionale di una o di entrambe le direttive del 2003 relative al mercato interno dell’elettricità e del gas. Si tratta di due direttive fondamentali per garantire l’apertura dei mercati dell’elettricità e del gas in Europa.
Inoltre, i servizi hanno potenziato la propria attività nel perseguimento delle infrazioni nel campo del trattato Euratom mediante azioni relative non solo all’acquis in materia di radioprotezione, ma anche ad altri obblighi legati al controllo della sicurezza dei materiali nucleari, alle relazioni esterne e al ruolo dell’agenzia di approvvigionamento dell’Euratom.
Nel settore dei trasporti, la Commissione ha proseguito l’esame del recepimento del “primo pacchetto ferroviario” e della corretta applicazione della direttiva “Eurobollo” sui pedaggi stradali.
Per quanto riguarda il settore aereo, la Commissione ha adito la Corte nei confronti dei cinque Stati membri che non hanno comunicato le misure di recepimento della direttiva del 2002 volta ad eliminare progressivamente gli aerei più rumorosi dagli aeroporti dell’UE. La Commissione ha deciso altresì di adire la Corte contro i quattro Stati membri che a tutt’oggi non hanno stabilito un sistema di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive contro le infrazioni commesse dalle compagnie aeree, e non ne hanno neppure sorvegliato la corretta applicazione conformemente al regolamento che offre ai passeggeri una protezione rafforzata in caso di rifiuto d’imbarco, annullamento del volo o notevole ritardo.
Nel settore della sicurezza marittima, infine, la Commissione ha continuato, in particolare, a perseguire gli Stati membri che non rispettano la normativa comunitaria sul controllo da parte dello Stato di approdo e sul miglioramento della disponibilità e dell’utilizzo degli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico.
Nel settore della pesca, la gestione sostenibile delle risorse marine vive risponde ad interessi a lungo termine di ordine sociale ed economico.
Nel quadro dell’applicazione delle norme riguardanti la conservazione delle risorse, è stata rivolta particolare attenzione al rispetto delle norme relative al controllo dell’applicazione di misure tecniche di conservazione (taglia minima delle specie), al superamento dei limiti quantitativi delle catture, alla comunicazione di alcuni dati in materia di catture e sforzo di pesca e all’impiego di reti da posta derivanti.
La Commissione si è impegnata nella creazione dell’Agenzia europea per il controllo della pesca[9], volta a rendere più efficace l’applicazione della normativa grazie al coordinamento dei mezzi comunitari e nazionali di controllo e sorveglianza delle attività di pesca.
Nel settore della fiscalità e delle dogane, nel 2005 sono state registrate ed analizzate numerose nuove domande di cittadini e della società civile. I servizi della Commissione hanno inoltre individuato mediante indagini interne alcuni nuovi casi d’infrazione.
In generale, il controllo dell’applicazione del diritto comunitario nel settore della fiscalità ha subito radicali cambiamenti, orientandosi verso una politica più proattiva di repressione delle infrazioni, soprattutto nei confronti dei nuovi Stati membri. Malgrado il recepimento del diritto comunitario derivato vigente, le legislazioni nazionali comportano ancora un numero elevato di potenziali infrazioni.
La giurisprudenza della Corte europea di giustizia in materia di fiscalità diretta, in rapida evoluzione, si è inoltre concentrata sulla coerenza del follow up e dell’applicazione delle sentenze nei diversi Stati membri. Il controllo della compatibilità delle legislazioni nazionali in materia di pagamenti dei dividendi con il trattato CE figura inoltre tra le attività principali.
L’esame della legislazione dei nuovi Stati membri nel 2005 ha rivelato un numero elevato di infrazioni per mancata comunicazione delle normative nazionali di attuazione o una cattiva applicazione del diritto comunitario in materia di fiscalità indiretta (IVA e tassazione delle autovetture). Anche la legislazione che recepisce le direttive recenti è stata passata al vaglio.
Nel settore del bilancio, in generale, la Commissione deve assicurare il controllo di tutti i casi in cui la violazione della normativa comunitaria ha comportato un pagamento errato o tardivo di risorse proprie e di altre entrate.
Nel settore delle statistiche comunitarie l’azione di controllo dell’applicazione della normativa statistica comunitaria ha rappresentato un’importante priorità durante l’anno. Per garantire la corretta applicazione dell’acquis nel settore statistico, la Commissione si è adoperata per migliorare l’informazione e la collaborazione con gli Stati membri. La maggior parte dei fascicoli è stata chiusa: dei 13 procedimenti di infrazione ancora aperti nel 2004, 10 sono stati archiviati.
Prosegue il procedimento di infrazione
avviato contro la Grecia per inosservanza dell’obbligo di trasmettere alla
Commissione i dati statistici sui disavanzi conformemente ai regolamenti (CE) n.
3605/93[10]
e n. 2223/96[11] e la violazione
dell’articolo 10 del trattato CE e dell’articolo 3 del Protocollo sul procedimento
relativo ai disavanzi eccessivi. La Commissione si adopera per garantire che le
autorità greche adottino le misure necessarie per evitare che le infrazioni si
ripetano. Prosegue altresì il procedimento aperto contro la Grecia per cattiva applicazione
del regolamento (CE) n. 1165/98 riguardante le statistiche congiunturali. La maggior
parte dei dati mancanti oggetto dell’infrazione è stata inviata. La Commissione
ritiene quindi che la Grecia si stia conformando al regolamento in questione.
Per quanto riguarda le statistiche sociali, il procedimento di infrazione aperto contro il Belgio, che non aveva trasmesso i dati sul livello e la composizione dei costi del lavoro conformemente al regolamento (CE) n. 530/1999[12], ha potuto venire archiviato grazie alla trasmissione dei dati mancanti.
Nel settore delle statistiche agricole, in seguito alla trasmissione da parte delle autorità greche del decreto presidenziale che recepisce la direttiva 2001/107/CE[13], il procedimento è stato chiuso.
In seguito all’ampliamento, si sono conclusi altresì gli otto procedimenti di infrazione avviati dalla Commissione contro cinque nuovi Stati membri per mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento. Per quanto riguarda, infine, le statistiche relative al trasporto di merci su strada, nella sentenza del 21 luglio 2005[14] la Corte ha riconosciuto l’inadempienza della Grecia per quanto riguarda la cattiva applicazione del regolamento (CE) n. 1172/98 del Consiglio [15].
Il principale obiettivo prioritario della DG Commercio nel campo dell’applicazione del diritto comunitario consiste nel controllo del rispetto, da parte degli Stati membri, della competenza della Comunità in campo commerciale. Tale competenza esclusiva viene fermamente stabilita in alcuni settori della politica commerciale comune, segnatamente gli scambi di merci, ma il carattere evolutivo della politica commerciale comune e la sua progressiva estensione a nuovi settori comportano talvolta difficoltà specifiche con gli Stati membri. Tuttavia, il dialogo costante e la stretta cooperazione tra gli organi del Consiglio e i servizi della Commissione permettono di prevenire singole azioni degli Stati membri nei settori di competenza esclusiva, nonché di elaborare posizioni comuni in tutti i settori.
La politica regionale, unitamente ad altre politiche strutturali, mira a potenziare la politica di coesione economica e sociale attraverso la correzione degli squilibri regionali. Tale politica viene attuata mediante interventi del FESR o singoli progetti del Fondo di coesione e riguarda un’ampia gamma di operazioni, che vanno dal cofinanziamento di infrastrutture tradizionali alle infrastrutture numeriche, attraverso il cofinanziamento di aiuti alle imprese, iniziative innovatrici e interventi ambientali.
Gli interventi vengono realizzati sulla base del principio di partenariato, ossia in stretta concertazione tra la Commissione e le autorità nazionali nel rispetto delle competenze dei partner, nonché sulla base del principio di sussidiarietà.
In tale contesto, l’obiettivo prioritario consiste nel far sì che la gestione dei fondi strutturali da parte delle autorità nazionali sia conforme alle norme del diritto comunitario e alla buona gestione finanziaria.
Nell’ambito dell’allargamento il numero di procedimenti d’infrazione è nettamente diminuito nel 2005 in seguito all’adesione dei 10 nuovi Stati membri l’anno precedente. La Commissione ha continuato a perseguire un caso riguardante la cattiva applicazione dell’accordo di associazione con la Turchia da parte di uno Stato membro, che comporta una discriminazione dei lavoratori turchi che vorrebbero prorogare il proprio permesso di residenza.
Ulteriori informazioni dettagliate sui diversi settori figurano nel “documento di lavoro dei servizi” della Commissione allegato. È prevista l’adozione, nel secondo semestre dell’anno, di un’analisi delle prospettive in materia di controllo dell’applicazione del diritto comunitario.
[1] La governance europea - Un Libro bianco, COM(2001)428.
[2] Si vedano i dati specifici per Stato membro sulla pagina del Segretariato generale su EUROPA: http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/sgb/droit_com/index_fr.htm#transpositions
[3] Alla fine del 2005 il numero complessivo di procedimenti in corso era pari a 3562 per l’intera Commissione. Il settore ambientale, quale percentuale del numero complessivo di procedimenti, è passato da 27% nel 2004 a 22,4% nel 2005.
[4] SEC(2004) 1535 del 2.12.2004.
[5] Direttive 2003/9 e 2003/86, vedi sopra.
[6] Direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, GU L 16 del 23.1.2004, pag. 44.
[7] Direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.
[8] SEC (2004) 918 def. del 12.7.2004.
[9] Regolamento (CE) n. 768/2005 del Consiglio del 26 aprile 2005 – GU L 128 del 21.5.2005, pag. 1
[10] Regolamento (CE) n. 3605/93 del Consiglio, del 22 novembre 1993, relativo all'applicazione del protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al trattato che istituisce la Comunità europea.
[11] Regolamento (CE) n. 2223/96 del Consiglio, del 25 giugno 1996, relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e regionali nella Comunità.
[12] Regolamento (CE) n. 530/1999 del Consiglio, del 9 marzo 1999, relativo alle statistiche sulla struttura delle retribuzioni e del costo del lavoro.
[13] Direttiva 2003/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/16/CE del Consiglio relativa alle indagini statistiche da effettuare nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari.
[14] Sentenza del 21 luglio 2004, causa C-130/04, Commissione/Grecia.
[15] Regolamento (CE) n. 1172/98 del Consiglio, del 25 maggio 1998, relativo alla rilevazione statistica dei trasporti di merci su strada – GU L163 del 6.6.1998, pag. 1.