Bruxelles, 4.10.2006
COM(2006) 567 definitivo
COMUNICAZIONE
DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E
SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
EUROPA GLOBALE: COMPETERE NEL MONDO
Un contributo alla strategia per la crescita e l’occupazione dell’UE
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
EUROPA GLOBALE: COMPETERE NEL MONDO
Un contributo alla
strategia per la crescita e l’occupazione dell’UE
1. OBIETTIVO DELLA COMUNICAZIONE
La crescita
e l’occupazione, e le opportunità che esse creano, sono al centro dell’agenda
per l’Europa della Commissione europea. Sono elementi essenziali per assicurare
la prosperità economica, la giustizia sociale e lo sviluppo sostenibile e per
preparare i cittadini europei alla globalizzazione. Essi costituiscono un banco
di prova in base al quale i cittadini giudicheranno se l’Europa produce risultati
che interessano la loro vita quotidiana.
Nel 2005 la strategia
rinnovata di Lisbona ha definito i passi che dobbiamo intraprendere in Europa
per assicurare la crescita e la creazione di posti di lavoro. Essa ribadiva che
un mercato aperto corredato di regole interne valide e fatte rispettare in modo
efficace in ambiti quali la concorrenza, l’innovazione, l’educazione, la ricerca
e lo sviluppo, l’occupazione, la politica sociale e di coesione è essenziale
per consentire alle società europee di competere su scala globale. Essa ha
inoltre ribadito la necessità di assicurare l’esistenza di mercati aperti in
tutto il mondo.
Questa agenda
interna deve essere integrata da un'agenda esterna per la creazione di
opportunità in un'economia globalizzata, che tenga conto delle nostre politiche
commerciali e delle altre politiche esterne. La nostra priorità esterna in
questo ambito è consistita negli ultimi anni nella ricerca di un accordo multilaterale
ambizioso, equilibrato ed equo per l’ulteriore liberalizzazione dei commerci,
l’apertura di mercati in cui le compagnie europee possano competere e la
creazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo. L’OMC rimane la tribuna
più efficace per espandere e gestire gli scambi nell’ambito di un sistema
regolamentato oltre ad essere la pietra angolare del sistema multilaterale. L’agenda
di sviluppo di Doha rimane la nostra prima priorità e la Commissione si sta
adoperando con vigore per far ripartire il negoziato di Doha dopo la sua sospensione
nel luglio 2006.
Con le nostre
politiche commerciali tentiamo anche di contribuire a tutta una serie degli
obiettivi esterni dell’Unione, in particolare gli obiettivi di sviluppo e di vicinato.
Essi rimarranno funzioni chiave della politica commerciale dell’UE. La coesione
delle politiche esterne dell’Unione è essenziale per rafforzare il ruolo
globale dell’UE.
Obiettivo
della presente comunicazione è definire il contributo della politica
commerciale alla promozione della crescita e alla creazione di posti di lavoro
in Europa. Essa delinea come, in un’economia globale in rapido mutamento,
possiamo porre in atto una politica commerciale esterna più globale, integrata
e lungimirante che rechi un forte contributo alla competitività dell’Europa. La
comunicazione ribadisce la necessità di adattare gli strumenti della politica
commerciale dell’UE alle nuove sfide, ad attrarre nuovi partner, ad assicurare
che l’Europa rimanga aperta al mondo e che gli altri mercati si aprano a noi.
La presente comunicazione
affronta anche alcune delle correlazioni tra le politiche che portiamo avanti
all’interno e all’esterno dell’UE. Poiché la globalizzazione fa sparire le
differenze tra politiche interne e internazionali, le nostre politiche interne si
trovano spesso a influire sulla nostra competitività esterna e viceversa. La
consapevolezza della necessità di un approccio integrato e coerente per
affrontare le sfide interne e quelle globali è stata una costante di questa
Commissione[1], ma c’è
ancora della strada da percorrere per far sì che tutto ciò si rispecchi nel
modo in cui pensiamo e lavoriamo[2].
2. UN MONDO CHE CAMBIA
I
cambiamenti che intervengono oggi nell’ordinamento economico globale sono altrettanto
importanti per l’economia mondiale e le relazioni internazionali quanto lo è
stata la fine della Guerra fredda. L’integrazione economica globale avanza a
ritmo accelerato sotto l’impulso della crescita degli scambi e dei flussi di
capitali, il maggiore spessore dei mercati finanziari, la riduzione dei costi
dei trasporti e la rivoluzione determinata dalle tecnologie dell’informazione e
della comunicazione. Ciò determina opportunità di crescita e sviluppo senza precedenti,
ma determina anche nuove pressioni sulle risorse naturali, in particolare sul clima
e sui sistemi produttivi e i modi di vita tradizionali. Le vecchie certezze ne
sono risultate erose e sono emersi nuovi timori.
Le imprese rispondono
a questi cambiamenti combinando tecnologie avanzate e capitale estero con ampi
bacini di manodopera sempre più educata nei paesi emergenti. Le catene globali
di approvvigionamento stanno cambiando e le imprese trasferiscono sistemi di
produzione complessi e servizi in paesi dai costi più contenuti. Le componenti
di un unico prodotto possono essere fatte fabbricare in diversissimi paesi
rimpiazzando così gli scambi tradizionali di prodotti finiti.
Sempre più
paesi colgono le opportunità della globalizzazione. Nella seconda metà del ventesimo
secolo gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone erano il motore dell’economia
globale. Oggi sono affiancate da economie sempre più aperte e in espansione, in
particolare la Cina e l’India, ma anche il Brasile, la Russia e altri. La Cina
è già il terzo maggiore esportatore e, di qui a pochi anni, sarà probabilmente
la seconda economia nazionale in ordine di grandezza. Nello stesso arco di
tempo l’India potrebbe arrivare ad essere la sesta in ordine di grandezza.
Di
conseguenza anche la natura degli scambi globali cambia. Non viviamo ancora in
un mondo senza tariffe, ma molti settori vanno in quella direzione. Per l’Europa,
le conoscenze, l’innovazione, la proprietà intellettuale, i servizi e l’uso efficiente
delle risorse costituiscono ora le chiavi della competitività. La politica
commerciale e l’intero nostro modo di guardare alla competitività internazionale
devono adattarsi.
3. ANALISI: I FONDAMENTI DELLA COMPETITIVITÀ DELL’UE
La competitività europea ha due requisiti
critici e correlati. In primo luogo, si deve disporre di adeguate politiche interne
che rispecchino la sfida della competitività esterna e mantengano la nostra
apertura agli scambi e agli investimenti. In secondo luogo, occorre assicurare
una maggiore apertura e regole eque in altri mercati, in particolare con i
nostri futuri grandi partner commerciali. Entrambi questi aspetti devono essere
sottesi da regole trasparenti e efficaci – a livello interno, bilaterale e
multilaterale.
3.1. Politiche interne adeguate
i) Mercati competitivi: il mercato unico
è essenziale per creare nell’UE imprese competitive a livello globale. Le sue regole favoriscono la prevedibilità
e la trasparenza e consentono alle aziende di far leva sulle dimensioni del
mercato e su economie di scala, incoraggiano lo stanziamento efficace delle risorse
e l’innovazione ed evitano che gli aiuti di Stato vengano utilizzati quale
strumento protezionistico anticompetitivo. Ciò ha favorito lo sviluppo di regole
e standard di elevata qualità che contribuiscono a configurare norme globali.
La
competitività dei mercati ha aiutato l’industria manifatturiera europea a
mantenere per l’essenziale la sua quota di PIL al cospetto della globalizzazione,
mentre gli USA e il Giappone hanno perso terreno. La produzione dell’industria
UE è aumentata del 40 % negli ultimi due decenni[3]
e la posizione dell’UE sui mercati mondiali rimane quasi invariata. Le nostre
industrie dei servizi sono leader mondiali in tutta una serie di ambiti.
Ciò è dovuto essenzialmente al fatto
che le imprese dell’UE vendono prodotti e servizi molto più validi dal punto di
vista della progettazione e della qualità[4].
I prodotti destinati ai segmenti più alti del mercato corrispondono a un terzo
dell’intera domanda e a metà delle esportazioni europee. Per quanto concerne
questi prodotti di pregio, l’UE è al secondo posto, subito dopo il Giappone ma
prima degli Stati Uniti, mentre paesi come la Cina si trovano parecchio più
indietro.
L’UE però
sta perdendo terreno nel campo delle tecnologie più avanzate. Il miglioramento
della nostra resa in materia di innovazione, istruzione, ricerca e sviluppo sia
per quanto concerne i prodotti – compresi i prodotti agricoli di qualità a
elevato valore aggiunto – che i servizi, è essenziale per mantenere la capacità
dell’UE di vendere prodotti di fascia alta. Dobbiamo anche tener presente la nostra
proiezione verso l’estero. Le esportazioni europee sono forti in paesi in cui
la domanda è statica, ma rispetto al Giappone e agli Stati Uniti il loro
piazzamento non è altrettanto favorevole in mercati in rapida espansione,
soprattutto in Asia.
ii) Apertura: L’apertura
dell’economica europea è essenziale per creare posti di lavoro e crescita in Europa
e per la nostra competitività sul piano internazionale. L’apertura agli scambi globali e agli investimenti accresce la
nostra capacità di sfruttare i vantaggi derivanti da un mercato unico efficace.
Essa espone l’economia interna agli stimoli creativi delle pressioni
competitive, stimola e ricompensa l’innovazione, apre l’accesso a nuove tecnologie
e aumenta gli incentivi all’investimento.
L’Europa deve
respingere il protezionismo. Il protezionismo fa lievitare i prezzi per i consumatori
e le aziende, oltre a limitare le scelte. Nel medio termine il fatto di
proteggere settori che risentono della concorrenza all’importazione tutelandoli
da una concorrenza esterna equa distoglie risorse da settori più produttivi dell’economia.
Poiché la nostra prosperità dipende dagli scambi commerciali, le corrispondenti
barriere che gli altri erigerebbero danneggerebbero la nostra economia.
L’imposizione
temporanea e mirata di restrizioni alle importazioni anticompetitive in Europa,
può svolgere un ruolo di difesa degli interessi europei contro il commercio sleale.
Dobbiamo mantenere questi strumenti indispensabili di difesa degli scambi
assicurando nel contempo che essi siano adatti alle mutevoli condizioni del commercio
globale.
iii) Giustizia sociale: Dobbiamo anche
essere consapevoli delle ripercussioni potenzialmente catastrofiche che l’apertura
del mercato può comportare per certe regioni e certi lavoratori, soprattutto
quelli meno qualificati. Il cambiamento strutturale non è un fenomeno nuovo, ma ora è accelerato
dalla globalizzazione. La rimozione degli ostacoli che si frappongono all’adeguamento
sul mercato interno e lo spostamento di risorse verso settori in cui queste
possono essere usate con maggiore efficacia è essenziale per valorizzare i
benefici degli scambi e per creare posti di lavoro in Europa. Ma gli effetti negativi
dell’apertura commerciale possono essere risentiti in modo particolarmente
doloroso in settori o regioni specifici e possono alimentare un’opposizione politica
all’apertura degli scambi. Dobbiamo fare di più per anticipare gli effetti
dell’apertura degli scambi aiutando i settori, le regioni e i lavoratori ad
adattarsi e assicurando che i benefici derivanti dall’apertura arrivino sino ai
cittadini. Siccome perseguiamo la giustizia sociale e la coesione all’interno
dell’UE, dovremmo adoperarci anche per promuovere i nostri valori, compresi gli
standard in materia sociale e ambientale e la diversità culturale, in tutto il
mondo[5].
3.2. Aprire mercati esteri
La progressiva apertura degli scambi è un
importante fattore che stimola gli aumenti di produttività, la crescita e la creazione
posti di lavoro. Questo
è un fattore essenziale per ridurre la povertà e promuovere lo sviluppo con la
potenzialità, nel lungo periodo, di contribuire ad affrontare molti dei fattori
all'origine delle sfide globali che ci troviamo innanzi, dalla sicurezza alle migrazioni
e al cambiamento climatico.
Il nostro argomento centrale è che il rifiuto
del protezionismo all’interno dell’UE deve essere accompagnato dall’attivismo nella
creazione di mercati aperti e di condizioni eque per quanto concerne il commercio
all’estero. Ciò migliora
il contesto economico globale e contribuisce a stimolare la riforma dell’economia
in altri paesi. Si rafforza così la posizione competitiva dell’industria europea
in un’economia globalizzata ed è necessario per assicurare il sostegno politico
interno alla nostra stessa apertura. Vi sono due elementi chiave all’interno di
questa agenda: un più forte impegno con le grandi economie e regioni emergenti,
nonché una maggiore attenzione per gli ostacoli al commercio oltre frontiera.
Le grandi economie
emergenti, soprattutto la Cina, l’India e il Brasile, stanno raccogliendo, a
giusto titolo, i benefici derivanti dal loro ruolo crescente nel commercio mondiale.
Essi però rappresentano ora il 15 % dei flussi commerciali globali. Questa
crescita, basata su una liberalizzazione progressiva, è stata determinante per la
realizzazione della loro missione storica di sottrarre milioni di persone alla
povertà.
L’UE è già
molto aperta alle esportazioni di questi paesi emergenti e di altri paesi in
via di sviluppo ed è pronta ad andare anche oltre. Ma la maggior parte dei
paesi emergenti combina una crescita elevata con barriere inutilmente serrate
contro le esportazioni dell’UE. Via via che il loro ruolo e i vantaggi che
traggono dal sistema globale di scambi crescono, aumenta anche la loro
responsabilità di svolgere un ruolo integrale nel mantenimento di un regime globale
che favorisca l’apertura.
Questa apertura
non è più soltanto una questione di tariffe. Assicurare un reale accesso al mercato
nel 21° secolo significa concentrarsi su nuove tematiche e sviluppare gli strumenti
di politica commerciale atti a realizzare i tipi di apertura che fanno la differenza.
i) Ostacoli non tariffari: Ridurre le tariffe rimane importante
per aprire i mercati alle esportazioni industriali e agricole dell’Europa. Ma via
via che calano le tariffe, ostacoli non tariffari, come ad esempio regolamenti
e procedure inutilmente restrittivi in materia di scambi, diventano gli
ostacoli principali. Questi sono spesso meno visibili, più complessi e possono
essere maggiormente sensibili poiché toccano direttamente la sfera della
regolamentazione interna. Regolamentare gli scambi è necessario, ma deve essere
fatto in modo trasparente e non discriminatorio, imponendo agli scambi la
quantità minima di restrizioni necessaria per raggiungere altri obiettivi
politici legittimi.
Affrontare
il problema delle barriere non tariffarie è una questione complicata, che richiede
risorse e non è pienamente coperta dal sistema dell’OMC. Strumenti come gli
accordi di riconoscimento reciproco, la standardizzazione internazionale e i
dialoghi di regolamentazione, come anche l’assistenza tecnica ai paesi terzi,
svolgeranno un ruolo sempre più importante nella promozione degli scambi e
nella rimozione delle distorsioni determinate da regole e norme. Ciò richiederà
nuovi modi di operare all’interno della Commissione e con altri attori al suo
esterno, compresi gli Stati membri e l’industria, al fine di identificare e
affrontare gli ostacoli.
ii) Accesso alle risorse: Più che mai l’Europa ha bisogno di
importare e di esportare. Il superamento delle restrizioni all’accesso a risorse
quali l’energia, i metalli e i rottami metallici, le materie prime essenziali,
compresi certi materiali agricoli, le pelli e il cuoio, deve essere considerato
altamente prioritario. I provvedimenti adottati da alcuni dei nostri principali
partner commerciali, volti a restringere l’accesso alle loro forniture di tali
risorse determina gravi problemi per certe industrie dell’UE. A meno che non
siano giustificate per motivi di sicurezza o ambientali, le restrizioni all’accesso
alle risorse andrebbero rimosse.
L’energia rivestirà un’importanza particolare.
Via via che la domanda globale aumenta e che l’Europa si trova a dipendere
sempre di più da fonti energetiche esterne, l’UE deve fare di più per sviluppare
una politica energetica coerente impostata sugli aspetti della competitività, della
sicurezza degli approvvigionamenti e della sostenibilità. All’interno ciò
comporta la realizzazione di un mix energetico. All’esterno dovremmo tentare di
migliorare la trasparenza, la governance e gli scambi energetici nei paesi terzi
mediante condizioni non discriminatorie di transito e l’apertura a terzi dell’accesso
all’infrastruttura dei gasdotti per l’esportazione; si dovrà inoltre
contribuire a migliorare le capacità di produzione e di esportazione e
sviluppare le infrastrutture di trasporto dell’energia. La diversificazione
delle fonti, delle forniture e delle vie di transito è essenziale per le nostre
politiche interne ed esterne.
La ricerca
della crescita economica tramite il commercio può avere implicazioni
ambientali, soprattutto per la biodiversità e il clima. Le nostre politiche esterne di competitività dovranno
incoraggiare l’efficienza energetica, l’uso delle energie rinnovabili, compresi
i biocarburanti, le tecnologie a basse emissioni e l’uso razionale dell’energia,
in Europa e su scala globale, sia per ottenere l’aumento della domanda globale
d’energia sia per accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti. Si dovrà in
particolare esaminare ulteriormente la correlazione tra la politica commerciale
e il cambiamento climatico.
iii) Nuovi ambiti di crescita: Dovremmo concentrarci maggiormente sull’apertura
del mercato e su regole più rigorose in nuovi ambiti commerciali che rivestono
un’importanza economica per noi, in particolare quelli riguardanti la proprietà intellettuale, i servizi, gli investimenti, gli appalti pubblici
e la concorrenza.
Il valore
dell’accesso ai nuovi mercati per le imprese dell’UE è gravemente pregiudicato
se non vi è un'adeguata protezione della proprietà
intellettuale da parte dei paesi interessati. Le violazioni della proprietà
intellettuale privano dei ritorni sull’investimento per i detentori dei diritti
e mettono quindi a rischio la sopravvivenza delle imprese più innovative e creative.
Attualmente la sfida maggiore consiste nel far rispettare gli impegni già
sottoscritti, in particolare nelle economie emergenti. La Commissione ha
consacrato notevoli risorse per combattere le contraffazioni e migliorare
l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale in paesi terzi chiave
quali la Cina. Abbiamo incrementato la cooperazione in materia di diritti di
proprietà intellettuale con partner quali gli USA e il Giappone e ci siamo adoperati
per tutelare le indicazioni geografiche dell’UE. Ma resta ancora molto lavoro
da fare.
I servizi sono la pietra angolare dell’economia
dell’UE. Essi rappresentano il 77 % del PIL e dell’occupazione, un settore
in cui l’Europa gode di un vantaggio comparativo e che presenta le maggiori potenzialità
di crescita per le esportazioni dell’UE. La graduale liberalizzazione degli
scambi globali di servizi costituisce un fattore importante per la crescita economica
futura, compresa quella dei paesi in via di sviluppo. L’UE dovrà negoziare la
liberalizzazione degli scambi di servizi con i principali partner commerciali, soprattutto
laddove l’accesso al mercato non è ottimale o nel caso in cui i nostri partner abbiano
formulato pochi impegni con l’OMC.
Il miglioramento
delle condizioni degli investimenti
nei paesi terzi, per il settore dei servizi ed altri settori, può recare un
importante contributo alla crescita, sia nell’UE che nei paesi riceventi. Poiché
le catene degli approvvigionamenti sono globalizzate, la capacità di investire liberamente
in mercati terzi diventa sempre più importante. La situazione geografica e la
prossimità hanno ancora la loro importanza. Stabilire una presenza «fisica» in
un paese estero aiuta le imprese europee a concretare opportunità d'affari, rende
più prevedibile il flusso degli scambi e consolida l’immagine e la reputazione
dell’impresa e del paese da cui proviene.
Quello degli
appalti pubblici è un ambito che presenta
importanti potenzialità non ancora valorizzate appieno per gli esportatori dell’UE.
Le imprese dell’UE sono leader mondiali in ambiti come le attrezzature dei trasporti,
i lavori e i servizi pubblici. Essi si trovano però ad affrontare pratiche discriminatorie
presso quasi tutti i nostri partner commerciali con la conseguenza che le
opportunità di esportazione ne risultano chiuse di fatto. Questo è probabilmente
il più grande settore commerciale che rimane ancora al riparo da
regolamentazioni multilaterali.
L’assenza di concorrenza e di regole in materia di aiuti di Stato nei paesi
terzi limita l’accesso al mercato poiché solleva nuove barriere che si
sostituiscono alle tariffe o alle tradizionali barriere non tariffarie. L’UE ha
un interesse strategico a sviluppare regole internazionali e politiche di cooperazione
in materia di concorrenza per assicurare che le imprese europee non risentano,
nei paesi terzi, dell’eccessivo sovvenzionamento delle imprese locali o di
pratiche contrarie alla concorrenza In quest’ambito c’è ancora molto lavoro da
fare. Nella maggior parte dei paesi vi è ancora una scarsa trasparenza quanto
alla concessione degli aiuti.
In tutti
questi ambiti sono essenziali regole trasparenti, efficaci e rispettate. L’adeguata
applicazione di tali regole all’interno dell’Unione costituisce il fondamento
della nostra competitività. Ma dobbiamo anche adoperarci con gli altri per far
sì che le loro regole e norme siano di qualità analoga.
4. AGENDA: UN PIANO
D’AZIONE PER LA COMPETITIVITÀ ESTERNA DELL’UE
Sulla base di
questa analisi dovremmo mettere a punto un’agenda delle azioni da condurre nei
mesi e anni a venire. Il nostro obiettivo dovrebbe essere di influenzare le
forze che determinano il cambiamento, cogliere le opportunità di globalizzazione
e gestire i rischi. Questa sfida è al centro della comunicazione della
Commissione del 10 maggio 2006, “Un’agenda
dei cittadini per un’Europa dei risultati”. Il ruolo della Commissione, in
stretta cooperazione con gli Stati membri, il Parlamento e altri attori, alla
guida della politica commerciale dell’UE costituisce un prezioso elemento di
forza l’Europa – un ruolo senza pari tra tutti gli altri ambiti politici. Dobbiamo
però assicurare che le nostre priorità e i nostri metodi siano adattati alle
sfide del futuro.
4.1. Dimensione interna
La rinnovata
strategia di Lisbona delinea un’agenda coerente per adattare le economie europee
al nuovo contesto globale. Per assicurare che le nostre regole interne siano
conformi alle nuove pressioni e opportunità, l’agenda dei cittadini propone un riesame completo del mercato unico.
Nel corso di tale esame si studierà come il mercato interno possa ulteriormente
aiutare le imprese europee a apportare i cambiamenti necessari per poter competere
su scala internazionale diversificandosi, specializzandosi e rinnovando. Vi sono però altre iniziative politiche
che dovremmo portare avanti adesso.
Il nostro processo di policy-making dovrebbe tener
conto delle sfide della competitività globale. Quanto
maggiore è la coerenza delle regole e delle pratiche con i nostri principali
partner, tanto meglio sarà per le imprese dell’UE. Dobbiamo svolgere un ruolo
guida al fine di condividere le pratiche ottimali e sviluppare regole e norme globali.
Per farlo in modo efficace dobbiamo tenere anche conto della dimensione esterna
allorché formuliamo il nostro quadro di regole e norme. Questo non significa una
revisione al ribasso delle nostre regole. Si tratta invece di adottare un
approccio aperto e flessibile all’atto di definirle in modo da evitare, ove
possibile, futuri attriti commerciali, sostenendo nel contempo le imprese europee.
Ciò rientra già nella nostra agenda per una migliore regolamentazione nell’UE,
ma possiamo fare ancora di più. La cooperazione internazionale e bilaterale in
materia di regolamentazione è uno strumento chiave a tal fine.
I cittadini europei si attendono risultati
positivi dal cambiamento economico e strutturale. Alle argomentazioni a favore dell’apertura
si contrappone il fatto che i vantaggi da essa derivanti non arrivano fino ai cittadini.
La Commissione e gli Stati membri devono svolgere un ruolo importante al fine
di assicurare che i vantaggi dell’apertura degli scambi e della globalizzazione
siano percepibili per tutti i cittadini e non vengano accaparrati da interessi specifici.
A seguito della liberalizzazione degli scambi di prodotti tessili alla fine del
2005, tali vantaggi non sono stati distribuiti in modo equo tra gli
interessati. La Commissione porrà in atto un monitoraggio sistematico dei prezzi
all’importazione e dei prezzi al consumo prima di contemplare un’azione futura.
Le imprese e
i cittadini hanno bisogno di tempo e di un quadro prevedibile per adattarsi al
cambiamento. La nuova generazione di
programmi di politica di coesione dell’UE fornisce l’opportunità di anticipare,
preparare e reagire ai cambiamenti legati alla globalizzazione. Queste
opportunità vanno colte. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione recherà
anch’esso una risposta celere a singoli problemi chiaramente definiti risultanti
dalla ristrutturazione. L’obiettivo deve essere di promuovere l’adattamento, la
crescita sostenibile e l’occupazione, non quello di mettere al riparo singoli
posti di lavoro o singole imprese dall’inevitabilità del cambiamento. Renderemo
inoltre più facili gli scambi per le aziende all’interno dell’UE, modernizzando
le dogane dell’UE grazie a un riesame del codice doganale e all’introduzione di
dogane elettroniche.
4.2. Dimensione esterna
i) L’OMC
Il mondo ha
bisogno di un robusto sistema commerciale multilaterale. Questo è il modo più efficace
per espandere e gestire gli scambi a vantaggio di tutti e costituisce un quadro
unico per la composizione delle controversie.
L’Europa non
si ritirerà dal multilateralismo. Siamo infatti decisi a tenere il nostro
impegno nei confronti del multilateralismo e siamo pronti a pagare, entro
limiti ragionevoli, per mantenere attivo il sistema. La sospensione dei negoziati
di Doha costituisce un’opportunità mancata per la crescita e lo sviluppo globali.
L’UE ha fatto importanti offerte di liberalizzazione, tra l’altro nell’agricoltura,
ed ha espresso chiaramente la sua disponibilità ad andare oltre entro i limiti
del suo mandato attuale, nel contesto di un accordo globale. L’Europa mantiene il suo impegno nei
confronti dell’OMC e si sta adoperando vigorosamente per riprendere i negoziati
non appena le circostanze in altri paesi lo consentiranno.
ii) Accordi di libero scambio
Gli Accordi
di libero scambio (FTA), se gestiti con attenzione, possono prendere le mosse
dalle regole dell’OMC e altre regole internazionali per andare oltre e
procedere più celermente al fine di promuovere l’apertura e l’integrazione, affrontando
tematiche che non sono pronte per una discussione multilaterale e preparando il
terreno per il successivo livello di liberalizzazione multilaterale. Molte
tematiche chiave, compresi gli investimenti, gli appalti pubblici, la concorrenza,
altre questioni regolamentari e l’applicazione dei diritti di proprietà
intellettuale, che attualmente esulano dal campo d’azione dell’OMC, possono
essere affrontate tramite FTA.
Ma gli FTA comportano
anche rischi potenziali per il sistema multilaterale di scambi. Essi possono complicare
gli scambi, erodere il principio della non discriminazione ed escludere le economie
più deboli. Per avere un impatto positivo gli FTA devono essere di ampia
portata, prevedere la liberalizzazione sostanzialmente di tutti gli scambi e
andare al di là delle discipline dell’OMC. La priorità dell’UE sarà di assicurare
che i nuovi FTA, compresi i nostri, servano da base, e non da ostacolo alla liberalizzazione
multilaterale.
Gli FTA non sono affatto nuovi per l’Europa.
Ad esempio, essi svolgono un ruolo importante nel vicinato europeo rafforzando i
legami economici e regolamentari con l’UE. Essi costituiscono parte dei nostri negoziati
per gli accordi di partenariato economico con i paesi dell’Africa, dei Caraibi
e del Pacifico, nonché i futuri accordi d’associazione con l’America centrale e
la Comunità andina. Se però i nostri attuali accordi bilaterali coadiuvano i
nostri obiettivi di vicinato e di sviluppo, i nostri principali interessi
commerciali, anche in Asia, ne risultano meno avvantaggiati. Il contenuto di questi
accordi rimane inoltre limitato. Dobbiamo continuare a far sì che negli
sviluppi del commercio bilaterale si rispecchino altre questioni, nonché il
ruolo più ampio della politica commerciale contestualmente alle relazioni esterne
dell’UE. Ma affinché la politica commerciale contribuisca a creare posti di
lavoro e dia impulso alla crescita, i fattori economici devono svolgere un
ruolo primario nella scelta degli FTA futuri.
I criteri
economici chiave per i nuovi partner FTA dovrebbero essere il potenziale di mercato
(dimensione economica e crescita) e il livello di protezione contro gli
interessi dell’UE in materia di esportazioni (tariffe e barriere non tariffarie).
Dovremmo inoltre tener conto dei negoziati dei nostri partner potenziali con i
concorrenti dell’UE, del possibile impatto che ciò avrebbe sui mercati e le economie
dell’UE, nonché del rischio che l’accesso preferenziale ai mercati UE di cui
attualmente fruiscono i nostri vicini e i nostri partner in via di sviluppo
possa subire un’erosione.
Sulla base di
tali criteri, ASEAN, Corea e Mercosur (con cui sono in corso negoziati) acquistano un aspetto
prioritario. Essi combinano un elevato livello di protezione con grandi potenzialità
di mercato e sono attivi nello stipulare FTA con i concorrenti dell’UE. L’India, la Russia e il Consiglio di
cooperazione del Golfo (anche in questo caso i negoziati sono attualmente
attivi) presentano anch’essi una combinazione di potenzialità di mercato e di livelli
di protezione che ne mette in evidenza l’interesse diretto dell’UE. Anche la Cina
risponde a diversi di questi criteri, ma richiede un’attenzione specifica a
causa delle opportunità e dei rischi che presenta.
In termini di
contenuto, i nuovi FTA impostati sulla concorrenza dovrebbero essere ampi
ed ambiziosi quanto il loro campo d’applicazione, finalizzati al più ampio
grado possibile di liberalizzazione degli scambi, compresa un'estesa
liberalizzazione dei servizi e degli investimenti. Un nuovo modello ambizioso
di accordo UE per gli investimenti dovrebbe essere sviluppato in stretta collaborazione
con gli Stati membri. Nel caso in cui i nostri partner abbiano sottoscritto FTA
con altri paesi che sono concorrenti dell’UE, dovremmo aspirare almeno a una
piena parità. Le restrizioni quantitative alle importazioni e tutte le forme di
imposte, tasse, oneri e restrizioni alle esportazioni andrebbero eliminate.
Gli FTA dovrebbero
anche affrontare le barriere non tariffarie ove possibile mediante una convergenza
normativa e contenere disposizioni utili ad agevolare gli scambi. Essi
dovrebbero prevedere inoltre disposizioni più rigorose in materia di diritti di
proprietà intellettuale e di concorrenza come, ad esempio norme sul rispetto dei
diritti di proprietà intellettuale sulla falsariga della direttiva CE volta a
far applicare tali diritti. Ci adopereremo per inserire ove opportuno disposizioni
sulla buona governance nell’ambito finanziario, fiscale e giudiziario. Dovremmo
anche assicurare che le regole d’origine negli FTA siano più semplici e più
moderne e rispecchino le realtà della globalizzazione. Porremo in atto meccanismi
interni per monitorare l’attuazione e i risultati dei nuovi FTA.
All'atto di
contemplare la stipula di nuovi FTA dovremo fare in modo di rafforzare lo sviluppo
sostenibile tramite i nostri rapporti commerciali bilaterali. In questo
potrebbe rientrare l’inclusione di nuove disposizioni di cooperazione in ambiti
concernenti gli standard lavorativi e la protezione dell’ambiente. Terremo anche
conto delle esigenze di sviluppo dei nostri partner e dell’impatto potenziale degli
accordi su altri paesi in via di sviluppo, in particolare degli effetti potenziali
sull’accesso preferenziale dei paesi poveri ai mercati europei. Il possibile
impatto sullo sviluppo dovrebbe rientrare nella valutazione globale d’impatto
che si effettuerà prima di decidere di avviare negoziati FTA. In linea con la
nostra posizione nell’ambito dell’OMC incoraggeremo i nostri partner FTA a
facilitare l’accesso dei paesi meno sviluppati al loro mercato, se possibile concedendo
un accesso in esenzione di imposta e senza l’imposizione di quote.
Si tratta di
obiettivi ambiziosi. La negoziazione di accordi bilaterali può essere complessa
e difficile, ma dobbiamo creare una valida base di partenza per questi negoziati.
Dovremmo assicurarci sin dall’inizio di condividere ambizioni affini a quelle
dei nostri partner potenziali, per evitare che i negoziati si inceppino a causa
delle diverse aspettative. La decisione
di aprire negoziati deve essere presa caso per caso sulla base di questi criteri
economici, ma anche in funzione della disponibilità dei nostri partner e di
considerazioni politiche più generali. Le disposizioni degli FTA devono essere
parte integrante delle nostre relazioni con la regione o il paese in questione.
Si dovrà stabilire caso per caso qual è il modo migliore per pervenire a questo
risultato all’interno di una più ampia architettura istituzionale.
iii) Scambi transatlantici e competitività
La relazione
commerciali transatlantiche sono di gran lunga le più importanti al mondo e sono
al centro dell’economia mondiale. I vantaggi economici
derivanti dall’eliminazione delle barriere erette oltre le frontiere possono
essere potenzialmente importanti nell’UE e negli Stati Uniti. Ci stiamo adoperando a tal fine da un po’ di tempo, più di
recente nel quadro della «Transatlantic Economic Initiative» avviata nel
2005 e di tutta una serie di dialoghi sulla regolamentazione. Nonostante certi progressi, questo si è rivelato un
terreno difficile e bisognerà darvi un nuovo impulso.
Dobbiamo
anche lavorare assieme per affrontare le sfide globali.
Il nostro peso nell’economia mondiale fa sì che la cooperazione tra l’UE
e gli Stati Uniti, al fine di affrontare ambiti come la protezione della
proprietà intellettuale o la sicurezza degli scambi, sarà fondamentale.
iv) Cina
La Cina è il grande banco di prova con
il quale si dimostrerà la capacità dell’Europa di fare della globalizzazione un’opportunità
di creazione di posti di lavoro e di crescita. La
Cina si trova ad affrontare sfide enormi per rispondere a problematiche sociali,
ambientali e economiche di grande rilievo. L’Europa
deve impostare adeguatamente la sua visione della Cina quale opportunità, sfida
e partner potenziale.
La Commissione
delineerà nelle prossime settimane una strategia dettagliata in relazione alla Cina. Per quanto concerne le questioni commerciali ed economiche
la strategia identificherà un insieme chiaro di priorità, si concentrerà su sfide
chiave come il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, l’accesso ai mercati
e le possibilità d’investimento, e insisterà sulla necessità di una cooperazione
rafforzata nell’esame di queste problematiche, all’interno della Commissione, con
gli Stati membri e con altri attori interessati.
v) Rispetto dei diritti di proprietà
intellettuale
L’UE dovrebbe
fare in modo di rafforzare le disposizioni in materia di proprietà
intellettuale nei futuri accordi bilaterali e far rispettare gli impegni esistenti
per limitare le violazioni ai diritti di proprietà intellettuale, come anche la
produzione e l’esportazione di contraffazioni. La Commissione si adopererà per
far meglio rispettare tali diritti e rafforzerà la sua cooperazione con un certo
numero di paesi prioritari, in particolare la Cina, la Russia, l’ASEAN, la Corea,
il Mercosur, il Cile e l’Ucraina. Nel contesto dei negoziati d’adesione ci
adopereremo anche per migliorare il rispetto di questi diritti in Turchia. Tra
tutte queste misure figureranno il rafforzamento della cooperazione doganale,
la creazione e l’intensificazione di dialoghi sui diritti di proprietà
intellettuale, il consolidamento della nostra presenza sul terreno, lo
stanziamento di maggiori risorse a sostegno dei detentori di diritti, in
particolare le PMI, e la sensibilizzazione alle questioni di diritti di
proprietà intellettuale tra le imprese dell’UE, in particolare quelle che operano
in Cina.
vi) Nuova strategia
d’accesso ai mercati
La strategia dell’UE in materia d’accesso ai
mercati è stata avviata nel 1996 per facilitare l’applicazione degli accordi
commerciali multilaterali e bilaterali e aprire mercati nei paesi terzi. Il suo
obiettivo è fornire agli esportatori informazioni sulle condizioni d’accesso ai
mercati e creare un quadro per lottare contro gli ostacoli al commercio. La
base di dati sull’accesso ai mercati (Market Access Database) creata per supportare tale strategia, ha senz’altro aiutato le imprese
e i decisori ad acquisire informazioni sulle condizioni dei mercati, ma non ha realizzato
appieno le sue potenzialità.
La
Commissione pubblicherà all’inizio del 2007 una comunicazione su una nuova
strategia d’accesso ai mercati. Essa dovrebbe prevedere la definizione regolare
di priorità vertenti su settori e mercati in cui l’eliminazione degli ostacoli
agli scambi produrrebbe i maggiori benefici per gli esportatori dell’UE.
La
Commissione dovrà concentrare le sue risorse su paesi chiave, investire in competenze
tecniche, coordinare strumenti strategici e collaborare più strettamente con gli
Stati membri e l’industria/gli esportatori. Dobbiamo anche trarre insegnamenti
dall’esperienza acquisita in occasione dei negoziati condotti in passato per
identificare ciò che funziona o meno allorché tentiamo di rimuovere barriere più
complesse.
vii) Appalti pubblici
Quasi tutti
i grandi partner commerciali dell’UE presentano pratiche restrittive in materia
di appalti pubblici che sono discriminatorie per i fornitori europei. La Commissione contempla la presentazione di una
proposta relativa a tali pratiche per ottenere condizioni eque per i fornitori dell’UE
allorché partecipano ad appalti pubblici all’estero.
Il modo migliore per affrontare la
questione è di incoraggiare i paesi terzi a negoziare accordi sostanziali con
l’UE. Poiché i mercati degli appalti pubblici dell’UE
sono importanti per la nostra prosperità, la sfida consiste nel trovare nuovi
modi per aprire importanti mercati esteri di appalti, senza chiudere quelli
nostri. Ragion per cui nei casi in cui importanti partner commerciali hanno
fatto chiaramente capire che non intendono impegnarsi sulla strada della reciprocità,
dovremmo considerare la possibilità di introdurre restrizioni attentamente
mirate per quanto concerne l’accesso ad alcune parti del mercato UE degli appalti
pubblici, al fine di incoraggiare i nostri partner a proporre un’apertura reciproca
dei mercati. Questa strategia non verrebbe
chiaramente utilizzata nei confronti dei paesi in via di sviluppo più
poveri.
viii) Riesame degli strumenti di difesa
commerciale
Gli strumenti
di difesa commerciale fanno parte del sistema multilaterale e consentono di
garantire che i benefici dell’apertura non siano compromessi dall’applicazione
di tariffe, pratiche commerciali o sovvenzioni sleali. Dobbiamo assicurarci che i nostri partner applichino norme
elevate allorché fanno ricorso a strumenti di difesa commerciale e rispettino appieno
le regole internazionali.
Dobbiamo
anche vigilare acché i nostri strumenti siano efficaci e adattati ai cambiamenti
che intervengono nell’economia mondiale. Ad
esempio, l’industria manifatturiera dell’UE si trova sempre più in concorrenza
con i distributori europei che hanno delocalizzato la produzione all’estero – che
è spesso l'unico modo per rispondere alla concorrenza internazionale contribuendo
così a preservare posti di lavoro in Europa.
I fornitori producono in diversi paesi, all’interno e all’esterno dell’UE. I beni assemblati in un paese contengono
spesso parti prodotte in un altro. I consumatori
e gli altri fabbricanti vogliono poter beneficiare di una scelta più ampia, di
prezzi più bassi e di standard più elevati.
Dobbiamo esaminare se i nostri strumenti ci consentono di tener conto di
questo ampio ventaglio d’interessi europei.
Nel caso delle
sovvenzioni sleali dobbiamo rafforzare i requisiti di trasparenza a livello
internazionale e accrescere la nostra capacità di monitorare le prassi vigenti
nei paesi terzi. Ove ciò sia giustificato
faremo ricorso ai meccanismi di composizione delle controversie dell’OMC e ai
nostri strumenti antisovvenzioni per porre fine alla pratiche estere che
determinano una distorsione indebita della concorrenza.
La
Commissione raccoglierà il parere degli esperti e delle parti interessate per esaminare
il modo di migliorare la nostra utilizzazione degli strumenti di difesa commerciale
nel 21° secolo. Questa consultazione
sfocerà nella pubblicazione di un Libro verde entro la fine dell’anno.
5. CONCLUSIONI
Per assicurare
la competitività dell’Europa nell’economia mondiale eliminando gli ostacoli agli
scambi dobbiamo definire le nuove priorità e i nuovi approcci in materia di politica
commerciale ed elaborare regole europee di qualità. Questi due elementi devono essere
strettamente correlati e rientrare appieno nella strategia di Lisbona allargata.
Dobbiamo intensificare la cooperazione all’interno della Commissione come anche
con gli Stati membri, l’industria e gli altri attori interessati, conformemente
alle proposte in materia di coerenza esposte nella comunicazione della
Commissione «L’Europa nel mondo».
Il principale
strumento concreto di cui disponiamo per raggiungere i nostri obiettivi è
ancora il sistema di negoziazione multilaterale. È il motivo per cui l’Europa rimane
fortemente fedele al multilateralismo. Il sistema commerciale mondiale basato
sull’OMC è essenziale per assicurare la prevedibilità, la stabilità e le altre
condizioni indispensabili per la crescita mondiale. Dobbiamo cercare nuove
opportunità, intensificare i nostri sforzi per aprire mercati e lottare contro
le distorsioni del commercio nel quadro del sistema multilaterale e tramite iniziative
bilaterali. Ci adopereremo per creare le condizioni per una concorrenza mondiale
aperta e leale e per condividere le nostre regole e norme con i nostri partner.
Per i prossimi mesi la
Commissione propone le seguenti misure:
Sul piano interno,
- vigileremo affinché le nostre proposte strategiche interne promuovano non
solo le norme europee, ma siano anche adattate alle sfide da affrontare in
materia di competitività mondiale;
- vigileremo acché i benefici dell’apertura degli scambi arrivino fino ai cittadini monitorando
l’evoluzione dei prezzi all’importazione e al consumo;
- daremo agli europei i
mezzi per far fronte al cambiamento, grazie alla nuova generazione di programmi di coesione e al Fondo europeo
di adeguamento alla globalizzazione.
Sul piano esterno,
- resteremo fedeli al nostro impegno in relazione al ciclo di negoziati
di Doha e all’OMC, che restano il nostro migliore strumento per aprire e gestire
il commercio mondiale;
- formuleremo proposte sui rapporti
commerciali e d’investimento con la Cina,
nel quadro di un’ampia strategia volta a istituire un partenariato vantaggioso
ed equo;
- avvieremo la seconda fase della strategia europea
per far rispettare i diritti di proprietà intellettuale;
- formuleremo proposte in vista di una nuova generazione di accordi di libero scambio
attentamente selezionati e stabiliti in ordine di priorità;
- formuleremo proposte in vista di una strategia d’accesso ai mercati rinnovata e rafforzata;
- proporremo misure per aprire gli appalti pubblici all’estero;
- riesamineremo l’efficacia dei nostri strumenti di difesa commerciale.
Si tratta di
un programma ambizioso che intende delineare con maggiore precisione il contributo
che la politica commerciale reca alla crescita e all’occupazione in Europa, migliorare
la liberalizzazione degli scambi mondiali e integrare altri obiettivi esterni
della nostra politica commerciale, in particolare gli obiettivi legati alla politica
di sviluppo e di vicinato. Esso
costituirà un elemento centrale per giudicare l’efficacia della politica
commerciale europea nei mesi e anni a venire.
Statistical Annex (intra-EU trade excluded)
Table
1: Market potential and key economic indicators of main EU trade partners
|
|
Market potential |
GDP |
Annual average growth
rates |
Trade
with the EU (2005, €Bn) |
Share of EU trade (2005,
%) |
|
USA |
449 |
10.144 |
3.2 |
412.7 |
18.5 |
|
China |
204 |
1.573 |
6.6 |
209.4 |
9.4 |
|
Japan |
74 |
3.920 |
1.6 |
116.4 |
5.2 |
|
India |
58 |
607 |
5.5 |
40.0 |
1.8 |
|
ASEAN |
57 |
714 |
4.9 |
115.1 |
5.2 |
|
Korea |
45 |
598 |
4.7 |
53.3 |
2.4 |
|
Mercosur |
35 |
677 |
3.6 |
51.0 |
2.3 |
|
Canada |
28 |
849 |
2.6 |
40.8 |
1.8 |
|
GCC |
27 |
412 |
4.3 |
87.6 |
3.9 |
|
Russia |
21 |
526 |
3.0 |
163.0 |
7.3 |
|
Taiwan |
18 |
268 |
4.3 |
36.5 |
1.6 |
|
Australia |
17 |
526 |
2.5 |
30.1 |
1.4 |
|
HK |
12 |
149 |
4.8 |
31.1 |
1.4 |
|
Iran |
10 |
151 |
4.3 |
24.2 |
1.1 |
|
Ukraine |
5 |
61 |
4.9 |
20.7 |
0.9 |
Source:
World Bank, Global Insights and own calculations. Note: * Growth figures from Global Insights 2007-15.
** Indicates cumulative
changes in market size: economic size x
growth.
Table 2: World market shares in 2003 and change over the
1995-2003 period
|
|
market share 2003 (in %) |
change in market share
between 1995 and 2003 (in percentage points) |
|
EU |
21.3 |
-1.1 |
|
Japan |
10.5 |
-4.0 |
|
Korea |
4.4 |
0.3 |
|
Russia |
1.4 |
0.3 |
|
India |
1.2 |
0.2 |
|
Ukraine |
0.3 |
0.2 |
|
USA |
13.8 |
-2.7 |
|
China |
1.2 |
5.1 |
|
Hong
Kong |
1.8 |
0.5 |
|
Mediterranean |
1.7 |
0.3 |
|
GCC |
0.6 |
0.1 |
|
Mercosur |
2.2 |
-0.1 |
|
Brazil |
1.6 |
0.0 |
|
ASEAN |
8.3 |
0.2 |
|
Rest
of the world |
18.6 |
0.6 |
Note: The
sum of figures in the first column equals 100, the sum of figures in the last column is 0.
Source: UN Comtrade – Calculation by CEPII (2006) – report for DG Trade
Table 3: World
market shares in low-, medium-, and high-quality products in 2003 and change
over the 1995-2003 period
(level in percent and variation in percentage points)
|
|
down-market |
mid-market |
up-market |
|||
|
|
2003 |
Variation |
2003 |
Variation |
2003 |
Variation |
|
EU |
12.9 |
-1.8 |
20.0 |
2.0 |
32.3 |
3.1 |
|
Japan |
6.7 |
-2.2 |
11.7 |
-4.4 |
15.2 |
-6.9 |
|
Korea |
5.1 |
-0.1 |
4.4 |
0.8 |
3.1 |
-0.6 |
|
USA |
12.0 |
-3.7 |
13.6 |
-4.1 |
17.9 |
0.2 |
|
China |
20.4 |
8.1 |
8.2 |
4.6 |
3.7 |
1.5 |
|
Mercosur |
3.0 |
0.1 |
4.2 |
0.6 |
0.9 |
-0.1 |
|
ASEAN |
7.4 |
-2.8 |
7.7 |
-1.5 |
5.3 |
-0.3 |
Source: UN Comtrade – Calculation by CEPII (2006) – report for DG Trade
Table 4: Contribution to the trade balance by quality of
traded goods in 1995 and 2003
|
|
EU |
USA |
Japan |
Korea |
India |
Russia |
China |
|
2003 |
|||||||
|
Low-market |
-56.6 |
-47.1 |
-18.9 |
74.8 |
73.2 |
14.1 |
182.7 |
|
Mid-market |
-15.8 |
5.2 |
30.1 |
-19.2 |
-43.8 |
39.3 |
-57.0 |
|
Up-market |
75.8 |
20.2 |
-0.9 |
-55.4 |
-36.9 |
-66.5 |
-88.9 |
|
not classified |
-3.4 |
21.7 |
-10.3 |
-0.3 |
7.6 |
13.1 |
-36.8 |
|
Degree of specialisation |
67.8 |
35.3 |
24.8 |
67.2 |
65.6 |
55.2 |
148.5 |
|
1995 |
|||||||
|
Low-market |
-36.5 |
-36.4 |
-16.0 |
108.4 |
49.9 |
59.3 |
109.7 |
|
Mid-market |
-20.8 |
25.1 |
23.9 |
-39.0 |
-29.6 |
42.6 |
-41.3 |
|
Up-market |
61.0 |
10.1 |
-4.6 |
-68.5 |
-61.3 |
-112.5 |
-63.4 |
|
not classified |
-3.7 |
1.3 |
-3.3 |
-0.9 |
41.0 |
10.6 |
-5.0 |
|
Degree of specialisation |
52.3 |
32.1 |
20.5 |
94.8 |
57.3 |
94.7 |
94.2 |
|
Note:
when quantities are not available the breakdown by quality ranges is not
possible. |
|||||||
Table 5: Contribution
to Trade Balance of high technology products by quality in 2003
|
|
Quality |
EU25 |
USA |
Japan |
Korea |
Russia |
India |
China |
|
High technology |
all |
-12.7 |
28.9 |
3.7 |
29.5 |
10.9 |
-44.4 |
-8.9 |
|
not classified |
-4.0 |
4.1 |
-0.4 |
-0.3 |
-0.2 |
-0.9 |
-3.5 |
|
|
Low-market |
-11.4 |
3.5 |
4.2 |
3.7 |
6.2 |
-17.8 |
38.8 |
|
|
Mid-market |
-2.0 |
6.7 |
6.1 |
7.8 |
-2.0 |
-7.1 |
-15.4 |
|
|
Up-market |
4.8 |
14.6 |
-6.1 |
18.4 |
6.8 |
-18.6 |
-28.7 |
|
|
Others |
all |
12.7 |
-28.9 |
-3.7 |
-29.5 |
-10.9 |
44.4 |
8.9 |
|
not classified |
0.6 |
17.7 |
-9.9 |
0.0 |
13.4 |
8.5 |
-33.3 |
|
|
Low-market |
-45.2 |
-50.6 |
-23.1 |
71.2 |
7.8 |
90.9 |
144.0 |
|
|
Mid-market |
-13.8 |
-1.4 |
24.0 |
-26.9 |
41.3 |
-36.7 |
-41.6 |
|
|
Up-market |
71.1 |
5.5 |
5.2 |
-73.7 |
-73.3 |
-18.3 |
-60.2 |
|
|
Note:
when quantities are not available the breakdown by quality ranges is not
possible. |
||||||||


[1] Vedi
«Un’agenda dei cittadini per l’Europa», adottata dalla Commissione nel maggio 2006,
la «Nuova strategia dell’UE in materia di sviluppo sostenibile», adottata dal
Consiglio nel giugno 2006 e «L’Europa nel mondo», adottata dalla
Commissione nel giugno 2006.
[2] L’allegato
documento di lavoro dei servizi della Commissione contiene un’analisi più
dettagliata a supporto della presente comunicazione.
[3] Vedi
la comunicazione della Commissione «Una nuova politica industriale: creare le
condizioni adatte a a far prosperare l’industria manifatturiera»
(ottobre 2005)
[4] CEPII (2004), European industry's
place in the International Division of Labour: situation and prospects
[5] Vedi
«Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti» adottato dalla
Commissione nel maggio 2006.