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Bruxelles,
25.10.2007
COM(2007)
643 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL
PARLAMENTO
EUROPEO, AL
COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL
COMITATO DELLE REGIONI
Verso una risposta dell'Unione alle
situazioni di fragilità:
l'intervento
in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace
{SEC(2007) 1417}
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INDICE
1. Elenco degli acronimi
..................................................................................................
3
2.
Introduzione .................................................................................................................
4
3.
Contesto........................................................................................................................
4
4.
Verso una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità
........................................... 5
4.1. Come individuare la fragilità: fattori
e caratteristiche ................................................. 5
4.2. Intervenire nelle situazioni di fragilità: quali sfide
...................................................... 6
4.3. Come prevenire la fragilità: il
dialogo e l'analisi per individuare i fattori e affrontare
il
fenomeno...................................................................................................................
7
4.4. Come affrontare la fragilità:
strategie e priorità...........................................................
7
4.5. Il post-crisi: collegare aiuti
d'urgenza, ricostruzione e sviluppo (LRRD) ................... 8
4.6.
Sicurezza
e
fragilità......................................................................................................
8
4.7. Governo democratico e diritti umani
nelle situazioni di fragilità ................................ 9
5. Migliorare gli strumenti .............................................................................................
10
5.1. Strumenti e procedure
finanziari................................................................................
10
5.1.1. Il Fondo europeo di sviluppo
(FES)...........................................................................
11
5.1.2. Lo strumento di cooperazione allo sviluppo
(DCI) e lo strumento della politica
europea di vicinato (ENPI).........................................................................................
11
5.1.3. Lo strumento di
stabilità.............................................................................................
11
5.1.4. Gli aiuti umanitari
......................................................................................................
11
5.1.5. Lo strumento europeo per la democrazia e i
diritti umani (EIDHR) e il programma
tematico "Attori non statali e autorità locali nello
sviluppo"..................................... 11
5.2.
Sostegno
al
bilancio
...................................................................................................
12
6. La strada da seguire: priorità e
risultati......................................................................
12
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1. ELENCO
DEGLI ACRONIMI
ACP:
Africa, Caraibi e Pacifico
BAS: Banca
africana di sviluppo
QCDSN:
quadro comune per i documenti di strategia nazionale
PESC:
politica estera e di sicurezza comune
DSN:
documento di strategia nazionale
DCI:
strumento di cooperazione allo sviluppo
DDR:
Disarmament, Demobilisation, Reintegration disarmo, smobilitazione,
reinserimento
PEV:
politica europea di vicinato
ENPI: European Neighbourhood Policy Instrument
strumento della politica europea di
vicinato
FES: Fondo
europeo di sviluppo
PESD:
politica europea comune di sicurezza e di difesa
FMI: Fondo
monetario internazionale
LRRD: Linking Relief, Rehabilitation and Development collegare aiuti
d'urgenza,
ricostruzione e sviluppo
PIN:
programma indicativo nazionale
OCSE/CAS:
Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico / Comitato per
l'aiuto
allo sviluppo
SSR:
Security Sector Reform riforma del settore della sicurezza
ONU:
Organizzazione delle Nazioni unite
BM: Banca
mondiale
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2. INTRODUZIONE
Le situazioni di fragilità richiedono
particolare impegno in quanto, ostacolando lo sviluppo
sostenibile,
la crescita equa e la pace, occasionano fenomeni quali l'instabilità regionale,
i
rischi per
la sicurezza a livello mondiale, i flussi migratori incontrollati. L'Unione
deve essere
in grado di
definire e coordinare una strategia di risposta a fronte di dette situazioni
che
inglobi
l'ampia gamma di dispositivi esistenti sia a livello degli Stati membri che
della
Comunità.
La presente comunicazione intende gettare le basi per una simile strategia di
risposta
dell'Unione da sviluppare di concerto con il Consiglio e con gli Stati membri.
La presente
comunicazione tiene conto del quadro politico, degli strumenti di intervento
comunitari
attualmente in vigore e del dibattito in corso a livello internazionale, dando
rilievo
ai vantaggi
comparativi e all'esperienza che l'Unione può vantare. Un allegato tecnico trae
le
conclusioni
degli interventi in situazioni di fragilità. I servizi della Commissione e il
segretariato
del Consiglio hanno inoltre approntato un documento comune inteso a lanciare un
dibattito
sul tema "sicurezza e sviluppo", che approfondisce più
specificatamente alcune
questioni
rilevanti per la presente comunicazione.
La presente
comunicazione tiene inoltre conto dei risultati di un dibattito aperto che ha
coinvolto
le organizzazioni della società civile e di una riunione informale tra i
ministri
dell'Unione
competenti in materia di sviluppo, tenutasi a settembre 2007. Il testo della
comunicazione
è stato inoltrato alle alte istituzioni dell'Unione con l'intento di lanciare
una
discussione
volta a dare costrutto ad una strategia globale per far fronte alla fragilità e
contribuire
pertanto a creare condizioni propizie allo sviluppo sostenibile, alla
stabilità, alla
pace e al
governo democratico.
3. CONTESTO
In seno
alla comunità internazionale, cresce l'apprensione per le ripercussioni della
fragilità in
termini di
maggiori sforzi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, di
minacce
per il
benessere e le libertà personali e di possibili rischi per la sicurezza
mondiale. Tanto
l'ONU
quanto i donatori e le organizzazioni regionali e mondiali privilegiano
approcci
integrati
per intervenire in situazioni di fragilità. La dichiarazione di Parigi
sull'efficacia degli
aiuti
ricorda che i principi dell'armonizzazione, dell'allineamento e della gestione
in base ai
risultati
vanno adattati in circostanze caratterizzate da capacità e livello di
governance
inadeguati.
L'OCSE/CAS ha sottoscritto un impegno politico e ha definito una serie di
principi
per un adeguato intervento internazionale negli Stati fragili e nelle
situazioni di
fragilità,
sottolineando l'importanza di approcci estesi a tutta l'amministrazione, che
implicano
una stretta
collaborazione tra gli attori dei settori economici, dello sviluppo,
diplomatico e
della sicurezza.
Insieme, la
Comunità e gli Stati membri dell'Unione costituiscono il più grande donatore
mondiale di
assistenza allo sviluppo e di aiuti umanitari.
L'UE si è disegnata un ruolo di
rilievo sul
piano politico e in materia di sicurezza. I problemi posti dalle situazioni di
fragilità
richiamano
l'Unione a particolari responsabilità, considerato anche il vantaggio
comparativo
insito
nella rete mondiale delle delegazioni della Commissione.
Un quadro
politico per far fronte alle diverse dimensioni della fragilità esiste già. Il
Consenso
europeo
sullo sviluppo, contenente orientamenti per una risposta globale alla
fragilità, rientra
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nel più
ampio quadro dell'azione esterna che occorre rendere pienamente operativo
affinché
l'Unione
possa fornire una risposta tempestiva e coerente al problema. Esso comprende:
la
strategia
europea in materia di sicurezza, il programma UE per la prevenzione dei
conflitti
violenti,
la politica europea di vicinato, il quadro strategico "Collegamento tra
aiuto,
ricostruzione
e sviluppo", il consenso europeo sull'aiuto umanitario e l'approccio
dell'UE in
materia di governance e sviluppo. Anche
il processo di allargamento si avvale di strumenti
che possono
rivelarsi utili in questo contesto. Gli impegni dell'Unione in materia di
coerenza
delle
politiche per lo sviluppo e il codice di condotta dell'UE in materia di
complementarità e
divisione
dei compiti rientrano in questo quadro.
4. VERSO
UNA RISPOSTA DELL'UNIONE ALLE SITUAZIONI DI FRAGILITÀ
4.1. Come individuare la fragilità: fattori e
caratteristiche
Si parla di
fragilità nei casi in cui le strutture risultano deboli o carenti e il
contratto sociale è
minato alla
base dall'incapacità o dalla mancata volontà delle istituzioni di assolvere
alle
funzioni di
base e di assumere i doveri e le responsabilità connesse alla fornitura di
servizi,
alla
gestione delle risorse, allo Stato di diritto, all'accesso paritario al potere,
alla sicurezza e
all'incolumità
della popolazione e alla protezione e alla promozione dei diritti e delle
libertà
dei
cittadini.
La mancanza
di efficacia e di legittimità e l'inconcludenza dei pubblici poteri, dei
processi
politici e
delle meccaniche sociali sono fonte di fragilità: si tratta di situazioni in
cui non
sussistono
le condizioni per garantire un minimo di sviluppo istituzionale e finanziario,
per
varare
strategie di lungo periodo e per innalzare gradualmente il livello di
governance. In
queste
circostanze, la fragilità affonda le radici negli elevati livelli di indigenza
o nell'iniqua
distribuzione
delle risorse.
Nei casi
più estremi, si assiste al collasso o alla rinuncia territoriale da parte degli
Stati, con
conseguenti
situazioni di insicurezza permanente, cronicizzazione di conflitti violenti e
crisi
umanitarie.
Questi casi possono inoltre generare una serie di minacce per la sicurezza e la
stabilità
transnazionali tali da incidere su obiettivi strategici e interessi dell'Unione.
La
fragilità è un tratto distintivo di molti paesi a basso o medio reddito
caratterizzati da
carenze
economiche strutturali, instabilità e vulnerabilità a fenomeni quali crisi,
shock
esogeni,
epidemie, narcotraffico, calamità naturali, degrado ambientale, nonché da
situazioni
di
impoverimento del patrimonio e della diversità culturali. Essa può inoltre
essere un effetto
secondario
della globalizzazione in zone emarginate dell'economia mondiale o dell'eccessiva
dipendenza
dall'importazione di fonti convenzionali di energia, tali da ostacolare i
processi di
stabilizzazione
e sviluppo. Le situazioni di fragilità sono destinate a peggiorare per effetto
del
cambiamento
climatico, che provoca ripercussioni nuove e molteplici nei contesti
caratterizzati
da scarsa capacità. Da ulteriori approfondimenti su questi nessi potranno
scaturire
risposte innovative o adeguamenti delle strategie esistenti.
Dal punto
di vista della sicurezza umana, le popolazioni povere e vulnerabili sono quelle
maggiormente
colpite dalle situazioni di fragilità che, tramite migrazioni volontarie o
forzate,
possono
causare una fuga di capitale umano tale da rendere la fragilità ancora più
acuta.
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4.2. Intervenire
nelle
situazioni di fragilità: quali
sfide
Intervenire
efficacemente nelle situazioni di fragilità vuol dire correre deliberatamente
rischi
calcolati
preferibili ai rischi che l'assenza di intervento comporterebbe. Il sostegno ai
paesi
partner
impegnati a prevenire la fragilità, a risalire alle cause e ad affrontare le
conseguenze
del
fenomeno è un elemento dei partenariati dell'UE. Anche nei casi di sospensione
parziale
degli
accordi di cooperazione, l'Unione garantisce sostegno tramite una serie di
strumenti e
azioni
comunitari dettati da motivi di solidarietà, sicurezza e efficacia degli aiuti.
Non
intervenire in situazioni in cui non sussistono ostacoli politici di rilievo
può generare
situazioni
di "emarginazione dagli aiuti" nelle quali un paese, una regione o un
settore si
trovano
integralmente privi di risorse finanziarie. D'altro canto, l'attenzione
internazionale
concentrata
su una particolare situazione di crisi può comportare l'afflusso in massa di
risorse
finanziarie
non coordinate, con conseguenti sovrapposizioni e inconcludenze.
L'attuale
impegno volto a garantire complementarità tramite il codice di condotta dell'UE
dovrebbe
consentire di risolvere il problema dell'"emarginazione dagli aiuti".
Affinché gli
Stati
membri possano indirizzare efficacemente fondi aggiuntivi verso "Stati
fragili
emarginati",
occorre discutere in base a proposte concrete.
Nell'ambito
degli aiuti umanitari, il problema viene affrontato dalla metodologia
comunitaria
di
valutazione delle crisi dimenticate, volta a fornire più agevolmente aiuti alle
vittime di crisi
poco
considerate o completamente ignorate dai media o dai donatori.
Le
situazioni di fragilità fanno appello ad interventi globali e coordinati
nell'ambito di
approcci
estesi a tutta l'amministrazione. Occorre far sì che tra gli attori
istituzionali, statali e
non statali
(dei settori umanitario, dello sviluppo, diplomatico, esecutivo e della
sicurezza), i
finanziatori
multilaterali e gli altri donatori coinvolti siano garantiti scambi aperti di
dati e di
altre
informazioni, sinergie e un buon livello di interazione. Malgrado i notevoli
passi avanti,
vi sono
ancora impedimenti di rilievo da superare.
All'interno
dell'Unione, occorre potenziare il coordinamento. Sessioni comuni di
formazione,
pianificazione
e valutazione, che riuniscano il personale della Commissione, del segretariato
del
Consiglio e degli Stati membri, dovrebbero tenersi più sistematicamente, non
solo in
situazioni
di crisi o post-belliche, ma anche nei casi in cui da un'analisi congiunta si
evince un
deterioramento
tale da aggravare la situazione di fragilità.
La
Commissione, il segretariato del Consiglio e gli Stati membri dovrebbero
incoraggiare
ulteriormente
i contatti tra i rispettivi servizi in merito a questioni geografiche e
tematiche in
materia di
fragilità; stesso dicasi per l'informazione e il coordinamento reciproci tra i
capi
missione
dell'UE in un dato paese o in una data regione. Questo processo di
coordinamento
dovrebbe
inoltre debitamente coinvolgere l'ONU, gli altri partner e donatori
multilaterali, le
organizzazioni
della società civile e le istituzioni diverse dal governo centrale (parlamenti,
enti locali
e decentralizzati, organizzazioni regionali e continentali). La strategia
comune UE-
Africa si
propone di prevenire e affrontare le situazioni di fragilità. La questione
continuerà ad
essere
dibattuta con la Cina e con gli altri partner non-OCSE con una grande presenza
nei paesi
interessati.
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4.3.
Come prevenire la fragilità: il dialogo e l'analisi per individuare i
fattori e
affrontare
il fenomeno
I donatori,
i paesi partner, le regioni, le organizzazioni, le istituzioni internazionali,
la società
civile e i
governi hanno messo a punto strumenti di allarme rapido, analisi, monitoraggio
e
valutazione
per le situazioni di fragilità. Si tratta molto spesso di strumenti che
necessitano un
dispositivo
adeguato per dare tempestivamente seguito al risultato dell'analisi.
Il dialogo
politico con i paesi partner, le regioni e le organizzazioni continentali
svolge un
ruolo
chiave in tutti gli accordi di partenariato e cooperazione sottoscritti
dall'UE. Affrontare,
nell'ambito
di questo dialogo, le cause e le conseguenze della fragilità potrebbe aiutare
il
paese a
sviluppare strategie nazionali per superare il fenomeno in modo duraturo.
Occorre
sfruttare a pieno il potenziale dei documenti di strategia nazionale (DSN) per
prevenire
la fragilità: le radici dei conflitti, le manifestazioni violente,
l'insicurezza e i rischi
di
vulnerabilità vanno sistematicamente affrontati tramite programmi di sviluppo,
avvalendosi
di
impostazioni che tengano conto delle situazioni di conflitto. Analogamente, la
gestione
delle
crisi, la riduzione dei rischi e la preparazione ai medesimi devono essere
associate a
considerazioni
in materia di sviluppo e al DSN quale quadro generale di riferimento per
l'Unione.
4.4. Come affrontare la fragilità: strategie e
priorità
Nelle
situazioni di fragilità, un paese, una regione o una particolare comunità sono
esposti a
tensioni e minacce estreme. Per ogni caso,
occorre una risposta specifica, articolata e olistica,
che faccia leva sull'intervento
diplomatico, sugli aiuti umanitari, sulla cooperazione allo
sviluppo e sulla sicurezza.
I DSN, elaborati di concerto con i
governi partner, sono l'ambito d'elezione in cui affrontare il
problema della fragilità. Al fine di
fornire una visione più completa della risposta dell'Unione,
i DSN dovrebbero menzionare gli
interventi nell'ambito della PESC e dello strumento di
stabilità. Nelle situazioni di
fragilità, i DSN possono assicurare coordinamento all'Unione,
specie tramite la "programmazione
congiunta", che garantisce maggiore previsibilità e facilita
le sinergie, in risposta ai bisogni e
alle priorità dei partner. Gli interventi nell'ambito dei
meccanismi comunitari posso avere un
valore aggiunto poiché, in determinate circostanze,
essi vengono percepiti in modo più
neutro rispetto alla cooperazione bilaterale.
In situazioni deterioratesi a tal punto
da rendere impossibile o da escludere la cooperazione
allo sviluppo, l'Unione tende di solito
a combinare interventi politici e diplomatici con alcune
azioni di cooperazione allo sviluppo e
di gestione delle crisi. Gli aiuti umanitari possono
essere forniti in una situazione di
fragilità ma non ne costituiscono necessariamente il
corollario, a meno che la situazione
non precipiti in una crisi con implicazioni umanitarie. In
quanto espressione della solidarietà
dell'UE con le vittime di catastrofi di origine umana o
naturale, detti aiuti si vogliono
neutri, imparziali e indipendenti: essi non implicano un
impegno politico e non possono
considerarsi uno strumento di gestione delle crisi.
Quanto alla gestione delle crisi,
l'Unione vanta una potenziata capacità di agire in tempi più
brevi e una maggiore flessibilità in
situazioni di crisi o di fragilità. Il dialogo politico e misure
politiche quali le sanzioni rientrano
anch'essi tra gli strumenti a disposizione dell'UE in
situazioni di fragilità. L'intervento
in situazioni di fragilità dovrebbe essere aperto alla
partecipazione di una vasta gamma di
attori, quali l'ONU, il Movimento della croce rossa o i
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cointeressati nazionali. I parlamenti,
le autorità locali e la società civile possono svolgere un
ruolo importante ai fini del
cambiamento, ruolo che può essere potenziato facilitandone
l'accesso ai finanziamenti.
In un primo momento, le strategie di
risposta devono poter soddisfare i bisogni immediati
della popolazione, anche se le risposte
strategiche si vogliono incentrate sul lungo periodo. A
tal fine, è fondamentale capire come la
fragilità si ripercuote sui diversi gruppi sociali, in
particolare sulle donne e su categorie
vulnerabili quali bambini, giovani, disabili e minoranze,
onde soddisfarne i bisogni in modo
efficiente.
Queste categorie possono anche essere
un "motore del cambiamento". Le donne, in
particolare, non vanno considerate
unicamente vittime passive, anche se, specie in situazioni
di conflitto, esse sono particolarmente
esposte alla criminalità e allo sfruttamento sessuali. Le
donne e le minoranze svolgono un ruolo
importante nel promuovere la pace duratura e la
sicurezza, ma in genere non hanno
accesso ai meccanismi, al potere e alle risorse e si
scontrano con ordinamenti
discriminatori. Occorre cogliere le opportunità che si affacciano
nei periodi di transizione per
affrontare i problemi di genere e i diritti delle minoranze, tramite
riordini costituzionali, normativi e
del sistema giudiziario, e coinvolgendo dette categorie
nell'individuazione delle priorità del
programma di ricostruzione.
4.5. Il post-crisi: collegare aiuti d'urgenza, ricostruzione e
sviluppo (LRRD)
La coerenza della risposta globale,
l'adeguatezza, l'esperienza e il buon coordinamento delle
risorse umane e la presenza di
finanziamenti sostenibili sono fattori fondamentali. Gli aiuti
d'urgenza, la gestione della crisi, il
sostegno alla ricostruzione e la cooperazione allo sviluppo
di lungo periodo vanno adeguatamente
inquadrati come parte di un unico approccio integrato
mirato allo sviluppo sostenibile. In
tal senso, la Comunità è impegnata, sin dalla fine degli
anni novanta, ad attuare il quadro
strategico LRRD. Si tratta di un processo lungo e complesso
che vede coinvolta una moltitudine di
attori e di strumenti finanziari.
L'impostazione LRRD mira principalmente
a sviluppare strategie di lungo periodo che
riguardano settori e attori chiave per
gli aiuti d'urgenza tradizionali, nell'intento di assicurare
continuità e facilitare le sinergie. È
tuttavia opportuno che essa inglobi maggiormente i temi
della governance, dello sviluppo
istituzionale e della sicurezza. Inoltre, meccanismi di
finanziamento quali i fondi fiduciari
gestiti da agenzie internazionali, cui spesso si ricorre in
questo contesto, non sono sempre capaci
di sostenere l'attuazione dei programmi di
ricostruzione e di ripresa nei tempi
previsti, e sebbene possano in teoria aiutare a garantire il
coordinamento e la coerenza tra i
donatori, essi non dovrebbero sostituirsi all'assunzione di
responsabilità da parte degli attori
locali e alla presenza dell'UE vera e propria.
Si rende tuttora necessario un impegno
per aggiornare i metodi di attuazione del quadro
strategico LRRD, tenendo debitamente
conto della governance e della sicurezza, nonché per
adeguare le procedure e i meccanismi
finanziari a situazioni in cui la flessibilità è d'obbligo.
Lo scopo rimane invariato: una migliore
armonizzazione di analisi e politiche, l'integrazione
delle strategie (coordinamento,
coerenza e complementarità compresi) e le sinergie tra le
attività lungo un arco di tempo, in
un'ottica al tempo stesso umanitaria e di sviluppo.
4.6. Sicurezza
e
fragilità
Spesso, nelle situazioni di fragilità,
interconnettere pace, sicurezza e sviluppo, tanto all'interno
quanto all'esterno del paese,
costituisce una preoccupazione principale. La cooperazione allo
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sviluppo contribuisce in modo
essenziale ad incentivare la pace e la stabilità in quanto si
occupa delle manifestazioni di violenza
e risale alle cause dell'insicurezza e dei conflitti
violenti.
In materia di prevenzione dei conflitti
e di gestione delle crisi, l'UE ha visto potenziare le sue
capacità; essa è in grado di agire in
tempi brevi e vanta maggiore flessibilità in situazioni di
crisi e di fragilità. L'uso combinato
di strumenti comunitari, quali il Fondo specifico per la
Pace in Africa, lo strumento di
stabilità e gli strumenti PESC/PESD, contribuisce a rafforzare
le strategie nazionali, regionali e
continentali nelle situazioni di fragilità.
In materia di sicurezza, occorre
un'impostazione ampia, orientata allo sviluppo e che faccia sì
che i programmi connessi alla
governance, quali l'SSR e il DDR, tengano conto delle
preoccupazioni delle persone, onde
garantire che la sicurezza, le esigenze e diritti di base
degli individui siano prioritari. La
riforma del settore della sicurezza in un'ottica estesa a tutta
l'amministrazione è alla base delle
strategie di potenziamento istituzionale e della
legittimazione politica nelle
situazioni post-belliche.
4.7. Governo democratico e diritti umani nelle situazioni di
fragilità
La fragilità è molto spesso occasionata
da carenze e falle della governance, sotto forma di
mancanza di legittimità politica
esacerbata da limitatissime capacità istituzionali indotte dalla
povertà. L'azione dell'UE dovrebbe
mirare a sostenere il processo di democraticizzazione, di
potenziamento istituzionale e di
riconciliazione, a promuovere i diritti umani e ad
incoraggiare la volontà politica di
riforma attraverso il dialogo e gli incentivi, e non
ricorrendo a condizionalità e
sanzioni.
Anche nelle situazioni di fragilità, è
essenziale che tutte le componenti sociali, compresi i
gruppi più vulnerabili, facciano
proprio il processo di riforma. Come risultato del dialogo di
programmazione, i paesi ACP hanno
accesso a finanziamenti aggiuntivi in funzione
dell'importanza, dell'ambizione e della credibilità dei piani
d'azione nazionali in materia di
governance, che vengono valutati alla
luce di situazioni di post-crisi e di fragilità.
Quest'impostazione potrebbe essere
estesa ad altre regioni e adottata dagli Stati membri nella
cooperazione bilaterale. La Comunità ha
inoltre istituito un fondo governance nell'ambito
della PEV.
Nelle situazioni di fragilità, non
sempre è garantita la promozione dei diritti umani, che
vengono spesso violati. Oltre al
sostegno diretto alle organizzazioni della società civile, ai
difensori dei diritti umani e alle
istituzioni nazionali quali le commissioni per i diritti umani o
i mediatori, e in aggiunta all'impegno
nei confronti dei parlamenti e degli enti locali, è
fondamentale ricorrere al dialogo per
individuare gli ostacoli e superarli.
Per promuovere la democraticizzazione,
occorre ordinare i bisogni secondo le priorità. Le
elezioni sono un fattore necessario ma non sufficiente ai fini
del processo democratico. È
necessario agire a monte per favorire
una società politica inclusiva e un sistema pluralista
efficiente, con particolare attenzione
al potenziamento istituzionale, e a valle per garantire
l'effettivo funzionamento delle
istituzioni di nuova elezione. Prestare unicamente attenzione al
processo elettorale potrebbe peraltro
rivelarsi controproducente ove occasioni un disimpegno
prematuro dei donatori.
Nei casi più estremi, il processo di
democraticizzazione non è un obiettivo del governo
centrale e bisogna allora lavorare con
altri attori, quali la società civile, le autorità locali o i
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parlamenti. In via complementare, è
preferibile continuare a dialogare con il governo centrale
su questioni meno controverse, quali la
fornitura di servizi o la creazione di posti di lavoro,
per lasciare che la volontà politica di riforma si faccia
progressivamente strada. Il ripristino
dei servizi di base e la creazione di
posti di lavoro sono prioritari nelle situazioni di fragilità,
spesso caratterizzate dalla difficoltà di
conciliare la volontà di potenziare la capacità
istituzionale con l'obiettivo di
garantire l'accesso ai servizi, e in cui la sostituzione non può
essere evitata.
Ai fini della pace duratura, è
necessario un settore giudiziario legittimo e efficace, elemento
particolarmente carente nelle
situazioni di fragilità. In circostanze post-belliche, è
fondamentale garantire, a livello
nazionale, un sistema transitorio di giustizia e Stato di diritto
che coinvolga istituzioni ufficiali e
non governative. Iniziative parallele volte a rafforzare il
sistema giudiziario e a favorire la
riconciliazione hanno contribuito a stabilizzare società
divise a seguito di conflitti. Allo
stesso tempo, l'UE e i paesi partner devono garantire
congiuntamente che i crimini più gravi
per la comunità internazionale non rimangano
impuniti e vengano debitamente
perseguiti.
In alcuni conflitti, il degrado
ambientale e l'accesso alle risorse naturali o il relativo controllo
svolgono un ruolo centrale, con
implicazioni per il processo di pace e per la ricostruzione
post-bellica. In particolare, gli
effetti positivi o negativi dell'abbondanza di risorse naturali
sono funzione delle capacità e delle
strategie di sviluppo di coloro preposti alla gestione delle
risorse stesse. Mentre i donatori
dispongono spesso di limitati mezzi finanziari o politici per
far leva su questioni del genere, le
strategie di risposta devono essere sensibili al problema
onde scongiurare nuovi conflitti. Anche
il ruolo del settore privato può rivelarsi cruciale.
L'UE continuerà a promuovere la
cooperazione nell'ambito delle iniziative internazionali di
lotta al commercio illecito di risorse naturali e a favorirne
una gestione equa e trasparente.
La disponibilità di dati statistici
chiave è spesso fondamentale per affrontare questioni
connesse alla governance, al processo
democratico, alla fornitura dei servizi di base e
all'accesso alle risorse naturali. Ai
fini della riduzione della povertà, dello sviluppo sostenibile
e della crescita equa, è indispensabile
un sistema di rilevazione statistica efficiente.
5. MIGLIORARE GLI STRUMENTI
5.1. Strumenti e procedure finanziari
Intervenire efficacemente nelle
situazioni di fragilità comporta dei rischi e richiede rapidità e
flessibilità nell'adottare decisioni
politiche e nel renderle operative sul campo, occupandosi al
tempo stesso dei vincoli cui è soggetto
il paese partner, spesso in termini di capacità limitate.
In tal senso, si rendono altresì
necessarie procedure più celeri e flessibili per definire
dispositivi tempestivi che garantiscano
trasparenza e responsabilità, contribuendo ad
un'impostazione gestionale orientata ai
risultati.
L'UE deve utilizzare meglio la vasta
gamma di strumenti di cui dispone onde garantire
l'attuazione delle politiche, una risposta globale alle
situazioni di fragilità e colmare le lacune
in materia di attuazione. Occorrono
ancora notevoli sforzi per collegare e sfruttare meglio
tutte le possibilità offerte della
gamma di strumenti comunitari (geografici, per la stabilità,
umanitari, tematici), dai dispositivi
PESC/PESD e dai meccanismi di aiuti bilaterali degli Stati
membri e di altri donatori.
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La presente comunicazione non rende
necessarie nuove fonti di finanziamento rispetto a
quelle previste dalle prospettive
finanziarie 2007-2013. L'intento è piuttosto di promuovere
migliori sinergie tra gli strumenti
finanziari già esistenti e di definire, ove possibile, una
condivisione adeguata e bilanciata dei
finanziamenti con il FES.
5.1.1.
Il Fondo europeo di sviluppo (FES)
In materia di aiuti umanitari e di
emergenza, l'accordo di Cotonou prevede meccanismi
flessibili per le azioni successive
alla fase d'emergenza e per la transizione verso la fase di
sviluppo. Detti meccanismi sono stati
applicati con successo in diversi casi. La Commissione
sta lavorando attualmente ad una serie
di procedure di attuazione più flessibili cui ricorrere
nelle situazioni di fragilità. Le nuove
disposizioni sull'impiego delle dotazioni previste per i
paesi a copertura di bisogni imprevisti
offrono ulteriori possibilità di flessibilità. È inoltre in
corso di adozione lo strumento ACP per
le calamità naturali inteso a ridurre la vulnerabilità
dei paesi soggetti al fenomeno, in
applicazione del "quadro d'azione di Hyogo 2005-2015".
5.1.2.
Lo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) e lo strumento della
politica
europea di vicinato (ENPI)
Il DCI fa esplicita menzione di
"situazioni di post-crisi e Stati fragili" nell'ambito dei
programmi geografici finalizzati a dare
attuazione all'assistenza comunitaria. In circostanze
quali crisi, situazioni post-belliche o
minacce per la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti
umani e le libertà fondamentali, una
speciale procedura di emergenza prevede la revisione dei
documenti di strategia geografici e dei
programmi indicativi pluriennali per operare la
transizione verso la cooperazione e lo
sviluppo di lungo periodo. Inoltre, nei casi di catastrofi
naturali, guerre civili o crisi, per i
quali non è possibile ricorrere allo strumento di stabilità o
agli aiuti umanitari, possono essere
adottati speciali provvedimenti non previsti da detti
documenti e programmi. Queste
disposizioni sono previste dall'ENPI.
5.1.3.
Lo strumento di stabilità
La componente di medio termine dello
strumento di stabilità consente alla Commissione di
prestare sostegno strategico in
situazioni di crisi reali o potenziali e fornire un'assistenza
iniziale cui farà seguito un sostegno di lungo periodo nell'ambito
degli strumenti comunitari.
Vi si può ricorrere in situazioni di
crisi o di crisi imminenti, di iniziale stabilizzazione politica
post-crisi e di ricostruzione rapida in
seguito ad una calamità naturale, come complemento o
elemento motore del sostegno fornito
nell'ambito dei principali strumenti comunitari di azione
esterna. La componente di lungo periodo
copre le minacce transregionali, tra cui la
proliferazione delle armi e la criminalità organizzata.
5.1.4.
Gli aiuti umanitari
Gli aiuti umanitari sono intesi a
salvare vite umane e a fornire assistenza immediata alle
vittime di crisi, indipendentemente dal
livello di fragilità e dalle cause. Le procedure esistenti
per mobilitare detti aiuti sono consone
con l'approccio qui proposto.
5.1.5.
Lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e il
programma
tematico "Attori non
statali e autorità locali nello sviluppo"
Nelle situazioni più delicate,
all'impegno diretto con i governi, i donatori preferiscono la
concessione di sostegno ad altri attori
capaci di infondere il cambiamento. Le procedure
nell'ambito del programma tematico
"Attori non statali e autorità locali nello sviluppo" e
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dell'EIDHR sono adeguate alle
situazioni di fragilità in quanto offrono sostegno ad attori
alternativi, in circostanze poco
favorevoli allo sviluppo partecipativo o al rispetto dei diritti
umani. È ugualmente previsto sostegno
per i difensori dei diritti umani e per il rilevante
quadro internazionale.
L'EIDHR si presta particolarmente alle
situazioni di fragilità in quanto interviene in
circostanze in cui le libertà
fondamentali e la sicurezza umana sono messe seriamente a
repentaglio, in cui la società civile,
e in particolare i difensori dei diritti umani, subiscono
enormi pressioni e in cui il pluralismo
politico è ridotto al minimo. Lo scopo dell'EIDHR
consiste nel sostenere la
partecipazione e la rappresentazione politiche in senso democratico,
contribuendo alla conciliazione
pacifica dei gruppi di interesse. Il sostegno transnazionale e
regionale è incentrato sul dialogo e su
attività pratiche di cooperazione intesi a risolvere le
cause di conflitti profondi o di
potenziali conflitti violenti. Tra le specificità dell'EIDHR vi è
la possibilità di finanziare attività
senza il consenso del governo partner, il che rappresenta un
ulteriore vantaggio in determinate
situazioni di fragilità. L'EIDHR può operare tuttavia
unicamente in complementarità con i
rilevanti programmi geografici.
5.2. Sostegno
al
bilancio
A complemento dei progetti e in
funzione della natura della fragilità, è altresì possibile
ricorrere al sostegno al bilancio per
far fronte a emergenze finanziarie, consolidare funzioni
chiave dello Stato (gestione delle
finanze pubbliche) e garantire la stabilità sociale
(versamento dei salari o finanziamento
delle importazioni). Si tratta di uno strumento capace
di influenzare efficacemente il dialogo
politico sull'SSR, sul DDR o sulla riforma dei servizi
civili, ove questi incidano sulla
stabilità macroeconomica.
La Commissione è ricorsa al sostegno al
bilancio in diverse situazioni post-belliche per
sostenere il processo di ripresa del
paese. Tutte le situazioni di fragilità comportano rischi
elevati in termini politici, di
sviluppo, di fiducia o di reputazione, ma questi vanno misurati in
funzione dei benefici previsti e dei
costi di nuove crisi. Il sostegno al bilancio si presta alla
gestione di detti rischi (con
interventi mirati a spese critiche, arretrati, ecc.) e si basa su una
valutazione continua della congiuntura macroeconomica, del
riordino della gestione delle
finanze pubbliche e dei risultati delle
strategie di sviluppo.
6. LA STRADA DA SEGUIRE: PRIORITÀ E
RISULTATI
Laddove i paesi partner sono impegnati
a risolvere le cause e a far fronte alle conseguenze
della fragilità, per l'UE si tratta di
garantire che la Comunità, le istituzioni dell'Unione e gli
Stati membri siano più reattivi,
tempestivi e flessibili nel sostenere l'impegno dei primi. La
Commissione propone di stimolare un
dibattito, che coinvolga la società civile e altri
cointeressati, e di intraprendere al
tempo stesso le azioni elencate di seguito al fine di mettere
a punto una strategia di risposta
dell'UE alle situazioni di fragilità:
l'UE dovrebbe sottoscrivere
formalmente i principi OCSE/CAS per un adeguato intervento
internazionale negli Stati fragili
e nelle situazioni di fragilità, impegnandosi ad applicarli in
tutte le circostanze di
fragilità;
il regolare dialogo politico con i
paesi partner che mostrano segni di fragilità contemplerà
in modo più sistematico le
problematiche attinenti alla fragilità;
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onde garantire approcci estesi a
tutta l'amministrazione, occorre organizzare uno scambio
regolare di analisi dei rischi e
relative risposte dell'UE, sul posto, tramite riunioni tra i
capimissione, e in sede, tramite
un dialogo interservizi tra le istituzioni e gli Stati membri e
all'interno dei gruppi del
Consiglio;
nel fornire sostegno ai paesi in
situazioni di fragilità, l'UE deve promuovere in modo
coerente l'uguaglianza di genere,
l'inclusione sociale e i diritti umani, compresi gli aspetti
connessi ai diritti dei bambini;
la Commissione faciliterà la
creazione di squadre di lavoro ad hoc tematiche e per paese, in
collaborazione con il segretariato
del Consiglio e gli Stati membri, incaricate di specifiche
situazioni di fragilità,
nell'intento di:
elaborare ulteriormente approcci concettuali e analitici a situazioni di
fragilità e di
conflitto, in particolare in
materia di SSR e relativamente all'estensione del quadro
strategico LRRD a risposte
integrate a situazioni di post-crisi e a metodi per tener conto
delle tematiche della governance e della sicurezza;
potenziare i vantaggi comparativi dell'UE nelle situazioni di fragilità,
in particolare in vista
del futuro servizio esterno
dell'UE;
conseguire progressi verso un'azione più coerente e coordinata a livello
nazionale, in
particolare sfruttando tutte le
possibilità di analisi e programmazione comuni previste dal
quadro comune per i documenti di
strategia nazionale (QCDSN), da rivedere in funzione di
come evolve la situazione;
verrà tracciata una mappa delle
differenti modalità di aiuti bilaterali e comunitari
nell'ambito dei diversi pilastri
onde determinarne la capacità di rispondere adeguatamente
alle situazioni di fragilità e
valutarne l'impatto e l'interazione sul campo. Verrà prestata
particolare attenzione alla
complementarità tra la gestione di crisi nell'ambito di strumenti
quali le azioni congiunte
PESC/PESD, lo strumento di stabilità, il fondo per la pace in
Africa e gli strumenti di
cooperazione di lungo termine;
la Commissione farà il punto degli
aiuti UE volti a diminuire e prevenire le minacce per la
sicurezza, presenterà delle proposte per potenziare
l'efficacia e la coerenza degli aiuti
esterni dell'Unione nelle
situazioni di insicurezza e proporrà dei modi per completare gli
interventi a livello nazionale e
regionale mettendo a punto un quadro specifico di risposta
alle sfide della dimensione
mondiale o transregionale;
in linea con il codice di condotta
dell'UE in materia di complementarità e divisione dei
compiti, l'Unione, nel caso di
sovrapposizioni o carenze consistenti constatate in singoli
paesi, ridestinerà i fondi
esistenti e aggiuntivi in modo complementare. Occorrerà inoltre
mirare alla complementarità tanto
a livello nazionale che transnazionale, decidendo chi
interviene in quale paese. La
Commissione suggerisce di esplorare le seguenti possibilità di
ulteriori stanziamenti da parte
degli Stati membri a favore dei paesi fragili e in particolare
dei paesi emarginati dagli aiuti:
aumentare gli stanziamenti a favore di quei paesi con cui esiste un
quadro strategico di
cooperazione bilaterale;
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integrare le dotazioni dei DSN approvate dalla Commissione e dai paesi
partner e stanziate
nell'ambito dei PIN gestiti dalla
Commissione, qualora non esista un quadro di
cooperazione bilaterale o quando è
possibile raggiungere risultati maggiori mettendo in
comune le risorse;
verrà effettuata una revisione
globale degli strumenti di analisi e di valutazione in materia
di governance, conflitti e
monitoraggio delle catastrofi;
la fragilità farà parte del
processo di revisione dell'iniziativa governance per i paesi ACP,
che comporterà una cooperazione
regolare a livello di esperti e per la quale la
Commissione elaborerà una
relazione nel 2008;
la Commissione potenzierà la sua capacità di fornire sostegno
al bilancio, tenendo conto
dei rischi specifici e dei
benefici connessi alle situazioni di fragilità. Verrà potenziata la
cooperazione con la BM, l'FMI e la
BAS;
la Commissione metterà a punto
degli orientamenti per delucidare le condizioni di
applicazione delle disposizioni
per il ricorso a procedure flessibili nell'ambito degli
strumenti geografici nel lungo
periodo;
l'UE cercherà di approfondire il
partenariato con l'ONU e con altri attori multilaterali per
far fronte a situazioni di
fragilità. In tal senso rivestono particolare importanza l'ulteriore
rafforzamento della commissione di
consolidamento della pace e il continuo sostegno
attivo dell'UE ad una riforma
delle Nazioni Unite che miri a mettere l'istituzione in grado
di risolvere in modo efficace le
situazioni di fragilità.
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