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Seconda relazione sull'utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione delle installazioni nucleari e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi
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Bruxelles, 12.12.2007

COM(2007) 794 definitivo

 

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE
AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

Seconda relazione sull’utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione delle installazioni nucleari e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi



{SEC(2007) 1654}


INDICE

1........... CONTESTO................................................................................................................. 3

2........... METODOLOGIA......................................................................................................... 3

2.1........ Gruppo per il finanziamento delle operazioni di disattivazione........................................... 3

2.2........ Studi.............................................................................................................................. 4

2.3........ Cooperazione esterna..................................................................................................... 4

3........... Risultati.......................................................................................................................... 4

3.1........ Disattivazione di installazioni nucleari............................................................................... 5

3.2........ Aspetti legislativi, istituzionali e procedurali...................................................................... 6

3.3........ Fondo di disattivazione................................................................................................... 6

3.4........ Stima dei costi e adeguatezza dei fondi............................................................................ 7

3.5........ Utilizzo dei fondi............................................................................................................. 8

3.6........ Nuove costruzioni nucleari.............................................................................................. 9

3.7........ Trasparenza.................................................................................................................... 9

3.8........ Prospettive per il futuro................................................................................................. 10

4........... CONCLUSIONI......................................................................................................... 11


1.           CONTESTO

Nell’ottobre 2004 la Commissione ha presentato al Parlamento europeo la prima relazione sull’utilizzo delle risorse finanziarie accantonate in vista delle attività di decommissioning (disattivazione) delle installazioni nucleari[1]. La relazione è stata redatta anche nell’intento di rispondere alle preoccupazioni relative alle potenziali implicazioni in materia di sicurezza derivanti da una eventuale indisponibilità di fondi sufficienti al momento della disattivazione delle installazioni nucleari nonché da una cattiva gestione delle risorse accantonate e dalla potenziale distorsione della concorrenza.

La relazione 2004 ha ricevuto buona accoglienza, tanto che il Parlamento europeo ha deciso di elaborare di propria iniziativa una sua relazione in materia[2]. La relazione riconosce che la disattivazione è una materia complessa e che si rendono necessarie informazioni più dettagliate per approfondire l’esame delle questioni sollevate. A tal fine la Commissione ha portato a termine un ampio processo di consultazione che includeva studi tecnici indipendenti (uno dei quali contenente un dettagliato questionario) e un’approfondita consultazione con gli esperti degli Stati membri.

Inoltre la Commissione ha adottato nel 2006 una raccomandazione[3] concernente la gestione delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione di installazioni nucleari e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. La presente seconda relazione illustra il normale svolgimento dei lavori della Commissione intesi a verificare la corrispondenza tra le pratiche di finanziamento degli esercenti nucleari dell’UE e degli Stati membri e le dettagliate disposizioni contenute nella raccomandazione della Commissione.

2.           METODOLOGIA

Nel 2004 la Commissione ha istituito un gruppo di esperti ad hoc - il Gruppo per il finanziamento delle operazioni di disattivazione (DFG) – al fine di migliorare la consultazione con gli Stati membri e assicurare un contributo più competente ai lavori della Commissione.

2.1.        Gruppo per il finanziamento delle operazioni di disattivazione

Il DFG ha fornito assistenza alla CE:

1.           contribuendo a una maggiore comprensione delle politiche e delle strategie in materia di disattivazione e promuovendo i corrispondenti compiti e attività;

2.           fornendo conoscenze aggiornate relative alle stime dei costi delle attività di disattivazione e sulla gestione degli accantonamenti/fondi;

3.           esaminando le opzioni per il futuro in termini di ulteriore cooperazione e armonizzazione a livello europeo.

Il DFG si è riunito in due occasioni e ha rappresentato un forum aperto per lo scambio di pareri sugli approcci nazionali. Il gruppo è stato consultato nel corso dell’elaborazione della raccomandazione della Commissione del 20063 sul finanziamento delle attività di disattivazione.

2.2.        Studi

Sono stati eseguiti studi tecnici aventi per oggetto un’ampia gamma di argomenti relativi alla disattivazione nucleare che hanno fornito un contributo fondamentale alla presente relazione. Gli studi vertevano sui seguenti aspetti:

·      analisi dei fattori che influenzano la scelta delle strategie per la disattivazione delle installazioni nucleari;

·      metodologie di finanziamento della disattivazione nell’Unione europea;

·      inventario delle migliori pratiche di disattivazione delle installazioni nucleari;

·      analisi degli aspetti ambientali, economici e sociali connessi alla disattivazione delle installazioni nucleari.

Una copia delle principali relazioni sui citati studi è consultabile nell’apposito sito Internet della Commissione[4].

La risposta degli Stati membri a specifiche richieste di informazioni e in particolare al questionario è stata molto variegata, incidendo a volte sulle conclusioni dei relativi studi. Questo tema è ulteriormente approfondito nella sezione 3.7 della presente relazione.

2.3.        Cooperazione esterna

La Commissione ha continuato a lavorare con l’AIEA e la NEA nel settore della disattivazione nucleare nell’ambito degli specifici gruppi, quali TEGDE[5] e WPDD[6].

Un’occasione di collaborazione è rappresentata dal Gruppo di lavoro sulla sicurezza nucleare nell’ambito del processo consultivo del Consiglio organizzato sotto l’egida del Gruppo del Consiglio sulle questioni nucleari. I servizi della Commissione hanno partecipato attivamente ai lavori del citato gruppo, che si basano principalmente sui risultati del questionario della Commissione menzionato nella sezione 2.2.

3.           Risultati

I lavori effettuati dalla Commissione negli ultimi due anni hanno rafforzato considerevolmente le conclusioni generali del 2004, secondo le quali esistono significative variazioni tra gli Stati membri nella strategia di disattivazione e nella metodologia di finanziamento. Benché l’armonizzazione possa avere significativi vantaggi politici, vengono prese in debita considerazione le potenziali conseguenze di una politica comunitaria di rigida armonizzazione in questo settore.

I lavori della Commissione hanno portato a concludere che si può ragionevolmente ritenere che gli esercenti degli Stati membri agiscono con responsabilità nella costituzione e gestione dei fondi assegnati alle attività di disattivazione. Vi sono molti esempi di buone pratiche da sottolineare in paesi quali la Finlandia e la Svezia nei quali il concetto di “chi inquina paga” è sancito dalla legislazione nazionale. La nuova legge adottata in Francia nel 2006 fornisce un altro esempio recente, a dimostrazione della consapevolezza dei governi della necessità di affrontare un aspetto dell’industria nucleare che costituisce un’evidente preoccupazione per l’opinione pubblica.

I lavori della Commissione hanno altresì evidenziato i settori che suscitano preoccupazioni. Le seguenti sezioni del documento illustrano sinteticamente i risultati, indicando tra parentesi quadre [] il riferimento alla specifica parte della raccomandazione3 sui fondi destinati alla disattivazione.

3.1.        Disattivazione di installazioni nucleari

In tutti gli Stati membri le strategie sono decise a seguito della valutazione di numerosi fattori che vanno dai costi e dalla disponibilità dei depositi per i rifiuti radioattivi alle implicazioni di ordine sociale. Nessuno Stato afferma che la strategia nazionale di disattivazione è stata determinata dalla mancanza di adeguati finanziamenti. Si nota tuttavia che per diverse installazioni il periodo di rinvio delle operazioni di disattivazione è stato significativamente ridotto a seguito di aumento nella disponibilità di fondi. In alcuni Stati membri un’autorità governativa è responsabile delle decisioni relative alla strategia di disattivazione, mentre in altri la decisione è lasciata all’esercente, fatta naturalmente salva l’approvazione dell’autorità di regolamentazione.

Le strategie sono classificate in base a tre tipi: disattivazione immediata, disattivazione differita o entombment (incapsulamento dell’impianto in una struttura di cemento); quest’ultima è considerata un’opzione possibile ma in pratica non è prevista per nessuna installazione nucleare dell’UE. La strategia selezionata varia spesso da uno Stato membro all’altro con varianti notevoli per quanto riguarda i periodi di differimento: il più lungo riguarda i reattori a gas-grafite del Regno Unito per i quali il rilascio incondizionato del sito è previsto 130 anni dopo la chiusura dell’impianto. Sebbene la strategia britannica sia ufficialmente stabilita in base ai benefici del decadimento radioattivo, giova notare che l’organizzazione governativa di recente istituzione (NDA) che è ora responsabile degli impianti esistenti si è posta come obiettivo la riduzione di tale periodo a 25 anni. In altri Stati membri viene attuata una strategia di immediato decommissioning nell’arco di un periodo relativamente lungo (Italia, Francia).

Le informazioni fornite dagli Stati membri confermano che la questione della disattivazione delle installazioni nucleari e la gestione dei rifiuti è affrontata mediante attività che non comportano rischi indebiti per la salute e la sicurezza dei lavoratori e della popolazione in generale [1,2].

Indipendentemente dalla strategia scelta dallo Stato membro per la disattivazione, un finanziamento insufficiente da parte dell’esercente nucleare può costituire una violazione del principio “chi inquina paga” [3]. Inoltre, può comportare un vantaggio economico ingiustificato, equivalente ad un aiuto di Stato che falsa la concorrenza tra i produttori di energia elettrica.

Alcuni Stati membri quali la Repubblica ceca, l’Ungheria e i Paesi Bassi hanno optato per una strategia di disattivazione differita. Benché esistano diverse valutazioni secondo le quali il costo complessivo sarebbe relativamente indipendente dalla scelta strategica operata, una strategia differita non richiede importi tanto ingenti quanto quelli necessari per una disattivazione immediata subito dopo la chiusura dell’impianto. È fondamentale, tuttavia, assicurare che la modalità di gestione prescelta garantisca che le risorse finanziarie siano pienamente disponibili al momento necessario. In altri paesi sono in corso importanti sviluppi: nel Regno unito l’NDA ha proposto di ridurre il periodo di differimento da oltre 100 anni a 25. La Slovacchia e la Bulgaria hanno entrambe espresso l’intenzione di passare da una disattivazione differita a una immediata o, come nel caso di Kozloduy 1-4, viene proposta una soluzione intermedia. In tali casi, la disponibilità di fondi supplementari derivanti da risorse diverse dal fondo dell’esercente svolge un ruolo fondamentale nella scelta della strategia e la sicurezza finanziaria a lungo termine è un settore che sembra richiedere ulteriore approfondimento.

3.2.        Aspetti legislativi, istituzionali e procedurali

In tutti gli Stati membri è in vigore una chiara normativa che prevede la costituzione di un fondo con varie specificità relative alla gestione e all’utilizzo. In Francia, le disposizioni in tal senso sono state adottate nel 2006 con una nuova legge che offre un buon esempio di migliori pratiche e fa riferimento nella sua relazione introduttiva ai lavori della Commissione europea in questo settore.

Tutti gli Stati membri hanno istituito un organismo nazionale [6] incaricato della verifica e della valutazione della gestione dei fondi e della stima dei costi relativi alla disattivazione. Il ruolo di tali organismi tuttavia è raramente dettagliato. Si tratta tuttora di un processo evolutivo che deve essere monitorato attentamente mediante le relazioni nazionali previste dalla raccomandazione al fine di assicurare l’attuazione di un efficace metodo di verifica, valutazione e controllo.

3.3.        Fondo di disattivazione

La maggior parte dei fondi di disattivazione sono fondi separati [8] con introiti ottenuti sulla base delle attività nucleari – principalmente tramite la riscossione di prelievi – nel corso del periodo di esercizio dell’installazione. Esistono tuttavia diverse varianti degne di nota:

·      In vari Stati membri il finanziamento della disattivazione e della gestione dei rifiuti proviene da più di un sistema (Italia, Regno Unito, Slovacchia, Bulgaria e Lituania).

·      In Germania i fondi sono detenuti e gestiti internamente dagli esercenti commerciali. Giova notare che mentre il sistema applicato dalle installazioni tedesche in Germania ha formato oggetto di critiche da parte di diversi operatori del settore, tale sistema di gestione dei fondi ha dato risultati soddisfacenti sotto l’aspetto della disponibilità di fondi adeguati.

·      La comproprietà richiede una soluzione specifica per il problema del finanziamento soprattutto laddove il comproprietario proviene da un altro Stato membro. Di particolare rilievo è ad esempio la situazione creatasi in Slovacchia con l’acquisto di Slovenske Elektrene e la responsabilità congiunta di Croazia e Slovenia per l’installazione nucleare di Krsko. Quest’ultima situazione ha dato luogo ad un finanziamento insufficiente dovuto alla mancanza di un fondo specifico in Croazia. Particolare attenzione deve essere prestata all’aspetto del finanziamento in futuro delle proposte di costruzione di nuove centrali la cui proprietà è condivisa tra diversi Stati.

·      Vi sono molti casi in cui un non è stato costituito fondo specifico, ma si presume generalmente che i fondi necessari saranno messi a disposizione al momento opportuno. Mentre gli oneri relativi a molte installazioni sono modesti rispetto ai reattori di potenza, diversa è la situazione per gli impianti di ritrattamento e di trattamento del plutonio.

La costituzione e la gestione di un fondo di disattivazione è raramente accompagnata da una qualche valutazione dei rischi associati con la gestione a lungo termine, la valutazione degli oneri, la governance e gli investimenti. Lo studio sulle metodologie di finanziamento della disattivazione ha fornito una preziosa e rara comprensione approfondita della gestione dei rischi attinenti ai fondi che, viste le incertezze esistenti in questi settori, meriterebbero una ulteriore valutazione.

3.4.        Stima dei costi e adeguatezza dei fondi

Vi sono stati vari tentativi da parte di organizzazioni internazionali volte a comparare le stime dei costi di disattivazione ai fini di un’armonizzazione in questo settore, ma con poco successo fino ad oggi. Vi sono motivi che giustificano la disparità tra le stime effettuate da uno Stato membro all’altro: ad esempio, i costi di manodopera o la politica nazionale sui livelli di rilascio incondizionato. Dal 2004 sono state ottenute ulteriori informazioni dettagliate, tuttavia molti esercenti sono restii a fornire tutti i dettagli dei loro calcoli.

La Slovenia dispone di uno specifico fondo che si conforma alle migliori pratiche illustrate nella raccomandazione; la responsabilità per la centrale di Krsko tuttavia è condivisa con la Croazia che deve ancora istituire un sistema analogo. Di conseguenza, e senza colpa di uno Stato membro, soltanto metà dei fondi necessari per la disattivazione sono finora stati accantonati.

I reattori di Ignalina in Lituania, Bohunice V1 in Slovacchia e le Unità Kozloduy 1-4, sono stati oggetto di un impegno alla chiusura anticipata negoziato nell’ambito del processo di allargamento dell’UE. Le conseguenze di tale chiusura anticipata sono state riconosciute nei negoziati di adesione con la Comunità che si è impegnata a fornire adeguata assistenza finanziaria, commisurata alla natura a lungo termine del successivo processo di disattivazione. I fondi internazionali gestiti dalla BERS sono stati costituiti e nel dicembre 2005 l’Unione ha approvato la continuazione di un ingente finanziamento comunitario nelle prospettive finanziarie 2007-2013. Un regolamento per attuare tale finanziamento è stato adottato per Ignalina[7] nel 2006 e per Bohunice nel maggio 2007[8], conformemente all’impegno assunto nel relativo protocollo all’Atto di adesione. L’attuazione dell’assistenza comunitaria alla Bulgaria con riferimento alla chiusura delle unità Kozloduy 1-4 è garantita dal relativo Atto di adesione fino al 2009.

Le ipotesi di base che vengono formulate in relazione ai costi attualizzati variano considerevolmente nel territorio dell’UE, che dovrebbe essere interessato da una futura armonizzazione. La combinazione di un lungo periodo di deferimento e un’applicazione non appropriata dei tassi di attualizzazione sollevano preoccupazioni circa l’adeguatezza finanziaria a lungo termine [13].

Tutti gli esercenti riconoscono che la stima degli oneri relativi alla disattivazione deve essere rivalutata durante il ciclo di vita dell’installazione e con sempre maggiore precisione. Le incertezze implicite in questo processo sono considerevoli e, se non affrontate correttamente, potrebbero comportare potenziali gravi carenze nella disponibilità dei fondi quando si rendono necessari. Una stima inesatta dei costi della disattivazione, una cattiva prestazione dei fondi (dovuta a basso rendimento o a investimenti ad alto rischio) sono aspetti fondamentali che richiedono una vigilanza indipendente dei fondi tanto a livello finanziario che tecnico. Rimane aperta la questione dell’adeguatezza di una tale vigilanza in diversi Stati membri [11].

L’assicurazione nei confronti di una chiusura anticipata è prevista soltanto in pochi casi sotto forma di garanzie iniziali, disposizioni o polizze assicurative specifiche. In diversi Stati membri si presume che lo Stato assumerà la copertura finanziaria di eventuali carenze finanziarie dovute ai problemi della chiusura anticipata.

3.5.        Utilizzo dei fondi

Vi sono diversi esempi all’interno dell’UE in cui le risorse finanziarie sono utilizzate per finalità diverse dalla disattivazione e dalla gestione dei rifiuti [15]. Una particolare preoccupazione esiste con riferimento ai fondi statali laddove le risorse finanziarie non sono separate, con la conseguenza di una mancanza potenziale di stabilità finanziaria a lungo termine che è fondamentale ai fini di una disattivazione in condizioni di sicurezza. In Italia, i fondi ottenuti da una tariffa applicata al consumo di energia elettrica sono accantonati in un fondo statale e la parte non necessaria per la disattivazione è utilizzata per altre finalità di interesse statale. Circa metà dell’attuale finanziamento delle installazioni ad uso civile nel Regno Unito è fornito dal bilancio statale sulla base di un impegno triennale. L’attuale carenza nei profitti di esercizio che dovrebbero costituire i fondi rimanenti e l’assenza di fondi separati risulta in un potenziale obbligo di riorganizzare le attività di disattivazione a breve termine.

Il Belgio ha recentemente redatto una nuova legge secondo la quale i fondi per la disattivazione saranno utilizzati per finanziare progetti di investimento nel settore energetico che non presentano alcuna correlazione, mediante modalità che potrebbero essere viste come preferenziali al progetto piuttosto che costituire una gestione oculata dei fondi [16].

La Lituania ha utilizzato in alcuni casi i fondi nazionali per cofinanziare progetti nel settore dell’energia al fine di fornire capacità a sostituzione di un reattore chiuso anticipatamente.

Inoltre, l’utilizzo di fondi destinati alle attività di disattivazione, intesa come una risorsa finanziaria poco costosa, può portare a gravi distorsioni del mercato interno dell’UE.

3.6.        Nuove costruzioni nucleari

All’interno dell’UE gli Stati membri che lo desiderano possono optare per l’uso dell’energia nucleare e, all’atto della valutazione della necessità di un intervento comunitario in settori quali il finanziamento delle attività di disattivazione, si deve tener conto di un significativo aumento del numero di nuove centrali nucleari.

Il principio “chi inquina paga” fa obbligo agli esercenti di costituire fondi adeguati che siano disponibili al momento opportuno. Questo principio non è sempre applicato rigorosamente per determinate ragioni storiche. Sulla base della raccomandazione non si dovrebbe consentire che ciò accada per la costruzione di future centrali. Diversi Stati membri hanno affrontato la questione; la Francia ha adottato una nuova legge e il Regno unito e i Paesi Bassi hanno espresso posizioni analoghe. La costruzione di una nuova centrale in Romania sarà completata nel 2007 e altre tre installazioni in fase di costruzione saranno ultimate nel prossimo futuro. Le disposizioni prese dalla Romania per far fronte agli oneri di disattivazione sono in via di definizione sulla base della recente legislazione del 2006 e 2007. Diversi Stati membri hanno espresso l’intenzione di costruire nuovi impianti nucleari e la Commissione deve assicurarsi che siano applicate le migliori pratiche di finanziamento.

La raccomandazione della Commissione [5] fa specifico riferimento ai regimi previsti per il finanziamento della disattivazione e ne raccomanda la notificazione nell’ambito dell’articolo 41 del trattato Euratom riguardante la costruzione di nuove installazioni nucleari. Tale procedura facoltativa, che non pregiudica la disposizione dell’articolo 41 del trattato, è coerente con l’impostazione relativa all’adozione di misure non vincolanti illustrata nella raccomandazione. Tale metodo di dichiarazione e di consultazione dovrà essere valutato dalla Commissione al fine di giungere ad una conclusione circa l’eventuale necessità di un intervento legislativo a livello comunitario.

3.7.        Trasparenza

L’aspetto della trasparenza con riferimento ai fondi sia degli Stati membri che dei singoli esercenti deve essere valutato nel contesto della cooperazione e delle informazioni disponibili al pubblico. Sotto quest’ultimo profilo, la situazione è lungi dall’essere soddisfacente in molti Stati membri. La NDA britannica offre un esempio delle migliori pratiche applicate in questo settore con un sito Internet dedicato e i documenti Lifecycle baselines che costituiscono un grande miglioramento rispetto al livello delle informazioni generalmente messe a disposizione del pubblico.

In generale, la comunicazione tra la Commissione e gli Stati membri avviene in uno spirito di cooperazione e tale situazione è stata notevolmente migliorata negli ultimi anni. Gli Stati membri continuano ad essere i principali interlocutori della Commissione, ma anche laddove si sono instaurati contatti con i singoli esercenti la situazione è analoga. Vi sono tuttavia alcune eccezioni degne di nota a questa situazione di generali buone comunicazioni:

·      la Bulgaria non ha risposto al questionario della Commissione né ha reagito alle specifiche richieste di informazione. La stessa osservazione è stata fatta dagli offerenti nel loro feedback nel corso degli studi. Si noti che la chiusura anticipata dei reattori di potenza Kozloduy 1-4 ha comportato significativi problemi di natura finanziaria.

·      Le informazioni fornite dal Regno Unito sono state piuttosto scarse, soprattutto se confrontate con quelle trasmesse dalla maggior parte degli Stati membri e assolutamente sproporzionate rispetto alle dimensioni della sua industria nucleare. Per contro, le informazioni dettagliate rese pubblicamente note dalla NDA sul suo sito Internet bilanciano questa situazione criticabile.

·      La Germania ha risposto al questionario della Commissione qualche tempo dopo la conclusione dello studio e in tal modo non ha messo a disposizione un importante elemento ai fini del raffronto oggetto di uno degli studi mirati.

·      Diversi esercenti mantengono una clausola di riservatezza circa la divulgazione delle stime degli oneri futuri o dei fondi raccolti, o entrambi. L’argomento più spesso addotto è che tali informazioni sono sensibili sul piano commerciale. Viste le informazioni dettagliate disponibili in questo settore e la disponibilità di molti esercenti a trasmettere tali informazioni, l’argomento non è ritenuto valido.

·      La Romania ha adottato una legislazione che prevede la creazione di due fondi separati, uno per la disattivazione delle installazioni nucleari e l’altro per il combustibile esaurito e la gestione dei rifiuti radioattivi. Altre informazioni sull’attuazione della nuova legislazione saranno chieste alla Romania.

3.8.        Prospettive per il futuro

Giova notare che nell’allegato alla comunicazione del 2002[9] la Commissione ha sottolineato in particolare il fatto che soltanto i sistemi di finanziamento di Francia e Germania meritavano un esame particolare. Le motivazioni erano basate sull’incidenza dell’obbligo di costituire fondi esterni prevista dalla proposta in causa; gli ultimi due allargamenti dell’UE non modificano fondamentalmente la conclusione.

Un’analisi più dettagliata della situazione negli Stati membri e una più ampia consultazione dei destinatari hanno sensibilmente modificato il modo di considerare la situazione. I metodi di finanziamento non possono essere semplicemente divisi in fondi interni o esterni; la metodologia applicata è molto variabile, così come il grado di separazione garantito dai diversi meccanismi, in particolare nel caso dei fondi esterni. Quando conserva la piena responsabilità della disattivazione e della gestione dei rifiuti, un esercente desidera mantenere il suo diritto di esercitare la gestione finanziaria dei fondi costituiti a tale scopo. Questa situazione può risultare inaccettabile ed occorre mirare ai diversi fattori che influiscono sull’adeguatezza, la liquidità e la sicurezza dei fondi, con una rigorosa regolamentazione dell’utilizzo dei fondi ed una gestione trasparente.

Sembra che le preoccupazioni attuali vertano principalmente sull’applicazione insufficiente degli obblighi della legislazione nazionale e delle migliori pratiche. Un controllo indipendente dei fondi di disattivazione potrebbe rispondere meglio a queste preoccupazioni rispetto all’adozione di una nuova legislazione, che sia nazionale o sovrannazionale.

La recente modifica della legge francese mette in luce il ruolo di un organismo esterno nel controllo di tali questioni. Le relazioni della Corte dei conti hanno influito sulle modifiche apportate alla legislazione, e anche i lavori della Commissione sono stati citati nella motivazione della nuova legislazione. Si osserva anche un rafforzamento analogo del ruolo del controllo esterno in altri Stati membri. Uno degli elementi importanti della nuova legislazione è che fa obbligo di fondare la pratica su criteri prudenziali e di gestione sicura che non sono chiaramente definiti, ma sono piuttosto oggetto di un controllo indipendente.

La Commissione è consapevole che sono necessari miglioramenti per garantire la disponibilità di fondi adeguati in tempo utile e la loro gestione sicura e trasparente. Affronterà queste questioni dando seguito alla raccomandazione, di concerto con il gruppo consultivo che rappresenta tutti gli Stati membri.

4.           CONCLUSIONI

La disattivazione delle centrali nucleari è una questione che assumerà un’importanza crescente nei prossimi anni. Infatti è ragionevole prevedere che verso il 2025 circa un terzo del parco dei reattori nucleari attualmente in esercizio nell’Unione europea debba essere dismesso.

Benché siano in vigore disposizioni legali nazionali, esistono dei margini di miglioramento su molti aspetti che interessano l’adeguatezza fondi, la loro gestione e il loro utilizzo, in particolare mediante una verifica e relazioni dettagliate tanto a livello nazionale che comunitario.

Le differenze nelle strategie attuate per la disattivazione e nella gestione dei fondi possono comportare distorsioni sui mercati dell’energia liberalizzati dell’UE. I costi della disattivazione, compreso lo smaltimento definitivo dei rifiuti, devono essere recepiti come un elemento dei costi di produzione dell’elettricità, e devono essere compatibili con le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato.

Gli Stati membri devono vigilare su una più grande trasparenza nella notifica delle risorse finanziarie per la disattivazione. Le valutazioni degli oneri dovrebbero seguire principi contabili riconosciuti, con stime e misure pubblicamente accessibili.

Le differenze tra gli Stati membri sono in parte dovute alla struttura ed alla proprietà delle aziende energetiche prima della creazione del mercato interno dell’elettricità. La liberalizzazione dei mercati dell’energia ha aumentato la necessità di trasparenza e d’armonizzazione nella gestione di queste risorse finanziarie. La Commissione ritiene necessario proseguire lo sforzo e la cooperazione con tutte le parti interessate. Si deve soprattutto garantire che risorse finanziarie siano riservate alla soddisfazione delle esigenze connesse alla disattivazione degli impianti nucleari e che siano adeguate e disponibili al momento necessario. Le risorse devono essere gestite in piena trasparenza per garantire un elevato livello di sicurezza nel settore della disattivazione e della gestione dei rifiuti radioattivi. Nessuna informazione relativa al finanziamento della disattivazione può essere mantenuta segreta. Occorre valutare i vantaggi di metodi armonizzati di finanziamento della disattivazione nell’UE, tenendo conto delle differenze nelle strategie degli Stati membri, senza compromettere la sicurezza. Ci si deve adoperare con ogni mezzo affinché sia adottato un approccio comune nel caso delle nuove costruzioni.

La Commissione dovrebbe concentrarsi sull’adeguatezza dei fondi, sulla sicurezza finanziaria e la separazione richiesta per garantire che i fondi siano utilizzati per i fini previsti. Per quanto riguarda le future costruzioni nucleari, occorre mirare ad un approccio comune della metodologia, ma nel caso degli impianti in servizio l’azione della Commissione deve basarsi su una valutazione e relazioni indipendenti.

Il documento di lavoro che accompagna la presente relazione contiene una tabella dei fondi costituiti con riferimento a tutti gli oneri e alla durata di vita utile degli impianti. Il contenuto del presente documento di lavoro si basa sui dati comunicati dagli Stati membri nel quadro degli studi di riferimento condotti dal 2004. Gli Stati membri sono invitati a correggere, se necessario, le informazioni fornite; la Commissione pubblicherà una nuova edizione del documento ad intervalli adeguati.

Il documento di lavoro fungerà da base alle future consultazioni con gli esperti degli Stati membri.

Le fonti d’informazione utilizzate ai fini della presente relazione sono indicate nel documento di lavoro della Commissione “Dati sul finanziamento della disattivazione nell’UE”[10].



[1]               Relazione sull’utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione di istallazioni nucleari, COM(2004)719 definitivo del 26.10.2004

[2]               Risoluzione del Parlamento europeo sull’utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla disattivazione di installazioni nucleari (2005/2027(INI)), P6_TA-PROV(2005)0432

[3]               GU L 330 del 28.11.2006.

[4]               Sito Internet: http://ec.europa.eu/energy/energy_policy/index_en.htm

[5]               TEGDE: Technical Group for Decommissioning (IAEA)

[6]               WPDD: Working party for dismantling and decommissioning (NEA)

[7]               GU L 411 del 30.12.2006, pag. 10.

[8]               GU L 131 del 23.5.2007, pag. 1.

[9]               La sicurezza nucleare nell’Unione europea. COM(2002) 605 definitivo del 6.11.2002

[10]             SEC (2007) 1654.