Il 2026 segnerà una nuova era per il comparto crypto?

Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta per gli asset digitali. Meno volatilità, più regole e un dialogo sempre più stretto con la finanza tradizionale. Saranno proprio la crescente diffusione della blockchain e la normalizzazione delle stablecoin a fare da apripista a questa nuova fase.

Grafici, logo Bitcoin, logo DeFi™ e logo Pragmatic Play

Il 2026 può essere l’anno in cui le crypto iniziano a consolidarsi.

Cosa cambia davvero nel 2026 per gli asset digitali

Il 2026, secondo gli analisti, sarà un anno chiave per il comparto crypto: meno aree grigie, maggiore regolamentazione, più apertura verso il pubblico e una progressiva integrazione con il sistema finanziario tradizionale. Potrebbe quindi cominciare la fase matura degli asset digitali, dopo anni segnati da hype spettacolari e crolli colossali. Ma come cambierà davvero la finanza digitale?

Dal punto di vista normativo, dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le regole del MiCA (Markets in Crypto-Assets) europeo, pensate per mettere fine al “far west” crypto. Tra le norme, gli exchange dovranno ottenere tutte le licenze previste e sarà obbligatorio per asset ed ecosistemi digitali pubblicare White Paper approvati dalle autorità. Aumentano anche i controlli contro pratiche illegali, mentre le stablecoin più diffuse, ancorate a valute come euro (EURT) o dollaro (USDT), saranno supervisionate dalla BCE.

A proposito di stablecoin, potrebbero essere proprio loro a guidare la crescita del settore. A guardare i dati storici degli asset, in cinque anni il circolante è aumentato di dieci volte, e nel 2025 ha superato i 300 miliardi di dollari. Con l’appoggio dei governi in USA, Giappone, Brasile – e il coinvolgimento di player come Visa e Mastercard – le stablecoin sono diventate il vero trait d’union tra finanza tradizionale e decentralizzata.

DeFi, Bitcoin, Ethereum: come si evolveranno nel 2026?

Il 2026 sarà anche l’anno della finanza decentralizzata, ovvero dell’ecosistema di applicazioni finanziarie sviluppate su blockchain, con volumi destinati a raddoppiare rispetto al 2025. Non solo: il principio alla base della DeFi – open source e nativamente on-chain – è oggi sempre più riconosciuto anche dalle istituzioni finanziarie tradizionali, con soluzioni per tokenizzare asset reali.

E Bitcoin? Nel 2026 l’asset crypto per eccellenza dovrebbe entrare in una fase più stabile. L’impatto degli halving, i cicli quadriennali che dimezzano l’offerta di BTC, tenderà a pesare meno sul prezzo. Anche la volatilità del token dovrebbe ridursi, mentre aumenteranno le posizioni long. Questo trend è in realtà già visibile dal 2024 (anche grazie allo sviluppo degli ETF su BTC negli USA) con correzioni post-picco contenute entro il 30%, mentre in passato si aggiravano intorno al 60%.

Anche per Ethereum, dopo una fase di forte espansione, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di un progressivo consolidamento. L’ecosistema creato da Vitalik Buterin si sta muovendo verso un modello più stabile, con un’adozione crescente da parte di operatori e istituzioni finanziarie. Un percorso che rafforza il ruolo di Ethereum come infrastruttura chiave dell’economia digitale e, perché no, anche tradizionale.

Luisa Marcora
Il mio obiettivo è informare con chiarezza e aiutare i lettori a muoversi nel mondo crypto e dei broker online con maggiore consapevolezza.
Scritto da: Luisa Marcora