Le app più aggressive nella raccolta dei dati personali

Con 16 milioni di italiani che usano app ogni giorno e un rischio crescente di violazioni dei dati, la nostra privacy è costantemente esposta. Molte applicazioni raccolgono informazioni personali, ma quali sono le più invasive? Abbiamo analizzato le app più popolari per svelare chi sfrutta di più i nostri dati.

App su schermo smartphone

Le app che scarichiamo sul nostro smartphone possono rappresentare delle serie minacce.

App, quali dati si condividono davvero

Con 16 milioni di italiani che utilizzano almeno un’app (cioè il 35% della popolazione) e 94 milioni di data breaches per quadrimestre nel 2025, è chiaro che diventa sempre più importante conoscere cosa si sta condividendo a seconda delle app utilizzate. Sebbene molte applicazioni forniscano servizi utili, raccolgono anche quantità significative di dati personali, tra cui:

  • Informazioni sugli acquisti
  • Cronologia di navigazione
  • Dati personali
  • La tua posizione
  • Cronologia delle ricerche
  • Contenuti creati dall’utente
  • Informazioni finanziarie
  • Informazioni su salute e fitness

Alcune app raccolgono queste informazioni senza condividerle con terze parti, mentre altre non tracciano affatto dati personali. In ogni caso, prima di installare e iniziare a usare anche le app più popolari, è importante sapere quanto stai realmente condividendo per poterle utilizzare. Ma quali sono quelle che sfruttano di più i nostri dati?

Per scoprirlo, abbiamo analizzato le politiche sulla privacy e i dettagli nascosti delle app più popolari in Italia, rivelando quali dati vengono raccolti e quali sono condivisi con terze parti.

Quali dati raccolgono le app e a che scopo?

L’App Store di iOS identifica sei principali scopi per la raccolta dei dati degli utenti. La pubblicità di terze parti prevede la visualizzazione di annunci provenienti da fonti esterne all’interno dell’app oppure la condivisione dei dati dell’utente con quegli inserzionisti. Il 56% delle app analizzate condivide i dati personali per questo scopo. La pubblicità o il marketing dello sviluppatore ha una funzione simile, ma si concentra sulla visualizzazione di annunci proprietari, con il 76% delle app che dichiara di utilizzare i dati degli utenti a questo scopo.

L’analytics viene utilizzato dal 96% delle app per valutare il comportamento degli utenti, mentre l’84% dei dati serve a personalizzare l’esperienza dell’utente, ad esempio consigliando prodotti specifici. L’App Store include anche una categoria “altri scopi” per tutte le finalità non specificate precedentemente. Infine, i dati vengono raccolti per la funzionalità dell’app, come l’autenticazione degli utenti e l’implementazione di misure di sicurezza, contribuendo a ridurre il rischio di crash. Il 98% delle app top iOS raccoglie dati per garantire il corretto funzionamento delle app.

Le 20 app più aggressive nella raccolta dati

Pos. App Cat. % dati terze parti % dati mark./adv. % dati analytics % dati pers. prod. % dati funz. app % dati altro Indice
1 Facebook / Messenger Social Media 68,6% 68,6% 85,7% 71,4% 91,4% 71,4% 10,00
2 Instagram / Threads Social Media 68,6% 68,6% 85,7% 71,4% 85,7% 71,4% 9,91
3 LinkedIn Business 37,1% 37,1% 68,6% 65,7% 74,3% 71,4% 7,92
4 Pinterest Social Media 42,9% 42,9% 62,9% 42,9% 74,3% 71,4% 7,59
5 Amazon Shopping E-commerce 5,7% 25,7% 54,3% 25,7% 68,6% 57,1% 5,50
6 YouTube Video 31,4% 34,3% 45,7% 34,3% 65,7% 11,4% 5,28
7 X (Twitter) Social Media 28,6% 28,6% 42,9% 37,1% 51,4% 25,7% 5,16
8 Uber Eats Food Delivery 31,4% 42,9% 45,7% 34,3% 60,0% 0,0% 5,13
9 PayPal Finanza 8,6% 25,7% 25,7% 25,7% 54,3% 65,7% 5,01
10 Waze Navigazione 20,0% 34,3% 37,1% 28,6% 57,1% 28,6% 4,98
11 Google Maps Navigazione 17,1% 14,3% 60,0% 48,6% 68,6% 2,9% 4,94
12 Uber Trasporti 0,0% 42,9% 54,3% 42,9% 62,9% 0,0% 4,82
13 Google Ricerca 17,1% 25,7% 51,4% 25,7% 68,6% 0,0% 4,50
13 Prime Video Streaming 8,6% 25,7% 45,7% 17,1% 45,7% 40,0% 4,50
14 Airbnb Viaggi 0,0% 22,9% 57,1% 40,0% 62,9% 0,0% 4,37
15 Deliveroo Food Delivery 28,6% 25,7% 40,0% 22,9% 54,3% 0,0% 4,26
16 Spotify Musica 17,1% 20,0% 42,9% 28,6% 57,1% 2,9% 4,16
17 TikTok Social Media 22,9% 14,3% 28,6% 20,0% 62,9% 17,1% 4,12
18 Bumble Dating 2,9% 25,7% 28,6% 31,4% 51,4% 11,4% 3,87
19 Gmail Email 8,6% 8,6% 48,6% 28,6% 57,1% 0,0% 3,76
20 Just Eat Food Delivery 0,0% 31,4% 31,4% 28,6% 31,4% 17,1% 3,71

1. Facebook/Messenger e Instagram/Threads

Al primo posto per intrusività nella raccolta dei dati personali troviamo Facebook/Messenger, seguita poco distante da Instagram/Threads. Entrambe le app, di proprietà di Meta, condividono il 68,6% dei dati personali con terze parti, spesso a fini pubblicitari mirati. Queste app raccolgono rispettivamente il 91,4% (Facebook/Messenger) e l’85,7% (Instagram/Threads) dei dati per far funzionare correttamente le app e l’85,7% per analytics, dando agli utenti l’impressione di interagire con piattaforme che li conoscono intimamente.

2. LinkedIn e Pinterest

LinkedIn e Pinterest si posizionano al terzo e quarto posto tra le app più aggressive in termini di raccolta dati. Sebbene LinkedIn sia utilizzata principalmente per il networking professionale, l’app raccoglie il 74,3% dei dati per la funzionalità dell’app, inclusi foto, audio e informazioni di contatto come email e indirizzi. Su Pinterest invece il 62,9% dei dati è impiegato per analytics, mentre il 42,9% serve a creare contenuti e raccomandazioni personalizzate. Pur condividendo meno dati con terze parti rispetto a Facebook e Instagram, LinkedIn e Pinterest rimangono comunque molto intrusive, condividendo rispettivamente il 37,1% e il 42,9% delle informazioni con soggetti esterni, comprese indicazioni approssimative sulla posizione e contatti utilizzabili da inserzionisti e altre entità.

3. Amazon

Amazon, con circa 310 milioni di utenti in tutto il mondo, è la piattaforma di shopping online più diffusa. L’app utilizza solo il 25,7% dei dati personali per personalizzare l’esperienza d’acquisto e la stessa percentuale per pubblicità. Tuttavia, la funzionalità dell’app assorbe la maggior parte dei dati, pari al 68,6%, inclusi dati di pagamento, interazione con i prodotti e informazioni sensibili. Con solo il 5,7% dei dati condivisi con terze parti, la maggior parte delle informazioni resta all’interno dell’app.

Le app business più intrusive

Classifica App Categoria % dati condivisi con terze parti % dati per marketing/pubblicità % dati per analytics % dati per personalizzazione prodotto % dati per funzionalità app % dati per altri scopi Indice Finale
1 LinkedIn Business 37,1% 37,1% 68,6% 65,7% 74,3% 71,4% 7,92
2 Gmail Business 8,6% 8,6% 48,6% 28,6% 57,1% 0,0% 3,76
3 Google Drive Business 0,0% 5,7% 40,0% 25,7% 54,3% 0,0% 3,26
4 Dropbox Business 0,0% 20,0% 14,3% 2,9% 40,0% 0,0% 2,40
5 Microsoft Outlook Business 2,9% 8,6% 25,7% 0,0% 17,1% 0,0% 1,98

Nel panorama delle app business, LinkedIn si conferma la più intrusiva, con livelli elevati di raccolta dati su più fronti: il 74,3% delle informazioni viene utilizzato per la funzionalità dell’app, il 68,6% per analytics e il 65,7% per la personalizzazione dei contenuti. Inoltre, condivide inoltre il 37,1% dei dati personali con terze parti, come agenzie pubblicitarie, e ne utilizza una quota simile per marketing diretto, inviando ad esempio email promozionali o suggerimenti di corsi e servizi.

Seguono Gmail, Google Drive, Dropbox e Microsoft Outlook, con livelli di raccolta dati progressivamente più contenuti. Gmail utilizza il 57,1% dei dati per la funzionalità (come filtrare automaticamente spam e organizzare le email) e il 48,6% per analytics (per capire quali funzioni vengono più utilizzate), condividendo solo l’8,6% con terze parti. Google Drive non condivide dati esternamente, ma ne impiega il 54,3% per la funzionalità (sincronizzare file tra dispositivi) e il 40% per analytics (monitorare errori o tempi di utilizzo). Anche Dropbox non registra condivisione con terze parti, utilizzando il 40% dei dati per la funzionalità (come la condivisione sicura di documenti) e il 20% per marketing (consigli su upgrade o servizi aggiuntivi). Infine, Microsoft Outlook risulta la meno intrusiva del gruppo, con solo il 17,1% dei dati destinato alla funzionalità (ordinare la posta in arrivo) e il 2,86% condiviso con terze parti.

Le app di intrattenimento più intrusive

Classifica App Categoria % dati condivisi con terzi % dati per marketing/pubblicità % dati per analytics % dati per personalizzazione prodotto % dati per funzionalità app % dati per altri scopi Indice Finale
1 YouTube Video 31,4% 34,3% 45,7% 34,3% 65,7% 11,4% 5,28
2 Prime Video Streaming 8,6% 25,7% 45,7% 17,1% 45,7% 40,0% 4,50
3 Spotify Musica 17,1% 20,0% 42,9% 28,6% 57,1% 2,9% 4,16
4 Disney+ Streaming 2,9% 20,0% 22,9% 20,0% 22,9% 0,0% 2,70
5 Netflix Streaming 11,4% 0,0% 20,0% 11,4% 28,6% 8,6% 2,49

Tra le app di intrattenimento, YouTube si conferma la più intrusiva, utilizzando il 65,7% dei dati per la funzionalità dell’app, ad esempio per suggerire video basati sulle visualizzazioni precedenti, gestire playlist o notifiche personalizzate. Il 45,7% dei dati viene impiegato per analytics, come capire quali contenuti sono più popolari o quanto tempo gli utenti trascorrono su certe categorie, mentre il 31,4% viene condiviso con terze parti, ad esempio per pubblicità mirata.

Prime Video mostra un uso significativo dei dati, con il 45,7% destinato sia alla funzionalità, come suggerire film e serie in base agli interessi, sia agli analytics, per monitorare abitudini di visione e migliorare l’esperienza utente. Ben il 40% dei dati viene raccolto per altri scopi, ad esempio test di nuove funzionalità o campagne promozionali, pur condividendo solo l’8,6% con terze parti. Spotify segue con il 57,1% dei dati destinato alla funzionalità, come creare playlist personalizzate o gestire la riproduzione offline, e il 42,9% per analytics, comprendendo quali generi o brani sono più ascoltati, oltre al 28,6% utilizzato per personalizzare consigli musicali.

Disney+ e Netflix registrano livelli più contenuti ma comunque rilevanti: anche se piattaforme come Disney+ sono spesso associate a un pubblico giovane o familiare, continuano a raccogliere dati per funzionalità e personalizzazione dei contenuti, dimostrando come la gestione dei dati sia centrale in tutte le app di streaming, indipendentemente dal target.

Le app di food delivery più intrusive

Classifica App Categoria % dati condivisi con terzi % dati per marketing/advertising % dati per analytics % dati per personalizzazione prodotto % dati per funzionalità app % dati per altri scopi Indice Finale
1 Uber Eats Consegna cibo 31,4% 42,9% 45,7% 34,3% 60,0% 0,0% 5.13
2 Deliveroo Consegna cibo 28,6% 25,7% 40,0% 22,9% 54,3% 0,0% 4.26
3 Just Eat Consegna cibo 0,0% 31,4% 31,4% 28,6% 31,4% 17,1% 3.71
4 Glovo Consegna cibo 22,86% 25,7% 28,6% 17,1% 45,7% 0,0% 3.67

Nel settore del food delivery, Uber Eats si distingue per un uso intensivo dei dati: il 60% viene utilizzato per la funzionalità, ad esempio per tracciare gli ordini, gestire i pagamenti e suggerire ristoranti in base alle tue preferenze (come il tipo di cucina o la “pizza del venerdì sera”). Il 45,7% è impiegato per analytics, per capire quando e cosa ordini più spesso, mentre il 31,4% viene condiviso con terze parti, ad esempio per mostrarti offerte mirate.

Deliveroo segue un profilo simile, utilizzando il 54,3% dei dati per la funzionalità (gestione ordini e suggerimenti personalizzati) e il 40% per analizzare le abitudini di consumo, come orari e frequenza degli ordini. Just Eat, invece, non condivide dati con terze parti (0%), ma utilizza il 31,4% delle informazioni per migliorare il servizio e inviarti offerte basate sui tuoi ordini precedenti.

Glovo si colloca a metà, con il 45,7% dei dati utilizzato per la funzionalità, come la geolocalizzazione per le consegne e suggerimenti personalizzati, e il 22,86% condiviso con terze parti. Nel complesso, queste app utilizzano i dati soprattutto per capire gusti, abitudini e routine degli utenti, rendendo l’esperienza sempre più su misura.

Le app più sicure per salvaguardare i dati personali

Può essere inquietante sapere che le app che utilizziamo ogni giorno sfruttino i nostri dati in così tanti modi diversi. Proprio per questo, abbiamo individuato le app più sicure in termini di raccolta e condivisione dati.

Classifica App Categoria % dati condivisi con terzi % dati per pubblicità/marketing % dati per analytics % dati per personalizzazione prodotto % dati per funzionalità app % dati per altri scopi
1 Booking.com Viaggi 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0%
2 Trenitalia Viaggi 0,0% 0,0% 2,9% 0,0% 5,7% 0,0%
3 Revolut Finanza 0,0% 0,0% 5,7% 0,0% 22,9% 0,0%
4 Telegram Messaggistica 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 31,4% 0,0%
5 Skype Comunicazione 0,0% 0,0% 14,3% 0,0% 20,0% 0,0%

Tra le app analizzate, quelle più sicure sono caratterizzate da un utilizzo praticamente nullo dei dati personali. Booking.com emerge come l’app più attenta alla privacy: nessun dato viene condiviso con terze parti, né utilizzato per pubblicità, analytics o personalizzazione, e persino la funzionalità dell’app non richiede informazioni personali.

Anche app di comunicazione e messaggistica come Skype e Telegram mantengono bassissimi livelli di raccolta dati: Skype utilizza solo il 14,3% dei dati per analytics e il 20% per la funzionalità dell’app, mentre Telegram registra appena il 31,4% dei dati per la funzionalità, senza alcun tracciamento per pubblicità o personalizzazione.

Anche nel settore finanziario e dei trasporti, app come Revolut e Trenitalia si dimostrano attente alla privacy. Revolut utilizza solo il 5,7% dei dati per analytics e il 22,9% per garantire il corretto funzionamento dell’app, mentre Trenitalia impiega appena il 2,9% dei dati per analytics e il 5,7% per la funzionalità. Queste app rappresentano scelte affidabili per chi desidera un’esperienza digitale sicura, con un impatto minimo sui propri dati personali.

Come proteggere i propri dati sulle app

Le app che utilizziamo ogni giorno possono raccogliere moltissime informazioni personali, spesso senza che ce ne accorgiamo. Per proteggere i propri dati, il primo passo è sempre leggere con attenzione le impostazioni sulla privacy e i permessi richiesti dall’app. Molte app chiedono l’accesso a dati che non sono strettamente necessari per il loro funzionamento, come contatti, posizione o cronologia delle ricerche. È importante concedere solo i permessi essenziali e rivedere periodicamente quelli già attivi.

Un altro punto fondamentale è aggiornare sempre le app e il sistema operativo. Gli aggiornamenti spesso includono correzioni di sicurezza che proteggono i dati da vulnerabilità note. Va evitato inoltre di condividere informazioni sensibili, come dati bancari o documenti personali, direttamente tramite l’app se non strettamente necessario.

Infine, è importante prestare attenzione alle app di terze parti e alle pubblicità integrate. Alcune raccolgono dati per marketing e profilazione e potrebbero condividerli senza il tuo consenso. Valuta di usare app che garantiscono trasparenza sulla raccolta dei dati e che offrono opzioni di anonimizzazione o limitazione della tracciabilità. In sintesi, una combinazione di attenzione ai permessi, aggiornamenti regolari e scelta consapevole delle app è la chiave per navigare sicuri e proteggere i propri dati personali.

Fonti e metodologia

Per identificare le app più invasive sull’App Store iOS, abbiamo analizzato i termini e le condizioni sulla privacy delle app più scaricate in Italia nel 2026. Ogni app aveva il proprio insieme di termini e condizioni sulla privacy nella sezione “Privacy dell’App” dello store. Per questo studio, ci siamo concentrati sulle sezioni “Dati collegati a te”.

Abbiamo contato quante volte ciascuna app raccoglie dati personali, concentrandoci su sei scopi specifici di raccolta dati identificati dall’App Store:

  • Pubblicità di terze parti
  • Marketing o pubblicità dello sviluppatore
  • Analytics
  • Personalizzazione del prodotto
  • Funzionalità dell’app
  • Altri scopi

Ciascuno di questi scopi raccoglieva i seguenti 16 tipi specifici di dati:

  • Informazioni di contatto
  • Salute e fitness
  • Informazioni finanziarie
  • Posizione
  • Informazioni sensibili
  • Contatti
  • Contenuti dell’utente
  • Cronologia di navigazione
  • Cronologia delle ricerche
  • Identificatori
  • Acquisti
  • Dati di utilizzo
  • Diagnostica
  • Corpo
  • Altri dati

Abbiamo sommato la quantità di dati raccolti da ciascuna app per calcolare la percentuale relativa a ciascuno scopo. Questo ci ha permesso di determinare quale app raccoglieva più dati, con l’app che mostrava la percentuale più alta classificata come la più invasiva.

Eli Carosi
Sono convinta che sia importante dare informazioni chiare, aggiornate e sempre verificate. Se i lettori conoscono i fatti, faranno le scelte migliori.