Accettiamo quotidianamente contratti digitali complessi e illeggibili. Un nostro studio rivela che il 53% delle clausole delle Big Tech è ambiguo, specialmente su dati e diritti. Leggere un singolo contratto può richiedere oltre 70 minuti, rendendo impossibile capire cosa firmiamo cliccando “Accetto”.
Oltre la metà delle clausole fornite dalle Big Tech è ambigua, secondo lo studio di Truffa.net.
I contratti digitali più difficili da capire: la classifica
Per fare luce su ciò che gli utenti accettano quotidianamente senza leggere, noi di Truffa.net abbiamo condotto lo studio “Le clausole nascoste dei contratti”. L’analisi, realizzata con il supporto di ChatGPT, ha preso in esame termini di servizio, privacy policy e cookie policy delle piattaforme social, e-commerce e streaming più utilizzate in Italia.
Dai risultati emerge che i social media concentrano i contratti più complessi, sia in termini di ambiguità che di tempo necessario per leggerli integralmente.
| Classifica | Piattaforma | Contratto | % Clausole ambigue | Tempo di lettura stimato (minuti) |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Termini di Servizio | 80% | 24 | |
| 2 | Termini di Servizio | 73% | 25 | |
| 3 | Snapchat | Termini di Servizio | 69% | 71 |
| 4 | Apple | Termini dei Servizi Media | 69% | 46 |
| 5 | Termini di Utilizzo | 67% | 10 | |
| 6 | Spotify | Privacy Policy | 67% | 32 |
| 7 | Termini di Servizio | 67% | 19 | |
| 8 | Microsoft | Service Agreement | 67% | 93 |
| 9 | Netflix | Avviso sulla Privacy | 65% | 41 |
| 10 | YouTube | Termini di Servizio | 64% | 17 |
| 11 | Apple | Privacy Policy | 63% | 19 |
| 12 | X (Twitter) | Termini di Servizio | 62% | 42 |
| 13 | Privacy Policy | 60% | 18 | |
| 14 | Spotify | Termini e Condizioni | 60% | 33 |
| 15 | Disney+ | Privacy Policy | 60% | 18 |
| 16 | Dropbox | Privacy Policy | 60% | 14 |
| 17 | Amazon Italia | Privacy Policy | 58% | 23 |
| 18 | Telegram | Privacy Policy | 58% | 24 |
| 19 | Contratto con l’Utente | 57% | 24 | |
| 20 | Dropbox | Termini di Servizio | 57% | 20 |
Meta apre la classifica con ben due app. I Termini di Servizio di Whatsapp si collocano infatti al primo posto, dove l’80% delle clausole risulta difficile da comprendere. Leggere integralmente il documento richiede circa 24 minuti, un tempo che rende complicato per l’utente medio capire davvero cosa sta accettando. Tra le clausole più complesse troviamo l’uso dei dati e la condivisione con terzi. Ignorarle può avere conseguenze concrete: ad esempio, i tuoi dati potrebbero essere condivisi con aziende esterne senza che tu lo sappia, potresti non poter fare reclami in caso di problemi con il servizio, i termini del contratto potrebbero cambiare senza preavviso e la piattaforma potrebbe usare i tuoi contenuti come vuole, anche a fini commerciali.
Segue Facebook, con circa 25 minuti di lettura per i Termini di Servizio, i quali risultano poco chiari per il 73%. Gli aspetti più difficili da comprendere includono diritti sui contenuti e proprietà intellettuale, sospensione o rimozione degli account. Ciò significa che i contenuti che pubblichi potrebbero essere utilizzati dalla piattaforma senza il tuo consenso, le tue informazioni personali potrebbero rimanere memorizzate anche dopo aver cancellato l’account, o potresti perdere l’accesso senza preavviso.
Al terzo posto troviamo Snapchat, che si distingue sia per la percentuale di clausole ambigue (69%) sia per la lunghezza del testo: oltre 71 minuti di lettura per un singolo contratto. In questo caso, le clausole più complesse riguardano anche l’uso dei dati per l’intelligenza artificiale: non leggerle attentamente significa rischiare che i tuoi dati vengano utilizzati per algoritmi di intelligenza artificiale senza che tu ne sia pienamente consapevole.
Colpiscono infine i contratti che combinano tempi di lettura significativi e complessità, mostrando lo sforzo che sarebbe necessario per comprendere davvero le piattaforme che utilizziamo ogni giorno. Il Service Agreement di Microsoft richiede circa 93 minut, mentre quello di Apple arriva fino a 46 minuti. Anche i Termini di Servizio di X/Twitter e di Spotify richiedono rispettivamente circa 42 e 33 minuti. Questi dati evidenziano quanto sia facile accettare contratti complessi senza comprenderne realmente il contenuto, nonostante li utilizziamo quotidianamente per lavoro, social e intrattenimento.
Non solo social: e-commerce e streaming
Le difficoltà di comprensione dei contratti digitali non riguardano solo i social network. Anche piattaforme di e-commerce e servizi di streaming presentano documenti caratterizzati da un linguaggio complesso e poco accessibile per l’utente medio, rendendo facile accettare clausole senza comprenderle appieno.
Nel settore dello streaming musicale e video, i dati mostrano percentuali di clausole ambigue sorprendentemente elevate. La Privacy Policy di Spotify raggiunge il 67% di clausole considerate poco chiare, con un tempo di lettura stimato di 32 minuti, mentre l’Avviso sulla Privacy di Netflix arriva al 65% con circa 41 minuti necessari per leggerla tutta. Cliccare “Accetto” senza leggere può quindi significare che i tuoi dati vengano condivisi con terzi, rimangano memorizzati anche dopo la cancellazione, vengano profilati per pubblicità mirata e che le regole del servizio cambino senza preavviso.
Anche le condizioni di Apple Media Services e Disney+ presentano rispettivamente il 69% e il 60% di clausole ambigue, richiedendo oltre 46 e 18 minuti di lettura. In questi casi, le parti più critiche riguardano variazioni dei prezzi, sospensione degli account, limiti di responsabilità e gestione dei contenuti, aspetti che influenzano direttamente l’esperienza degli utenti ma che raramente vengono letti con attenzione.
Anche le piattaforme di e-commerce e servizi digitali mostrano problemi simili. La Privacy Policy di Amazon Italia registra il 58% di clausole ambigue e circa 23 minuti di lettura, mentre documenti come quelli di Google, YouTube, Dropbox e LinkedIn mostrano valori simili, confermando che anche servizi largamente utilizzati nella vita quotidiana richiedono uno sforzo notevole per essere compresi.
Come evitare “trappole contrattuali”
Accettare un contratto digitale senza leggerlo equivale a firmare un foglio in bianco. Anche dedicare pochi minuti alle clausole chiave può fare la differenza, soprattutto su dati personali, contenuti e diritti legali.
Questi i nostri tre consigli per evitare le trappole contrattuali:
1. Cercare parole chiave critiche come “dati”, “licenza”, “sospensione”, “modifiche”
Questi termini indicano quasi sempre le clausole più sensibili del contratto. Sono le sezioni che regolano cosa può fare la piattaforma con i contenuti pubblicati, per quanto tempo può conservare i dati personali o in quali casi può sospendere o chiudere un account senza preavviso.
2. Controllare sempre privacy policy e cookie policy, non solo i termini di servizio
Molti utenti si fermano ai Termini di Servizio, ma le informazioni più rilevanti sull’uso dei dati, sul tracciamento e sulla condivisione con terze parti si trovano spesso in documenti separati. Ignorarli significa accettare pratiche di trattamento dei dati senza esserne consapevoli.
3. Usare strumenti di sintesi o AI per individuare rapidamente le clausole più rischiose prima di accettare
Quando i tempi di lettura superano i 20, 30 o addirittura 50 minuti, leggere tutto diventa irrealistico. In questi casi, strumenti di sintesi automatica o basati sull’intelligenza artificiale possono aiutare a individuare i punti critici, riducendo il rischio di accettare condizioni svantaggiose senza saperlo.
Questi accorgimenti non eliminano del tutto i rischi, ma permettono di affrontare i contratti digitali in modo più consapevole, soprattutto quando si tratta di piattaforme che utilizziamo quotidianamente per lavoro, comunicazione e intrattenimento.
Fonti e Metodologia
L’analisi è stata condotta utilizzando ChatGPT per identificare il numero totale di clausole presenti nei contratti digitali e classificare quelle considerate “ambigue” sulla base di complessità linguistica, ambiguità e impatto sui diritti dell’utente.
Sono stati analizzati contratti aggiornati tra il 2024 e il 2026 relativi a piattaforme social, servizi digitali, e-commerce e streaming, prendendo in considerazione termini di servizio, privacy policy e cookie policy.
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