La Gambling Commission britannica ha pubblicato i dati relativi al GGY (il margine lordo del settore del gioco d’azzardo in Gran Bretagna), e le cifre convertite in euro sono ormai inferiori a quelle della realtà italiana. Tuttavia, le due industrie vivono momenti differenti: sul mercato britannico pesa l’incertezza economica, complici l’aumento delle tasse sul gioco online già in vigore e l’ipotesi di nuovi rincari invocati da più parti.
I dati sulla spesa del mercato britannico e italiano sono vicini
UKGC: gli inglesi perdono £17,5 MLD nel gioco
La UKGC, sigla con cui è comunemente indicata la Gambling Commission, è l’autorità che regola il settore del gioco d’azzardo in Gran Bretagna. L’agenzia ha recentemente pubblicato i dati annuali relativi all’anno finanziario aprile 2025 – marzo 2026. Lo scenario emerso è quello di un comparto nel complesso solido, ma che mostra i primi segnali di rallentamento.
Il parametro di riferimento usato dall’autorità è il GGY (Gross Gambling Yield), ovvero il ricavo lordo trattenuto dagli operatori (la differenza tra raccolta e vincite erogate, coincidente con la spesa effettiva dei giocatori). Il dato complessivo, lotterie comprese, ha raggiunto i 17,5 miliardi di sterline, segnando una crescita del 4,4% sull’anno finanziario precedente.
A trainare l’industria è stato ancora una volta il comparto online, che tra casinò, scommesse e bingo ha generato un GGY di 8,3 miliardi di sterline (+6,9% su base annua). Continua invece a ridursi la rete fisica (retail): le agenzie di scommesse sono scese a 5.617 (-3,6%) e il totale dei locali autorizzati a 8.081 (-2%). Il GGY del gioco fisico, però, tiene: 4,9 miliardi di sterline, +1,1%.
Il confronto con il mercato italiano
I numeri positivi dell’online potrebbero tuttavia frenare a breve. Da aprile 2026 la Remote Gaming Duty, l’imposta sul gioco a distanza, è salita dal 21% al 40%, e da aprile 2027 una nuova aliquota del 25% colpirà le scommesse online. A pesare sul sentiment del settore è ora anche l’ipotesi di raddoppiare fino al 40% l’imposta sulle slot machine di categoria B, quelle con le puntate più alte presenti nei casinò e nei locali autorizzati: uno scenario che ha messo in allarme i principali operatori quotati a Londra.
Un aspetto interessante riguarda il confronto tra la spesa britannica e quella italiana: convertiti al cambio di settembre 2026 (circa 1,16 euro per sterlina), i 17,5 miliardi di sterline valgono circa 20,3 miliardi di euro. In Italia, secondo il bilancio d’esercizio 2025 di ADM, la spesa effettiva dei giocatori ha raggiunto 21,87 miliardi di euro, con un aumento dell’1,36% sul 2024. Di fatto, il volume di spesa netto degli italiani ha superato di circa 1,5 miliardi di euro quello dei giocatori d’Oltremanica. Il confronto va comunque letto con cautela: il dato britannico copre l’anno finanziario aprile-marzo, quello italiano l’anno solare.
Anche a livello normativo e pubblicitario i due Paesi seguono dinamiche diverse. In Inghilterra i club di Premier League hanno concordato l’abbandono volontario delle sponsorizzazioni di scommesse sul fronte maglia a partire dalla stagione 2026/27 (pur mantenendo partnership commerciali secondarie). In Italia, invece, il divieto totale di pubblicità e sponsorizzazioni imposto dal Decreto Dignità nel 2018 resta in vigore, nonostante i ripetuti tentativi del mondo sportivo e del settore di ottenerne una revisione.
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