Dopo quasi sette anni, si è chiuso un contenzioso che potrebbe cambiare alcuni equilibri nell’industria del gioco online, in particolare quelli – molto delicati – tra operatori con licenze ottenute in altri paesi dell’Unione Europea. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che le normative nazionali in senso restrittivo possono essere legittime, mentre i giocatori possono chiedere la restituzione delle somme perse.
La Corte di Giustizia Europea crea un precedente storico sul gioco online
CGUE, sentenza storica sul caso Malta-Germania
Il 16 aprile 2026 è destinato a diventare un giorno importante, nella storia europea del gioco online. La Corte di Giustizia Europea ha infatti emanato una sentenza destinata a fare giurisprudenza e che potrebbe avere effetti a cascata su altri casi simili. Il pronunciamento mette fine a una vicenda iniziata anni fa, nel giugno 2019, da qualche parte in Germania.
In quel periodo, il gioco online era vietato nel paese germanico, tranne per le scommesse sportive, quelle ippiche e alcune lotterie. Nonostante ciò, alcune società con sede e licenze ottenute in altri paesi membri come Malta, offrivano gioco online anche a clientela tedesca. E proprio un giocatore residente in Germania aveva avuto una brutta esperienza con due siti sui quali aveva perso diverse puntate alle slot virtuali.
Queste società, European Lotto and Betting Ltd e Deutsche Lotto und Sportwetten Ltd, avevano sede a Malta e concessione rilasciata dalla Malta Gaming Authority (MGA). Il giocatore, quindi, si era rivolto al giudice per chiedere la restituzione delle somme perse, in quanto quei siti non erano autorizzati a operare in Germania e, dunque, i contratti erano da considerare nulli. La palla era poi passata alla CGUE.
Cosa ha deciso la CGUE e quali sono le conseguenze
L’alta corte era stata chiamata in causa dal giudice maltese che aveva giurisdizione in quanto i due siti avevano concessione rilasciata da MGA, per dirimere il possibile conflitto tra le normative nazionali (con le loro eventuali restrizioni) e l’art.56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), quello sulla libera prestazione di servizi. La CGUE ha sentenziato che sì, l’articolo del TFUE non osta a una normativa nazionale anche restrittiva.
In particolare, la Corte di Giustizia Europea stabilisce che è nel pieno diritto degli Stati membri la facoltà di indirizzare il gioco verso circuiti legali e contrastare così il mercato nero o illegale, anche e soprattutto in un’ottica di protezione e tutela dei propri cittadini. Nel caso specifico della Germania, in cui è poi subentrato un sistema di autorizzazione preventiva, la CGUE ha stabilito che è legittimo riconoscere un divieto precedente.
L’altra conseguenza dirompente della sentenza da poco emessa riguarda i giocatori stessi. La CGUE ha stabilito che il riconoscimento della nullità dei contratti di gioco con sede in altri stati membri è pienamente legittima, ma soprattutto è legittima è compatibile con il diritto europeo la richiesta, da parte del giocatore, di restituzione delle somme puntate. La sentenza potrebbe costituire un precedente per decine di altri casi analoghi, tra Germania e Austria.
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