Una vera e propria rete criminale che agiva alle pendici dell’Himalaya. Sembra pazzesco ma è proprio ciò che è accaduto con la cosiddetta “truffa dell’Everest”, una storia durata alcuni anni e per la quale sono state arrestate o indagate diverse decine di persone, tra cui guide alpine nepalesi, operatori di compagnie di elisoccorso, medici, amministratori di ospedali e anche turisti.
Himalaya: arrivavano ad avvelenare turisti per intascare i soldi dell’assicurazione
Come funziona la truffa dell’Everest
Se c’è un posto che evoca una natura incontaminata, dove l’uomo appare una mera comparsa, quello è l’Himalaya con le sue cime altissime. Eppure, anche qui l’umanità è riuscita a trovare modi per truffare il prossimo. Una singolare rete criminale è stata sgominata dalle autorità nepalesi, in particolare il CIB, Central Investigation Bureau. Una rete che coinvolge guide alpine nepalesi, albergatori, medici, aziende di elisoccorso e persino gli stessi turisti.
Le indagini del CIB hanno individuato una serie di attività illecite andata avanti almeno tra il 2022 e il 2025, che consisteva in un complesso sistema per truffare turisti e soprattutto compagnie assicurative. Approfittando della difficoltà dei percorsi, le guide inducevano i turisti a richiedere l’elisoccorso, a volte anche intossicandoli. Quindi, con la complicità di piloti, medici e dirigenti, emettevano richieste di risarcimenti alle assicurazioni.
La truffa era architettata nei dettagli, a partire dalla scelta delle stesse vittime, selezionate soprattutto tra paesi come Gran Bretagna e Australia. La ragione? Le compagnie assicurative di questi paesi avevano difficoltà a svolgere controlli in quelle zone impervie. Così, dopo aver stancato i turisti, li convincevano di aver contratto sintomatologie che necessitavano l’intervento dell’elisoccorso. A volte, però, non si limitavano alla persuasione.
Una truffa da oltre 20 milioni di dollari
Secondo quanto riferisce il Kathmandu Post, a volte le guide somministravano ai turisti del Diamox a loro insaputa. Si tratta di un farmaco contro il mal di montagna, che però può avere effetti collaterali spiacevoli, inducendo i turisti a richiedere l’elisoccorso. Il resto lo facevano referti medici finti e una serie di richieste di risarcimento alle varie assicurazioni. Il giro di affari è stimato in oltre 20 milioni di dollari.
La truffa dell’Everest attinge a una fascia molto particolare di turismo, quello attratto dalle cime più alte e affascinanti del mondo, ma anche le più pericolose. Proprio per questo, i turisti che si lanciano in questo tipo di avventure solitamente non sono alpinisti improvvisati e si dotano tutti di opportune coperture assicurative. Ma l’aspetto più incredibile è che, nella truffa, erano coinvolti anche alcuni turisti.
Le indagini hanno scoperto messaggi in cui alcuni escursionisti erano chiaramente a conoscenza del raggiro. La truffa ha portato alla luce oltre 170 falsi salvataggi, per proventi milionari che venivano spartiti tra guide, operatori della Nepal Chartered Service, medici e dirigenti dell’ospedale Kathmandu Era International. Se avete intenzione di fare un viaggio del genere, assicuratevi di contattare le agenzie più specchiate e con feedback molto alti.
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