Gli ultimi casi si sono verificati in Campania, ma le truffe ai fondi PNRR sono praticamente all’ordine del giorno, anche e soprattutto in Italia. Sì, perché il nostro paese è, tristemente, tra quelli con il maggior numero di frodi fiscali all’Unione Europea e al PNRR. L’ultimo sequestro è stato da circa 300mila euro, ma il giro d’affari è davvero miliardario.
Non accennano a diminuire, anche in Italia, le frodi sui fondi PNRR
Nuovi sequestri per truffe ai fondi PNRR
L’ultimo episodio risale a qualche mese fa, quando la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni e sequestri preventivi nei confronti di cinque soggetti, indagati per una delle frodi fiscali più diffuse degli ultimi anni: la truffa ai fondi PNRR. L’operazione, partita da un’inchiesta coordinata dalla Procura Europea EPPO (European Public Prosecutor’s Office), si è svolta nelle province di Napoli e Caserta.
Nei guai sono finiti in cinque, e sempre con accuse simili: fare carte false per ottenere i finanziamenti a fondo perduto previsti dal PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, misura d’urto post-Covid erogata dall’Unione Europea agli stati membri tra cui l’Italia. Il pretesto è stato, in questo e altri casi, quello del sostegno alla transizione ecologica e digitale delle Piccole e Medie Imprese (PMI).
Questi individui avrebbero falsificato bilanci e fornito informazioni false per avere accesso a tali finanziamenti. Inoltre, tra le accuse c’è anche quella di aver poi utilizzato i fondi ricevuti per finalità diverse da quelle per cui erano stati erogati. Infatti, i militari hanno proceduto al sequestro di beni per un valore di 305.500 euro, a fronte di un finanziamento illecito da 300.00 euro.
Perché in Italia sono così diffuse queste truffe?
C’è poi un aspetto di cui non andare esattamente fieri. Il PNRR era una misura pensata per rilanciare l’economia dopo il tremendo biennio del Covid, ma purtroppo – come sempre – c’è chi ne approfitta per cercare un guadagno illecito. In base a quanto riporta la EPPO, l’Italia vanta un triste primato essendo legata a reati fiscali italiani quasi la metà delle indagini aperte, 556 su 1.371.
Il giro d’affari è colossale, poiché si parla di 6,02 miliardi di euro nel solo 2023 e solo riguardante le inchieste sul territorio italiano. Il dato generale parla di un danno stimato in 12,28 miliardi di euro, comunque spaventoso. Ma perché l’Italia ha una percentuale così alta di indagini aperte per questi reati? Ci sono diverse ragioni possibili, ma una delle più pertinenti riguarda il ritardo cronico di individui e aziende nel progresso tecnologico.
Ad esempio, una parte consistente di questi reati è storicamente rappresentata da frodi sui superbonus 110, con un caso piuttosto recente accaduto in Sicilia, che ha scoperchiato un’associazione a delinquere specializzata nel ricevere agevolazioni per lavori mai realmente iniziati. Questo numero così alto di truffe sul 110 è derivante dal colossale ritardo dell’Italia nell’efficientamento energetico nell’edilizia, soprattutto privata.
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