La stagionalità del mercato del riscaldamento fa da volano a un fenomeno ormai sistematico: la truffa del pellet. Con la domanda in forte ascesa autunnale, l’Associazione Italiana Energia del Legno ha diramato un warning ufficiale per mettere in guardia dagli acquisti non verificati sul web, dove proliferano piattaforme clone e prezzi irrealistici a fronte di spedizioni inesistenti. Un’analisi dei campanelli d’allarme da monitorare per blindare le proprie transazioni digitali.
Prezzi troppo bassi del pellet sono spesso indicatori di una possibile frode
Truffa del pellet: occhio ai prezzi troppo bassi!
L’andamento di mercato di alcuni beni segue cicli stagionali rigidissimi e l’arrivo dei primi freddi autunnali coincide, come ogni anno, con la corsa all’approvvigionamento energetico. Tra i sistemi di riscaldamento domestico che hanno registrato la crescita più consistente negli ultimi decenni figurano senza dubbio le stufe a biomassa; una diffusione capillare che ha però trasformato questo combustibile ecologico in un bersaglio privilegiato per la criminalità informatica.
A confermare la recrudescenza del fenomeno sono le continue segnalazioni raccolte da AIEL, l’Associazione Italiana Energia dal Legno (nota in precedenza come Associazione Italiana Energie Agroforestali). Il copione alla base della cosiddetta truffa del pellet si ripete con modalità consolidate: la creazione di piattaforme e-commerce fittizie o annunci sponsorizzati sui social media che promettono carichi a prezzi nettamente inferiori ai listini di mercato.
I numeri parlano chiaro: a fronte di un prezzo medio che per un sacco da 15 kg oscilla indicativamente tra i 7 e gli oltre 10 euro (valore determinato dalla tipologia di essenza e dalle certificazioni di filiera), in rete proliferano finte promozioni che scendono addirittura sotto la soglia dei 4 euro. La tariffa stracciata funge da vera e propria “esca”, spesso supportata da loghi contraffatti e identità aziendali usurpate per generare un’illusoria autorevolezza. Completato il pagamento anticipato, i recapiti svaniscono nel nulla e i bancali acquistati non vengono mai consegnati.
Come evitare di cascare nella truffa del pellet
Se una proposta economica fuori mercato rappresenta la spia d’allarme più evidente, il fattore prezzo non può essere considerato l’unico elemento di giudizio. Il pellet di qualità deriva da scarti vergini di prima lavorazione del legno (trucioli e segatura), opportunamente essiccati e pressati senza l’ausilio di additivi chimici, collanti o vernici. Eventuali differenze di costo possono quindi dipendere dalle proprietà caloriche della biomassa, ma una svendita plateale nasconde quasi matematicamente un raggiro.
Per operare acquisti sicuri, gli esperti di AIEL suggeriscono una serie di verifiche preventive, a partire dal controllo dell’effettiva legittimità del fornitore: è sufficiente consultare il database ufficiale ENplus, confrontando con rigore il codice identificativo dell’azienda, l’indirizzo internet, i recapiti telefonici e la casella di posta elettronica registrati.
Un’attenzione scrupolosa va riservata, infine, alla fase di regolamento economico. Negli ultimi tempi si moltiplicano infatti i casi di spoofing o manomissione documentale, in cui fatture apparentemente conformi riportano coordinate bancarie fittizie intestate a terzi. Prima di autorizzare il bonifico è fondamentale verificare l’effettiva corrispondenza tra l’intestatario del conto e la ragione sociale dell’impresa; se l’addebito è già avvenuto, occorre mettersi immediatamente in contatto con il proprio istituto di credito per richiedere il blocco della transazione e sporgere tempestiva denuncia alle autorità competenti tramite la Polizia Postale.
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