La blockchain ci salverà da deepfake e contraffazioni?

La blockchain non vive di sole criptovalute. La stessa tecnologia alla base di Bitcoin viene già utilizzata per tracciare prodotti, verificare documenti e ricostruire la provenienza dei contenuti digitali. Dalle borse di lusso alle lauree, fino alla sfida dei deepfake, scopriamo come un registro nato per rendere i dati impossibili da alterare senza lasciare traccia trova applicazioni sempre più concrete nella vita quotidiana.

Blockchain, giornale con scritta Fake

Gli usi della blockchain vanno ben oltre Bitcoin e criptovalute

La blockchain, non solo crypto

Siamo abituati ad associare la blockchain alle crypto, un legame certamente indissolubile, ma questa tecnologia ha molte più vite di quanto si possa immaginare. Oggi certifica prodotti di lusso, traccia filiere alimentari, e non solo. Ma cos’è in parole semplici una blockchain? Un grande registro digitale condiviso, dove le informazioni sono raccolte in blocchi concatenati e verificati. Una volta registrati, i dati sono praticamente impossibili da alterare senza lasciare traccia, garantendo così un altissimo livello di sicurezza.

Partiamo dal settore del lusso, dove la blockchain viene sempre più utilizzata per garantire l’autenticità e contrastare la contraffazione. Borse, orologi e gioielli possono essere associati a un’identità digitale, accessibile tramite QR code o chip NFC, che permette di verificarne origine, autenticità e storia. È il caso di Bulgari, che nel 2026 ha associato ogni orologio a un Digital Passport registrato sulla blockchain e accessibile dal Data Matrix inciso direttamente sul pezzo.

Lusso e spesa quotidiana sono più vicini di quanto sembri, almeno quando si parla di blockchain. Dal 2018 Carrefour è stata tra i pionieri in Europa nell’uso di questa tecnologia per la filiera alimentare, prima con i polli allevati in Auvergne e poi con molti altri prodotti, dal latte ai salmoni. Un QR code può così raccontarci molto più di un’etichetta: chi ha prodotto ciò che stiamo acquistando, dove, quando e quale percorso ha seguito prima di arrivare sullo scaffale. Una sorta di carta d’identità digitale del nostro cibo.

E il campo di applicazione si allarga ancora, dall’energia ai farmaci. Nel 2026, ad esempio, è stato presentato DrugTrace, un sistema sperimentale che combina blockchain Ethereum e sensori IoT per tracciare i medicinali e monitorare temperatura e umidità lungo la filiera. E poi ci sono le lauree: in Italia, Milano-Bicocca, Ca’ Foscari e Padova rilasciano certificati verificabili tramite blockchain, di cui è possibile controllare autenticità e integrità.

Possiamo fidarci di ciò che vediamo?

La blockchain serve per certificare borse, alimenti, persino lauree. Ma cosa succede quando a dover essere verificate sono le immagini che documentano una notizia? Con AI generativa e deepfake sempre più realistici, un video può mostrarci un bombardamento mai avvenuto o attribuire a qualcuno parole mai dette, trasformando un falso in una notizia credibile. Ed è qui che la provenienza del contenuto diventa fondamentale.

Ecco come interviene in questo caso la blockchain. A un’immagine viene associata un’impronta digitale crittografica, l’hash, e se ne registra la provenienza in un blocco. Se il file viene modificato, anche la sua impronta cambia, rivelando subito l’alterazione. Numbers Protocol, per esempio, è stato utilizzato nel progetto fotografico 78 Days di Reuters e Starling Lab per documentare la transizione presidenziale USA del 2020-2021, e anche per archiviare contenuti relativi alla guerra in Ucraina.

La blockchain, però, non è l’unica strada. Lo standard C2PA, integrato da Leica direttamente nelle fotocamere, utilizza firme crittografiche e Content Credentials per documentare origine e modifiche di foto e video. Un’ultima considerazione: certificare la provenienza non significa certificare la verità. Possiamo sapere da dove arriva un’immagine e se è stata alterata, non se ciò che rappresenta sia realmente accaduto. La blockchain, insomma, non è una macchina della verità, ma aggiunge un elemento verificabile in più per valutare l’affidabilità di ciò che vediamo.

Luisa Marcora — Autrice, Truffa.net
Il mio obiettivo è informare con chiarezza e aiutare i lettori a muoversi nel mondo crypto e dei broker online con maggiore consapevolezza.
Scritto da: Luisa Marcora